Il debito pubblico italiano supera per la prima volta 3.200 miliardi di euro. A giugno 2026 il debito delle Amministrazioni pubbliche ha raggiunto 3.207,247 miliardi, nuovo massimo della serie della Banca d’Italia. A maggio erano 3.181,063 miliardi: in un solo mese l’aumento è, quindi, di 26,2 miliardi.
Il confronto con un anno prima rende ancora più evidente la dimensione del movimento. A giugno 2025 il debito era pari a 3.071,367 miliardi: nell’arco di dodici mesi è quindi cresciuto di circa 135,9 miliardi di euro. Dalla fine del 2025, quando si attestava a 3.095,888 miliardi, l’incremento è invece superiore a 111 miliardi.
I numeri sono contenuti nel nuovo rapporto “Finanza pubblica: fabbisogno e debito – giugno 2026” della Banca d’Italia, pubblicato oggi, 14 agosto. Il dato sul debito è calcolato secondo i criteri europei utilizzati per il cosiddetto debito di Maastricht, quindi comprende monete e depositi, titoli e prestiti ed è espresso al valore facciale.
Debito pubblico record: perché è aumentato di 26,2 miliardi
Il numero più immediato è il passaggio da 3.181,1 a 3.207,2 miliardi, ma per capire cosa sia successo bisogna distinguere tra debito e fabbisogno.
A giugno il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 13,259 miliardi di euro. Nello stesso mese, però, le disponibilità liquide del Tesoro sono aumentate da 51,928 a 61,704 miliardi, quindi di circa 9,8 miliardi.
La differenza restante, pari a circa 3,1 miliardi, deriva per calcolo dagli altri fattori che Banca d’Italia include nella variazione del debito: scarti e premi all’emissione e al rimborso, rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e variazioni dei tassi di cambio. La stessa Banca d’Italia chiarisce, infatti, che fabbisogno e variazione del debito non coincidono necessariamente.
In altre parole, l’aumento di 26,2 miliardi non significa che lo Stato abbia registrato nello stesso mese un disavanzo di 26,2 miliardi.
Btp e titoli di Stato: cresce soprattutto il debito a medio-lungo termine
Un altro dato particolarmente interessante per chi investe in titoli di Stato riguarda la composizione per scadenza.
A giugno il debito con scadenza originaria a medio e lungo termine sale a 2.842,673 miliardi, dai 2.801,604 miliardi di maggio: oltre 41 miliardi in più in un mese. Al contrario, il debito a breve termine scende da 379,460 a 364,575 miliardi.
È proprio nel medio-lungo termine che rientra una parte importante dei titoli utilizzati dal Tesoro per finanziare il debito, compresi i Btp.
La struttura delle scadenze resta, comunque, relativamente lunga: la vita media residua del debito è pari a 7,9 anni, invariata rispetto a maggio. Il debito con vita residua superiore ai cinque anni sale a circa 1.590,6 miliardi.
Una durata media elevata è importante perché evita che l’intero stock debba essere rifinanziato rapidamente ai tassi presenti sul mercato in un determinato momento.
Sono soprattutto le Amministrazioni centrali a far salire il debito
L’aumento di giugno arriva quasi interamente dalle Amministrazioni centrali.
Il loro debito consolidato passa da circa 3.100,9 miliardi a 3.127,8 miliardi, con un incremento vicino ai 26,9 miliardi. Il debito delle Amministrazioni locali scende invece da 80,033 a 79,319 miliardi.
Anche questo dettaglio è utile per leggere correttamente il dato: il nuovo record non deriva da un aumento generalizzato dell’indebitamento di tutti i livelli della Pubblica amministrazione.
Spread Btp-Bund a 78 punti, rendimento del decennale al 3,94%
Il superamento di quota 3.200 miliardi arriva in una mattinata nella quale il mercato dei titoli di Stato italiani non mostra comunque movimenti estremi.
Alle 10:41 del 14 agosto lo spread tra Btp e Bund tedeschi a dieci anni si muoveva intorno a 78 punti base. Il rendimento del Btp decennale era al 3,94%, contro il 3,16% del Bund tedesco.
In apertura il differenziale era stato pari a 76,6 punti e il rendimento del decennale italiano al 3,91%.
QuiFinanza aveva già rilevato il 13 agosto uno spread Btp-Bund intorno a 78 punti e un rendimento del decennale al 3,94%, quindi nella prima parte della mattinata non emerge una discontinuità tale da poter attribuire automaticamente al nuovo dato sul debito.
Ed è un passaggio importante: un record mensile del debito non determina meccanicamente un aumento dello spread.
Gli investitori valutano contemporaneamente crescita economica, andamento dei conti pubblici, inflazione, politica monetaria della BCE, quantità di titoli da collocare e capacità dello Stato di rifinanziarsi sul mercato.
Cosa cambia per chi possiede o vuole comprare Btp
Per il risparmiatore il dato Bankitalia va, quindi, letto insieme ai rendimenti.
Quando il rendimento richiesto dal mercato sui Btp aumenta, i nuovi titoli possono diventare più remunerativi, mentre i prezzi dei titoli già in circolazione tendono a subire pressioni in senso opposto. Chi porta il Btp a scadenza e riceve regolarmente cedole e capitale deve, però, distinguere questa oscillazione di mercato dal rendimento previsto al momento dell’acquisto.
Per verificare prezzi, scadenze e rendimenti dei singoli strumenti è possibile consultare la sezione di QuiFinanza dedicata alle quotazioni aggiornate di Btp e Bot.
Il livello dello spread, invece, resta soprattutto un termometro del premio aggiuntivo richiesto dagli investitori per detenere il debito italiano rispetto a quello tedesco. Un suo aumento persistente può tradursi nel tempo in costi di rifinanziamento maggiori per lo Stato; una riduzione segnala invece una minore distanza rispetto al benchmark tedesco.
Perché quota 3.200 miliardi non racconta da sola la sostenibilità del debito
Il superamento dei 3.200 miliardi ha un forte valore simbolico, ma il valore nominale del debito non basta da solo per giudicare la sostenibilità dei conti pubblici.
Per valutarla bisogna rapportare il debito alla dimensione dell’economia, considerare il deficit, il costo medio degli interessi, la crescita del Pil e la struttura delle scadenze.
Il report Bankitalia ci dice, però, una cosa precisa: a giugno il debito continua a crescere e stabilisce un nuovo massimo, mentre la parte a medio-lungo termine aumenta sensibilmente. Allo stesso tempo, almeno nella mattinata del 14 agosto, il mercato continua a prezzare i Btp con uno spread intorno ai 78 punti base e un rendimento decennale vicino al 3,94%.
È questa la doppia fotografia da seguire nei prossimi mesi: da una parte uno stock di debito sempre più elevato, dall’altra un mercato che per ora non sta traducendo automaticamente quel record in un’impennata del rischio Italia.