Bpm apre alla fusione con Crédit Agricole, cosa cambia per i correntisti delle due banche

L'amministratore delegato di Banco Bpm Giuseppe Castagna ha parlato di una possibile fusione con il principale azionista della banca, l'istituto francese Crédit Agricole

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Matteo Runchi

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Dopo il fallimento dell’operazione su Mps, l’amministratore delegato di Banco Bpm Giuseppe Castagna ha aperto alla possibile fusione tra l’istituto di credito milanese e Crédit Agricole Italia, il ramo italiano della banca francese che controlla poco meno del 30% di Bpm. CA è stata tra i principali oppositori della fusione con Bpm.

Per i correntisti, un’operazione del genere potrebbe significare un cambiamento di filiale, visto che le due banche razionalizzerebbero le propri sedi sul territorio per evitare doppioni. Il Governo, però, potrebbe intervenire con il Golden Power.

Castagna annuncia la possibile fusione tra Bpm e Crédit Agricole

L’amministratore delegato di Banco Bpm ha suggerito, con alcune dichiarazioni, che Crédit Agricole, banca francese che è il più importante azionista di Bpm con il 29,3% delle azioni, potrebbe valutare un progetto di fusione tra il suo ramo italiano e la banca milanese. Castagna ha spiegato:

Questa operazione è stata sempre una possibilità, da almeno due, tre o quattro anni: da quando sono diventati nostri azionisti c’è stata una potenziale opportunità sul tavolo. Esamineremo questa potenziale opportunità per valutare se diventerà possibile e vera nell’interesse di tutti gli azionisti della banca.

Castagna è sembrato ottimista, definendo la fusione un’opzione “solida dal punto di vista industriale” per Bpm, che recentemente ha dovuto rinunciare a un altro progetto di fusione, quello con Banca Monte dei Paschi di Siena.

Cosa è successo con Mps

Nelle scorse settimane Banco Bpm e Monte dei Paschi di Siena avevano annunciato un progetto di fusione. L’obiettivo era creare il cosiddetto “terzo polo bancario” italiano, cioè una banca di dimensioni tali da poter competere con le due principali banche italiane, UniCredit e Intesa Sanpaolo. La mossa aveva però anche due obiettivi:

La decisione ha “stanato” Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, che da tempo si pensava potesse presentare un’offerta su Mps. Così è infatti accaduto, ed è stata proprio la forza di questa offerta a spingere Bpm a rinunciare al progetto. Castagna ha specificato che la decisione è stata unanime in Cda, ma è chiaro che Crédit Agricole era l’azionista maggiormente opposto alla fusione con Mps.

Cosa cambierebbe per i correntisti

La fusione tra due banche presenti sullo stesso territorio porta solitamente alcuni cambiamenti importanti per i correntisti. In particolare, la filiale di riferimento di molte famiglie potrebbe cambiare. Queste operazioni, infatti, portano a creare “doppioni“, filiali che coprono lo stesso territorio perché, in precedenza, erano concorrenti.

Dopo la fusione, la presenza di una delle due risulterebbe superflua e quindi i clienti potrebbero ritrovarsi a cambiare filiale. Si tratta comunque di una possibilità ancora remota, perché la fusione è solo un’ipotesi che deve superare molti ostacoli.

Perché il Governo potrebbe intervenire

Uno degli ostacoli principali è rappresentato dal Governo Meloni, che potrebbe utilizzare il Golden Power per bloccare la fusione. Si tratterebbe di un utilizzo classico di questa legge, per impedire che una società straniera prenda il controllo di una banca italiana.

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