Desertificazione negozi, 460mila locali sfitti ci costano quasi 5 miliardi l’anno

La crisi colpisce l'abbigliamento e la ristorazione, con perdite pari allo 0,2% del PIL. Confcommercio chiede un piano speciale per i Comuni

3 min di lettura

Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Le città italiane sono a rischio desertificazione. Gli esercizi commerciali locali e le piccole attività stanno lasciando spazio ai punti vendita delle multinazionali o all’acquisto online. Secondo la stima condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, entro il 2026 i negozi sfitti sul territorio nazionale raggiungeranno quota 458.000.

La mappa che emerge dall’analisi dei dati condotta è quella di una crisi strutturale che colpisce in maniera disomogenea il Paese, con criticità profonde soprattutto nel piccolo commercio e nei servizi. E a pagare il prezzo più alto di questa trasformazione economica, si legge, sono il piccolo commercio non alimentare e il settore della ristorazione e dei bar.

I numeri del fenomeno

Le dimensioni del fenomeno sono importanti. La fotografia scattata dall’ufficio di Confcommercio segnala 460.000 locali commerciali sfitti, di cui uno su quattro nelle zone rurali. Il dato va di pari passo con la proprietà degli stessi locali: solo 1 imprenditore su 3 è proprietario dell’immobile.

La quota più bassa di proprietà del locale è stata registrata nel Lazio (31,5%), mentre la quota più alta è registrata in Basilicata con il 46,5%.

Basta camminare per le città per accorgersi di questo fenomeno sempre più ampio, dove a pagare sono soprattutto i piccoli commerci non alimentari (171 mila negozi chiusi) e il settore della ristorazione e dei bar, dove si stimano quasi 90.000 locali vuoti.

I picchi si registrano in:

Dove chiudono più negozi?

Il fenomeno, come altri registrati in Italia, appare più profondo e complesso nel Mezzogiorno, dove raggiunge il 19,4% rispetto a un Nord-Est che registra l’incidenza più contenuta, pari al 13,8%. A giocare un ruolo cruciale nella tenuta del tessuto commerciale, secondo l’analisi, è il livello di urbanizzazione.

Nei piccoli comuni o nei comuni rurali o scarsamente popolati si tocca la punta massima del 18,7% di saracinesche abbassate, mentre nelle grandi città e nei centri urbani intermedi si registra la quota più bassa, intorno al 16%.

Desertificazione, quanto ci costa

A preoccupare non è però soltanto la quantità dei negozi chiusi, ma anche da quanto tempo questo fenomeno va avanti. Tra il 2012 e il 2023 la durata dell’inutilizzo di un locale commerciale è stata calcolata in 7,2 anni. Secondo l’Osservatorio del Mercato Immobiliare, il canone medio annuo stimato è di circa 16.000 euro a prezzi attuali.

Un negozio vuoto genera un guadagno mancato complessivo di 116.000 euro lungo l’intero periodo di sfitto. Questo si traduce, per il sistema economico italiano, in una perdita di 53 miliardi di euro complessivi, pari a circa 4,4 miliardi di euro all’anno (0,2% del Prodotto Interno Lordo nazionale).

Paolo Testa, responsabile del settore Urbanistica e Rigenerazione Urbana di Confcommercio, ha commentato:

Il negozio di vicinato sta attraversando una profonda trasformazione culturale e politica: non viene più considerato semplicemente come un’attività d’impresa, ma come una vera e propria infrastruttura civica indispensabile per la vita urbana.

Riqualificazione urbana: la strategia

Da qui nascono progetti come quello di Confcommercio che vuole riportare il valore sociale delle imprese di prossimità al centro dell’agenda delle istituzioni nazionali ed europee. Si chiama “Cities”, e sottolinea come un locale di vicinato garantisca un presidio, anche di sicurezza grazie alle sue vetrine accese, crei legami umani che alimentano la rete di welfare invisibile nei quartieri e contribuisca a mantenere lo spazio pubblico curato, vivo e vivibile.

Per Confcommercio è necessario intervenire sulle condizioni generali di vivibilità, sicurezza, attrattività e qualità dell’abitare per spingere i cittadini a tornare a vivere, frequentare e fare acquisti nei propri quartieri. Serve che ogni città si doti, si legge nel report, di un proprio Piano d’azione territoriale pensato per riaprire i locali sfitti e rivitalizzare i centri storici, restituendo energia ai quartieri periferici.

Per farlo funzionare servono risorse ai Comuni per riaprire i quartieri vuoti. Il Governo, chiede il presidente di Confcommercio, deve destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare i piani di sostegno alle economie di prossimità, con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti e favorire nuove attività per ridare vita alle comunità.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963