Export Made in Italy in crescita, oltre 15 miliardi in 4 mesi: dove l’Italia esporta di più

Nei primi quattro mesi del 2026 l'avanzo commerciale supera i 15 miliardi: a trainare sono i metalli, i macchinari e i mercati fuori dall'Ue

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Nonostante un rallentamento nel mese di aprile 2026, l’export italiano nei primi quattro mesi dell’anno ha registrato un avanzo commerciale superiore a 15 miliardi di euro e un incremento delle esportazioni Made in Italy superiore rispetto alle importazioni. La competitività delle imprese resta elevata in numerosi comparti, con una domanda particolarmente dinamica proveniente da Paesi come Svizzera, Stati Uniti e Cina.

I dati dell’export italiano

Nel mese di aprile 2026 in Italia c’è stata una diminuzione delle esportazioni pari al 2,2% rispetto al mese precedente. La flessione interessa sia i mercati dell’Unione europea (-2,1%) sia quelli extra Ue (-2,4%), segnalando una fase di rallentamento dopo i risultati particolarmente positivi dei mesi precedenti.

Analizzando invece il trimestre febbraio-aprile 2026 rispetto ai tre mesi precedenti, emerge una crescita delle esportazioni pari al 5%, mentre le importazioni aumentano del 6,2%, confermando una dinamica commerciale ancora espansiva.

Anche il confronto su base annua restituisce un quadro più incoraggiante, ad aprile 2026, le esportazioni italiane crescono infatti dell’8,8% in valore rispetto allo stesso mese del 2025, mentre in termini di volume l’incremento è pari al 3,5%. E l’aumento risulta ancora più marcato nei mercati extra europei, dove l’export aumenta del 12%, contro il +5,9% registrato verso i Paesi dell’Unione europea.

Tuttavia, una parte consistente di questa crescita è riconducibile all’aumento dei prezzi e alla diversa composizione dei prodotti esportati, mentre l’incremento dei volumi si limita allo 0,4%. Questo significa che il valore delle merci esportate cresce anche grazie a un posizionamento su produzioni a maggiore valore aggiunto e al rincaro di alcuni beni industriali.

I settori che trainano il Made in Italy

Tra i comparti produttivi che contribuiscono maggiormente alla crescita delle esportazioni emergono soprattutto le industrie manifatturiere e i beni a contenuto tecnologico. Nel dettaglio:

Continuano inoltre a crescere:

L’unico comparto che mostra una dinamica meno favorevole è quello farmaceutico, che rappresenta l’eccezione rispetto a una crescita diffusa nella maggior parte dei settori produttivi.

Dove l’Italia esporta di più

Osservando la destinazione delle esportazioni:

Anche i rapporti commerciali con la Francia restano solidi (+7,6%), così come quelli con i Paesi OPEC (+19,4%) e con la Germania (+5%), che rimane uno dei principali partner economici dell’Italia.

In controtendenza risultano invece le esportazioni verso la Turchia, in diminuzione del 20,5%, e verso il Belgio, dove si registra un calo del 13%.

Oltre 15 miliardi di avanzo commerciale nei primi quattro mesi del 2026

Uno degli indicatori della buona salute del commercio estero italiano è rappresentato dall’avanzo della bilancia commerciale. Nel solo mese di aprile 2026 il saldo commerciale raggiunge i 4,293 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto ai 2,448 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025.

Ancora più rilevante è il dato cumulato dei primi quattro mesi dell’anno – tra gennaio e aprile 2026 – quando l’avanzo commerciale italiano ha raggiunto quota 15,2 miliardi di euro, contro gli 11,3 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di un incremento di quasi 4 miliardi di euro che testimonia la capacità delle imprese italiane di rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali.

Particolarmente significativo è l’avanzo dei prodotti non energetici, che passa da 6,667 miliardi di euro nell’aprile 2025 a 9,462 miliardi nel mese di aprile 2026. Permane invece il deficit energetico, pari a 5,169 miliardi di euro, superiore rispetto ai 4,219 miliardi registrati un anno prima, a causa dell’aumento dei costi delle materie prime energetiche.

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