Immobiliare sotto scacco: le banche centrali dettano la direzione

La settimana si presenta negativa sia per il comparto europeo che per i titoli italiani dopo un'ottava densa di spunti sul fronte della politica monetaria

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QuiFinanza

Redazione

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Settimana negativa per il comparto immobiliare, che sconta politiche più restrittive da parte delle banche centrali, che si preparano ad una serie di rialzi dei tassi d’interesse per contrastare l’aumento dell’inflazione. Dopo la BCE, che ha aperto le danze la scorsa settimana, i riflettori sono stati puntati su Federal Reserve, Bank of England e Bank of Japan.

Dalla Fed alla Bank of England: tassi attesi in aumento

Un nulla di fatto è stato annunciato dalla Federal Reserve targata Warsh. Ma nonostante il FOMC abbia votato il mantenimento del tasso sui fondi federali nell’intervallo 3,5%-3,75% senza dissensi apparenti, il dot plot che rappresenta le aspettative dei singoli membri del Board, ha mostrato una spaccatura netta. Il nuovo presidente della banca centrale statunitense ha poi chiarito la portata della sua rivoluzione, chiarendo che metterà da parte l’odiata forward guidance e che la priorità sarà combattere l’inflazione e ripristinare la stabilità dei prezzi. Un segnale fortemente restrittivo.

In linea con le aspettative, la Banca d’Inghilterra ha mantenuto i tassi d’interesse al 3,75%, come già fatto dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, ritenendo prematuro aumentarli ora, data l’incertezza sull’entità delle pressioni inflazionistiche. La decisione è stata votata con una maggioranza di 7 a 2. Il membro esterno Megan Greene si è unita all’unico dissenziente di aprile, il capo economista Huw Pill, votando per un aumento immediato del tasso di riferimento al 4%

La Bank of Japan ha deciso invece di intervenire, votando con una maggioranza di 7 contro 1, l’aumento del tasso overnight all’1%. Contrario alla decisione il membro Asada Toichiro, secondo cui, “in relazione all’impatto della situazione in Medio Oriente, i rischi al ribasso per produzione e occupazione erano superiori ai rischi al rialzo per i prezzi”.

I dati macro della settimana

In diminuzione le domande di mutuo negli Stati Uniti. Nell’ultima settimana, l’indice che misura il volume delle domande di mutuo ipotecario è calato del 3,8%, dopo il +10,8% della settimana precedente. L’indice relativo alle richieste di rifinanziamento è sceso del 4,5%, mentre quello relativo alle nuove domande ha registrato una diminuzione del 3,4%.

L’Istat ha comunicato che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato dello 0,3% rispetto a marzo, mentre la media del trimestre febbraio–aprile 2026 ha visto un aumento dello 0,4%.

Nel primo trimestre del 2026, i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie in Italia hanno registrato un’accelerazione al 5,2%, favoriti dai  prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano del 6,7%, e delle abitazioni esistenti, che salgono del 4,8%.

In USA, l’indice NAHB del mercato immobiliare, che misura la fiducia dei costruttori americani, è sceso di due punti a giugno, attestandosi a quota 35. Le vendite di case esistenti negli Stati Uniti hanno registrato a maggio 2026 un aumento del 3,8% su base mensile, a fronte dell’incremento dello 0,3% di marzo, mentre l’indice sulla vendita di case in corso in maggio è salito a 76,8 punti dal precedente di 74 punti.

L’andamento del settore in Borsa

Il settore immobiliare in Borsa ha vissuto una settimana negativa, di riflesso alle politiche più restrittive delle banche centrali. L’indice paneuropeo Stoxx 600 Real Estate  ha perso l’1,54% su base settimanale.

Parallelamente, l’indice FTSE Italia All Share Real Estate italiano mostra un decremento dell’1,78%, sottoperformando l’indice di mercato FTSE MIB che registra un bilancio molto positivo (+4,32%).

Fra le società immobiliari quotate a Piazza Affari, la performance migliore è quella di AbitareIn che avanza del 7% su base settimanale. Gli altri sono tutti segni negativi con IGD (-0,5%) e Brioschi (-2,6%), Bastogi (-2,8%) e Aedes (-3,5%). La peggiore è Risanamento, con una perdita del 7,3%.

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