Tribunali, la mappa delle cause: per quali contenziosi si perde più tempo

Report Istat: tempi medi in calo del 28,8% per il civile e del 31% per il penale, ma controversie contrattuali e cittadinanza restano lente

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

La giustizia italiana accelera, ma non tutte le cause corrono allo stesso modo. Infatti, il percorso verso gli obiettivi fissati dal Pnrr non è ancora completato. A fotografare lo stato del sistema giudiziario è il nuovo report pubblicato dall’Istat il 22 giugno 2026, che per la prima volta analizza in modo organico il movimento dei procedimenti civili e penali negli anni compresi tra il 2019 e il 2025.

Tempi della giustizia in calo: ecco i dati del miglioramento dal 2019 a oggi

I numeri mostrano un miglioramento negli anni. Nel settore civile, il tempo medio necessario per concludere una causa passando attraverso tutti i possibili gradi di giudizio – Tribunale, Corte d’Appello e Cassazione – è sceso da 2.512 giorni (6 anni e 10 mesi) nel 2019 a 1.789 giorni (4 anni e 11 mesi) nel 2025. Si tratta di una riduzione del 28,8%.

Anche il processo penale registra progressi importanti: il tempo medio per arrivare a una sentenza definitiva è passato da 1.392 a 958 giorni, ovvero da 3 anni e 10 mesi a 2 anni e 7 mesi, consentendo all’Italia di raggiungere il target fissato dal Pnrr.

Dietro questi dati, tuttavia, si nasconde una realtà molto articolata. Non tutte le controversie, infatti, vengono smaltite con la stessa rapidità.

Quali sono le cause che restano più a lungo nei tribunali

Un aspetto particolarmente interessante riguarda le cosiddette pendenze, cioè le cause che restano aperte senza una decisione definitiva. Nel 2025 il peso maggiore dell’arretrato nei tribunali è rappresentato dalle controversie contrattuali, che costituiscono il 17,4% dei procedimenti pendenti.

Seguono:

La situazione cambia ulteriormente nelle Corti d’Appello. Qui la materia più frequente è quella dell’equa riparazione, cioè le richieste di risarcimento avanzate dai cittadini per l’eccessiva durata dei processi, che rappresentano il 21,8% delle nuove iscrizioni.

Seguono:

Tra le pendenze prevalgono invece nettamente le controversie contrattuali, che da sole rappresentano il 33,6% del carico pendente. Per quanto riguarda i tempi di definizione, le successioni sono le cause più lente, con una media di circa 2 anni e 3 mesi (836 giorni), seguite dai procedimenti sui diritti di cittadinanza, che richiedono circa 2 anni e 2 mesi (797 giorni). Tempi simili si registrano per le responsabilità contrattuali, con circa 2 anni e 2 mesi (789 giorni), e infine per i diritti reali e i contratti, che si attestano rispettivamente su 753 giorni e 744 giorni, circa 2 anni.

Le cause che arrivano più spesso

Nel 2025 la materia che genera il maggior numero di nuove iscrizioni nei tribunali civili è quella del lavoro, che rappresenta il 25,7% di tutti i procedimenti contenziosi. Subito dopo troviamo gli accertamenti tecnici preventivi (Atp) in materia previdenziale, pari al 22,7% delle iscrizioni, seguiti da:

Diritti di cittadinanza e protezione internazionale: le cause più lente

Se si osservano i tempi medi di definizione delle controversie, invece, secondo l’Istat, nel 2025 i procedimenti che richiedono più tempo nei tribunali sono quelli relativi ai diritti della cittadinanza.

La durata media raggiunge infatti i 1.304 giorni, pari a oltre 3 anni e mezzo.

Subito dopo troviamo:

Si tratta di procedimenti che spesso richiedono approfondimenti istruttori articolati, verifiche documentali internazionali e valutazioni particolarmente delicate. Non sorprende quindi che proprio queste materie rappresentino una delle principali criticità per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza fissati dal Pnrr.

Le cause più rapide: lavoro, previdenza e liquidazioni giudiziali

All’estremo opposto della classifica si trovano invece i procedimenti che vengono definiti in tempi molto più contenuti. Le liquidazioni giudiziali risultano le più veloci in assoluto, con una durata media di appena 117 giorni.

Seguono:

Per gli esperti, questi risultati dipendono dalla particolare struttura procedurale di tali controversie. Le cause di lavoro, ad esempio, sono disciplinate da un rito specifico che punta a garantire una tutela rapida dei diritti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Analogamente, gli accertamenti tecnici preventivi prevedono un’attività istruttoria più snella e specializzata.

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