Balneari, gare obbligatorie entro il 2027: niente più proroghe né indennizzi automatici

Tutti i Comuni dovranno indire e concludere le gare per le concessioni balneari entro il 30 settembre 2027: il Consiglio di Stato ha stabilito che non potranno più esserci proroghe

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Entro il 30 settembre 2027, salvo casi eccezionali, tutte le concessioni balneari delle spiagge italiane dovranno essere riassegnate tramite una gara d’appalto. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, che ha posto questo limite massimo e ha escluso che possano esserci proroghe ulteriori, come quelle che si sono susseguite negli ultimi anni.

Le concessioni balneari sono un problema da diversi anni in Italia. Di fatto, il nostro Paese viola le norme europee, e quelle che si è dato per rispettarle, dal 2009, permettendo ai gestori degli stabilimenti balneari di vedersi riassegnate le concessioni senza gare. Questo ha generato una carenza di investimenti e costi elevati per i consumatori a causa dell’assenza di concorrenza.

Le concessioni balneari andranno messe a gara, senza più proroghe

Con una sentenza del 18 agosto, il Consiglio di Stato, il secondo grado della giustizia amministrativa in Italia, ha stabilito che tutti i Comuni italiani dovranno aver completato i bandi per le concessioni balneari entro il 30 settembre 2027 e che non ci saranno ulteriori proroghe.

Le date indicate come scadenze, inclusi i casi eccezionali, sono:

Anche in caso di estensione della concessione fino a marzo 2028, la gara per gli stabilimenti andrà fatta entro le tempistiche di tutti gli altri bandi. Si tratta solo di un prolungamento della validità della vecchia concessione.

La questione delle sovvenzioni

Per evitare le rimostranze degli attuali gestori degli stabilimenti balneari, il Governo aveva previsto degli indennizzi a chi avesse dovuto abbandonare la gestione di uno stabilimento a seguito della gara. Il Consiglio di Stato ha però ristretto questi indennizzi soltanto ai casi in cui il concessionario dimostrasse, a suo onere, la presenza di investimenti non ancora ammortizzati.

Perché le concessioni non sono state messe a gara prima

Fino al 2009, la legge italiana prevedeva che chi gestiva un bene dello Stato in concessione avesse una preferenza nella riassegnazione al momento della scadenza. Si chiamava diritto di insistenza, ma fu abolito dopo la riforma europea della concorrenza.

Nonostante questo, per quasi 20 anni i vari governi hanno rimandato l’applicazione di questa norma, con varie proroghe:

Quali sono state le conseguenze delle proroghe

Tutte le spiagge italiane sono pubbliche e, dove è fisicamente possibile, va garantito un accesso pubblico via terra. I gestori degli stabilimenti balneari sono in concessione, vale a dire che pagano allo Stato un canone per poter usare quelle spiagge per loro profitto.

L’assenza di gare per queste concessioni ha permesso agli stessi gestori di mantenere il proprio stabilimento per generazioni, senza dover assicurare investimenti o migliorare i servizi. Questo ha portato a una totale assenza di concorrenza e alla creazione di una categoria statica. La conseguenza principale, per i consumatori, sono i prezzi.

Quanto costa andare in uno stabilimento in Italia e all’estero

Secondo i dati di Altroconsumo, in Italia il costo medio settimanale di uno stabilimento, considerando un ombrellone e due lettini, è di 225 euro, con picchi che arrivano anche a 400 euro a settimana. In altri Paesi europei, secondo un’inchiesta del Messaggero, la situazione è molto diversa:

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