Commercio estero extra UE in ripresa, dove esporta di più l’Italia e cosa

Report Istat: l'export extra UE cresce a febbraio 2026. Trainano i beni strumentali e il forte interscambio con Svizzera e USA.

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Il commercio estero rappresenta uno dei pilastri dell’economia italiana, soprattutto quando si guarda ai mercati al di fuori dell’Unione Europea. I dati pubblicati da Istat a fine marzo, relativi a febbraio 2026, offrono uno spaccato interessante di come si stiano muovendo le esportazioni e le importazioni italiane verso i Paesi extra UE. Si evidenzia non solo una ripresa, ma anche alcuni cambiamenti nella composizione merceologica e nella geografia degli scambi.

Export e import: segnali di crescita ma con ritmi diversi

A febbraio, l’interscambio commerciale con i Paesi extra UE registra un aumento congiunturale per entrambi i flussi, ma con una differenza: le importazioni crescono dell’8,5%, mentre le esportazioni si fermano al +4,9%. Questo divario segnala una ripresa della domanda interna, che spinge le importazioni, ma anche una crescita più moderata della domanda estera per i prodotti italiani.

Solo guardando  al trimestre dicembre 2025 – febbraio 2026, il quadro appare più equilibrato: l’export cresce dell’1,8%, mentre le importazioni calano dello 0,6%. Se si guarda infine ai dati tendenziali, ovvero su base annua, l’export cresce del 2,5%, in netto miglioramento rispetto al -5,5% registrato a gennaio.

Cosa esporta di più l’Italia

La crescita mensile dell’export italiano è trainata soprattutto dai beni strumentali, che registrano un incremento dell’11,1%. Si tratta di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (tra cui spiccano i mezzi di navigazione marittima), che rappresentano storicamente uno dei punti di forza del Made in Italy.

Accanto ai beni strumentali, crescono anche le esportazioni di beni intermedi (+4,9%), cioè quei prodotti destinati a essere utilizzati come input nei processi produttivi di altri Paesi. Più contenuta, invece, la crescita dei beni di consumo non durevoli (+1,2%), mentre si registrano cali per l’energia (-13,8%) e – seppur ridotti – anche per i beni di consumo durevoli (-0,6%).

Confrontando invece i dati del commercio estero su base annuale, ovvero quelli di febbraio 2026 con quelli del 2025, l’export registra un aumento soprattutto grazie ai beni intermedi (+20,5%) e strumentali (+3,0%).  Sul fronte delle importazioni, invece, si registra una lieve flessione (-0,4%), dovuta principalmente al crollo degli acquisti di energia (-30,5%).

La bilancia commerciale: avanzo in crescita

L’avanzo commerciale con i Paesi extra UE, secondo i dati Istat, a febbraio 2026 ha raggiunto i 5,5 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 4,8 miliardi dello stesso mese del 2025. Questo miglioramento è legato in larga parte alla riduzione del deficit energetico, che scende da -4,8 miliardi a -3,3 miliardi. In altre parole, l’Italia continua a importare energia, ma lo fa in misura meno onerosa rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, l’avanzo nei prodotti non energetici diminuisce leggermente (da 9,6 a 8,9 miliardi), segnalando una certa pressione competitiva sui mercati internazionali.

Dove esporta di più l’Italia: mercati in crescita e in calo

Dal punto di vista geografico, i dati mostrano una dinamica molto differenziata tra i vari partner commerciali.

Tra i mercati in forte crescita spiccano:

Al contrario, si registrano cali in:

Queste flessioni possono essere legate a diversi fattori, tra cui rallentamenti economici locali, instabilità valutaria o cambiamenti nelle politiche commerciali.

Le importazioni: crescita da Stati Uniti e Cina

Sul fronte delle importazioni, gli acquisti dagli Stati Uniti crescono del 40,4%, mentre quelli dalla Cina aumentano del 20,4%. Si tratta di due partner fondamentali per l’approvvigionamento di beni e tecnologie. Crescono anche le importazioni dai Paesi MERCOSUR (+11,6%), mentre diminuiscono quelle dagli altri principali partner extra UE, in particolare dai Paesi OPEC (-28,9%), in linea con la riduzione della spesa energetica.

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