Dopo un’estate rovente, ci attende un autunno a rischio eventi estremi. A livello globale, a destare maggiore preoccupazione è El Niño, un fenomeno climatico naturale caratterizzato da un insolito aumento della temperatura delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale, con possibili ripercussioni sulle condizioni meteorologiche a livello globale.
Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, El Niño è in fase di ulteriore rafforzamento e dovrebbe raggiungere la massima intensità tra novembre e dicembre.
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Come sarà il tempo in autunno? Le previsioni
Per il trimestre settembre-novembre 2026 le indicazioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) mostrano una probabilità elevata di temperature superiori alla norma in gran parte delle aree terrestri. Per l’Italia, le proiezioni stagionali indicano quindi un autunno mediamente più caldo, mentre il quadro delle precipitazioni è molto meno definito. Un ruolo importante viene inoltre giocato dalla temperatura degli oceani. Mari più caldi significano una maggiore disponibilità di energia e di umidità nell’atmosfera e possono contribuire, in determinate condizioni, alla formazione di precipitazioni particolarmente intense con rischio alto di eventi estremi.
El Niño aumenta l’incertezza sul meteo dei prossimi mesi
Uno degli elementi da tenere sotto osservazione è El Niño che, secondo le ultime previsioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), potrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi, raggiungendo un’intensità molto elevata prima del picco atteso verso la fine del 2026. Il fenomeno potrebbe inoltre proseguire almeno fino a febbraio 2027, con conseguenze sul clima mondiale destinate a protrarsi anche nei primi mesi del prossimo anno.
Un fenomeno alimentato da condizioni eccezionalmente calde nell’Oceano Pacifico tropicale. Le temperature delle acque superficiali e quelle registrate negli strati sottostanti sono infatti ben superiori alla media, fornendo le condizioni necessarie per un ulteriore rafforzamento di El Niño. Ma le conseguenze non sono soltanto meteorologiche. Quando un evento estremo colpisce un territorio, infatti, il danno si trasferisce rapidamente sull’economia.
Alluvioni, frane e nubifragi: il conto economico degli ultimi anni
L’esperienza italiana degli ultimi anni mostra quanto possa essere elevato il costo degli eventi meteorologici estremi. L’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale segnala che il periodo 2022-2024 è stato caratterizzato da diversi eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità, dalle esondazioni nelle Marche alle frane di Ischia, fino alle alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023 e il Nord-Ovest nel 2024. Particolarmente significativo è il caso dell’Emilia-Romagna nel maggio 2023. Secondo i dati della Regione, i danni certificati sono arrivati a circa 8,5 miliardi di euro, interessando infrastrutture, abitazioni, imprese e agricoltura.
Il problema non si è esaurito con quell’evento. Nel settembre e nell’ottobre 2024 nuove alluvioni hanno colpito diverse province dell’Emilia-Romagna, in alcuni casi interessando nuovamente aziende e terreni già danneggiati l’anno precedente. La Regione ha dovuto attivare ulteriori procedure di sostegno per il comparto agricolo.
Anche l’autunno 2022 aveva mostrato la vulnerabilità di diversi territori. Nelle Marche l’alluvione del settembre 2022 ha richiesto interventi economici per famiglie e attività produttive: le prime misure di sostegno hanno superato complessivamente 23,8 milioni di euro, considerando gli aiuti destinati ai nuclei familiari e quelli per le imprese. A novembre dello stesso anno, la frana di Ischia provocò invece allagamenti, movimenti franosi e danni a infrastrutture, edifici e servizi essenziali.
Il conto del caldo estremo: i numeri di Allianz Climate Economics Report
Il costo degli eventi climatici estremi non riguarda però soltanto alluvioni e frane. Un’indicazione particolarmente significativa arriva dall’analisi Allianz Climate Economics Report 2026, secondo cui le ondate di caldo estremo dell’estate 2026 avrebbero determinato un costo economico stimato in 113 miliardi di euro nei 30 Paesi europei analizzati. La cifra equivale a circa lo 0,46% del Pil complessivo di questi Paesi.
Allianz stima infatti l’impatto delle ondate di calore sulla produzione economica, considerando la perdita di output associata all’episodio di caldo più intenso di cinque giorni registrato tra giugno e agosto, insieme all’umidità e all’esposizione della popolazione. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore perdita stimata, pari a 27,8 miliardi di euro, davanti a Germania e Francia. Il rischio economico potrebbe inoltre non fermarsi all’Europa. Secondo la stessa analisi Allianz, un El Niño particolarmente intenso potrebbe generare perdite globali fino a 451 miliardi di dollari, concentrate soprattutto nel 2027. La stima indica Cina, Stati Uniti e India tra i Paesi maggiormente esposti in termini assoluti, mentre per l’Unione europea l’impatto complessivo viene stimato in circa 24 miliardi di dollari.