Targhe polacche in Italia, Varsavia chiede 80 milioni di risarcimento

Targhe polacche sempre più diffuse in Italia, il PBUK avvia 500 azioni di rivalsa e punta a recuperare 80 milioni di euro

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

La Polonia interviene sul fenomeno delle “targhe polacche”, sempre più diffuse sulle strade italiane e in particolare nella provincia di Napoli. Il sistema, nato con l’obiettivo di aggirare il caro assicurazioni, è finito sotto osservazione dopo l’aumento dei sinistri provocati da veicoli immatricolati in Polonia ma utilizzati stabilmente in Italia.

L’Ufficio Polacco degli Assicuratori Automobilistici, noto con la sigla PBUK, ha avviato circa 500 azioni di rivalsa nei confronti di automobilisti e società intestatarie di veicoli con targa polacca coinvolti in incidenti senza una copertura assicurativa valida. L’obiettivo è recuperare almeno 80 milioni di euro, corrispondenti alle somme che il sistema assicurativo ha dovuto sostenere per risarcire i danneggiati.

Un fenomeno concentrato nel Napoletano

I numeri spiegano la particolare diffusione nel territorio campano. Secondo i dati forniti dall’Aci, nel 2025 la provincia di Napoli ha registrato 14.066 targhe straniere nel Registro dei veicoli esteri (Reve), in larga parte polacche. In tutta Italia i veicoli con targa polacca sarebbero oltre 68 mila, tra automobili e motocicli.

Napoli e la sua provincia sono infatti tra le aree italiane dove le tariffe Rc Auto risultano più elevate, a causa dell’alto numero di incidenti, dei furti e dei costi legati ai risarcimenti. Per molti automobilisti, soprattutto per chi utilizza scooter e motocicli, una polizza polacca rappresenta quindi una soluzione meno costosa rispetto a una polizza italiana.

La presenza di una targa polacca, tuttavia, non costituisce automaticamente un’illecito. La normativa italiana consente a un residente di utilizzare un veicolo intestato a un soggetto estero, purché possa dimostrare a quale titolo ne dispone. Inoltre, quando l’utilizzo supera complessivamente i 30 giorni in un anno, il veicolo deve essere registrato nel Reve.

Come funziona la “pratica italiana”

In Polonia il fenomeno è stato ribattezzato proceder włoski, cioè “pratica italiana”. Il meccanismo prevede generalmente la cancellazione del veicolo dal Pubblico Registro Automobilistico italiano e la sua successiva reimmatricolazione in Polonia.

L’automobile o il motociclo viene intestato a una società o a un intermediario polacco. In seguito, il precedente proprietario italiano torna a utilizzare il veicolo attraverso un contratto di noleggio a lungo termine. In questo modo, l’automobilista continua a utilizzare quotidianamente la propria auto in Italia, mentre formalmente il proprietario risulta essere un soggetto estero.

Il vantaggio principale consiste nel pagamento di un premio assicurativo più basso rispetto alle tariffe italiane. Il sistema, però, può diventare irregolare quando il mezzo non viene realmente trasferito in Polonia per la revisione. Un altro rischio riguarda le polizze false, scadute o comunque non riferibili al veicolo.

L’allarme dopo gli incidenti

A far scattare l’allarme delle autorità polacche è stato l’incremento dei sinistri provocati all’estero da veicoli immatricolati in Polonia. Negli ultimi anni il PBUK ha ricevuto un numero crescente di richieste di risarcimento relative a incidenti avvenuti in Italia. Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa, tra il 2021 e il 2025 il numero dei danni pagati dall’ente polacco per sinistri verificatisi in Italia è aumentato di quasi 17 volte. Nello stesso periodo, il valore complessivo delle somme versate è cresciuto di quasi dieci volte.

Revisioni false, la stretta della Polonia

In Polonia sono già stati arrestati alcuni intermediari accusati di aver rilasciato certificati di revisione per veicoli mai presentati fisicamente nelle officine. Il ministero delle Infrastrutture di Varsavia sta valutando una stretta normativa che potrebbe rendere obbligatoria la documentazione fotografica delle revisioni, così da dimostrare la presenza effettiva del veicolo presso il centro autorizzato.

Il fenomeno, intanto, sembra spostarsi verso altri Paesi dell’Europa orientale. Dopo le targhe con la sigla “PL”, sulle strade italiane stanno comparendo anche veicoli immatricolati nella Repubblica Ceca, riconoscibili dalla sigla “CZ”, e in Bulgaria, con sigla “BG”.

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