Immobiliare in calo, mentre la tregua in Medio Oriente si allontana

Riflettori su quello che è successo durante l'ultima settimana nel comparto immobiliare, partendo dalle aziende quotate a Piazza Affari e dai dati di settore

Pubblicato:

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Si chiude una settimana negativa per gli indici immobiliari, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a crescere. Teheran ha respinto il piano in 15 punti proposto da Washington, rivendicando il diritto esclusivo di decidere tempi e modalità della fine del conflitto. La prospettiva di una tregua, su cui contavano molti investitori, appare così sempre più lontana e i prezzi dell’energia tornano a salire, alimentando timori di nuove pressioni inflazionistiche. Un quadro che rimette al centro le prossime mosse delle banche centrali, decisive per il costo del credito e quindi per la domanda nel mercato immobiliare.

Una Fed più prudente e più restrittiva

La Federal Reserve si trova di fronte a un quadro più complesso sul fronte della politica monetaria, stretto tra il riaccendersi dei rischi inflazionistici legati alla guerra in Iran e la necessità di proseguire la normalizzazione del proprio bilancio. Le dichiarazioni delle governatrici Lisa Cook e Stephen Miran, intervenute in due eventi separati, delineano una banca centrale più prudente e orientata a mantenere una postura restrittiva più a lungo. Le posizioni delle due governatrici convergono su un punto centrale: la Fed non è pronta a dichiarare vittoria sull’inflazione e, anzi, vede nuovi rischi all’orizzonte. La combinazione tra pressioni geopolitiche, rialzo del petrolio e volontà di ridurre il bilancio suggerisce che la politica monetaria resterà restrittiva più a lungo di quanto previsto solo poche settimane fa.

L’andamento del settore in Borsa

Il settore immobiliare sulla piazza milanese ha chiuso l’ottava in territorio negativo con l’indice FTSE Italia All Share Real Estate che cede il 4%. Perdite più contenute per il comparto, a livello europeo, con l’indice Stoxx 600 Real Estate che perde l’1,8%.

Fra le società immobiliari quotate a Piazza Affari, IGD cede oltre il 5% mentre Gabetti e Abitare IN arretrano entrambe del 2,8% circa. Dal lato dei rialzi, si posiziona Risanamento che sale del 7%. Bene, inoltre, Aedes che guadagna quasi il 6%.

I dati macroeconomici

Nella settimana al 20 marzo, l’indice che misura il volume delle domande di mutuo ipotecario registra un calo del 10,5%, dopo il -10,9% registrato la settimana precedente. L’indice relativo alle richieste di rifinanziamento è diminuito del 14,6%, mentre quello relativo alle nuove domande è calato del 5,4%. La Mortgage Bankers Associations (MBA), indica che i tassi sui mutui trentennali sono saliti al 6,43% dal 6,30% precedente.

Studi di settore

“L’escalation del conflitto, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e di altri Paesi del Golfo, sta influenzando le aspettative sui tassi. Le tensioni nell’area stanno infatti spingendo al rialzo i prezzi di petrolio e gas e rischiano di compromettere le catene di approvvigionamento globali, con possibili effetti sull’inflazione. Le Banche Centrali potrebbero essere costrette a un’inversione di rotta della loro politica monetaria anche se nella riunione del 18 marzo 2026 la Banca Centrale Europea, con riferimento al conflitto in Medio Oriente e in linea con quanto fatto il giorno precedente dalla Fed, ha mantenuto i tassi d’interesse inalterati”, afferma Oscar Cosentini, Presidente Kìron Partner. “Lo scenario dei tassi di interesse, aggiunge, dipenderà dall’intensità e durata del conflitto in Iran e da come i prezzi energetici si ripercuoteranno sull’inflazione generalizzata”.

Infatti, un incremento dei prezzi del petrolio si traduce in costi maggiori per i consumatori e le imprese con il conseguente rischio di incremento dell’inflazione, ciò potrebbe indurre le Banche Centrali a rivedere in aumento il livello dei tassi di interesse. A tale proposito, nei giorni scorsi lo staff BCE ha formulato alcuni possibili futuri scenari. Nello scenario peggiore, che la BCE identifica come “severo”, la crescita del pil 2026 sarebbe ridotta allo 0,4% contro lo 0,9% dello scenario di base già annunciato e allo 0,6% dello scenario intermedio, definito come “avverso”. Nello scenario estremo, l’inflazione potrebbe balzare al 4,4% contro il 2,6% previsto dallo scenario di base e al 3,5% dello scenario intermedio. Lo scenario severo assume uno shock dei prezzi dell’energia più forte e più persistente rispetto allo scenario di base, maggiore incertezza ed effetti indiretti e di secondo impatto ancora più intensi. Negli USA, la Fed potrebbe già dalle prossime riunioni rispondere con approcci più aggressivi per contrastare un sempre più realistico aumento dell’inflazione. Al momento la politica di riduzione dei tassi sembra essere stata accantonata.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963