OnlyFans, star italiane sotto accusa: evasione fiscale per 250mila euro a Lodi

OnlyFans ed evasione fiscale da oltre 250 mila euro: non solo Irpef e Iva, nel mirino anche la tassa etica del 25% sui contenuti per adulti

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

La Guardia di Finanza di Lodi ha scoperto oltre 250 mila euro di redditi non dichiarati da due creator attive su OnlyFans.

Le verifiche fiscali, concluse nei giorni scorsi, hanno riguardato due giovani donne italiane, residenti in provincia di Lodi, di età compresa tra i 20 e i 30 anni e senza precedenti penali.

A due modelle di OnlyFans contestata evasione fiscale

Le due operavano separatamente sulla piattaforma britannica specializzata nella distribuzione di contenuti per adulti. Per entrambe, naturalmente, le modalità di monetizzazione erano simili: abbonamenti e libere donazioni dei fan.

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, tra il 2021 e il 2025 le due ragazze avrebbero incassato complessivamente oltre 250 mila euro, senza mai dichiarare, come da normativa, tali somme all’Agenzia delle Entrate.

Nella loro indagine sulle due onlyfanser, le Fiamme Gialle si sono concentrate sulla ricostruzione dei flussi finanziari. I proventi derivavano in larga parte dagli abbonamenti mensili pagati dai follower per accedere ai contenuti, oltre che da donazioni volontarie effettuate tramite bonifici bancari direttamente sui conti correnti personali. Tale tracciabilità ha consentito di individuare con precisione le somme percepite: circa 120 mila euro per una content creator e circa 130 mila euro per l’altra.

Dal punto di vista fiscale, le contestazioni riguardano l’evasione totale delle imposte dirette e dell’Iva. I redditi generati dall’attività online, pur continuativa e organizzata, non risultavano infatti dichiarati in alcuna forma. Un elemento che, secondo la Guardia di Finanza, colloca il caso nell’alveo dell’economia sommersa digitale, un fenomeno in crescita con l’espansione delle piattaforme di content creation.

La tassa etica applicata a OnlyFans

A rendere il caso significativo è però l’applicazione della cosiddetta “ethic tax”, la tassa etica. Si tratta di un’addizionale del 25% introdotta nel 2006, pensata per colpire le attività legate alla produzione, distribuzione e vendita di materiale pornografico.

Nel caso lodigiano, la tassa etica è stata contestata insieme alle altre imposte, andando ad aggravare il carico fiscale complessivo. Data la proliferazione, anche in Italia, di persone che si reinventano content creator per adulti, recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate hanno confermato l’applicazione dell’addizionale anche al regime forfettario. In altre parole, neppure i regimi agevolati mettono al riparo da questa imposta speciale, che si aggiunge all’imposta sostitutiva ordinaria.

L’operazione della Guardia di Finanza si inserisce in un filone che ormai non è più una novità: Agenzia delle Entrate e Gdf sono diventate sempre più occhiute nel controllare i movimenti finanziari di influencer e creator di OnlyFans. Il messaggio che arriva è chiaro: anche i guadagni online, inclusi quelli derivanti dalle piattaforme per adulti, sono reddito a tutti gli effetti e come tali vanno dichiarati.

OnlyFans ed evasione fiscale, cosa succede adesso

Nei due casi avvenuti in provincia di Lodi, dal punto di vista sanzionatorio, la partita non è ancora chiusa: al termine delle verifiche, concluse con un verbale di constatazione, sarà l’Agenzia delle Entrate a quantificare nel dettaglio imposte dovute, sanzioni amministrative e interessi. Al momento, secondo quanto riferito, non emergono profili di rilevanza penale, ma il recupero fiscale potrebbe comunque essere significativo.

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