Fondi di coesione contro caro energia, 5 miliardi per l’Italia: piano aiuti per famiglie e imprese

Una strategia alternativa per contrastare il caro bollette riprogrammando le risorse europee destinate ai progetti rimasti al palo

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Usare i fondi di coesione per l’energia. L’Italia punta a 5 miliardi di euro da usare subito per aiutare famiglie e imprese colpite dal caro energia. Di fronte all’ipotesi di un “no” alla flessibilità sul patto di stabilità, l’Italia guarda al piano B. La proposta arriva dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto e indica tempi brevi di ricerca e risposta.

I soldi potrebbero essere presi da quei progetti non ancora partiti, che vanno a rilento e che nel concreto non hanno ancora usato le risorse a loro destinate. Così anche per gli investimenti fermi, un serbatoio da 5 miliardi di euro, potrebbero essere riprogrammati per dare ossigeno in tempo di crisi. Difficile però che possano essere usati per gli sconti sui carburanti, perché questo entrerebbe in conflitto con gli obiettivi green dell’Europa.

Usare il Fondo per investimenti nel settore energetico

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri a utilizzare gli strumenti finanziari disponibili per sostenere famiglie e imprese. In una lettera inviata da Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, ai ministri dell’Ue, la Commissione spiega che gli Stati membri possono accelerare l’utilizzo del Fondo per una transizione giusta attraverso diverse misure.

Inoltre possono riallocare i fondi della politica di coesione (il Fondo per una transizione giusta, che sostiene la transizione verso la neutralità climatica), come il Fondo europeo di sviluppo regionale, verso investimenti nel settore energetico. Restando però nel quadro europeo di strategia Accelerate Eu.

Fitto ha dichiarato:

Invitiamo gli Stati membri e le regioni a intraprendere uno sforzo di riprogrammazione con un’attenzione mirata all’energia. L’obiettivo è chiaro: reindirizzare rapidamente le risorse di coesione disponibili verso investimenti in grado di fornire un sollievo immediato alle famiglie e alle imprese colpite dagli elevati prezzi dell’energia.

Serbatoio da 5 miliardi: come possono essere usati

In tempi brevi dovrebbe arrivare la ricognizione sulle risorse. Sotto la lente i progetti che procedono a rilento, cioè quelli che non hanno ancora iniziato i lavori o che sono solo programmati. Il serbatoio è di 5 miliardi di euro.

In circa una ventina di giorni, massimo trenta, fanno sapere dalla Commissione, si avrà sotto mano il reale ammontare delle risorse da riprogrammare.

Questi potranno essere utilizzati per:

Invece per le imprese si pensa all’efficientamento energetico e alle tecnologie pulite. Sicuramente invece non potranno essere utilizzati per superare il caro carburante.

Gli sconti su diesel e benzina restano a carico dello Stato, perché le risorse del fondo puntano alla transizione e i combustibili fossili sono incompatibili con gli obiettivi green europei.

Regioni non contente

La decisione non piace alle regioni. Il Comitato europeo delle Regioni, attraverso la presidente Kata Tüttő, ha fatto sapere:

La crisi energetica è reale, la soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sottoinvestimento cronico.

Fitto però non è d’accordo e si dice “sorpreso”. Risponde in diretta che la flessibilità l’hanno richiesta le regioni: “Bruxelles non obbliga nessuno: decidono Stati e Regioni sulla base delle esigenze reali dei territori”.

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