Non emergono, almeno per il momento, elementi tali da modificare il parere favorevole già espresso dalla Procura generale di Milano sulla concessione della grazia a Nicole Minetti. È quanto trapela da fonti vicine ai magistrati milanesi, riportate da La Repubblica, tornati a esaminare il caso dopo le polemiche emerse nelle ultime settimane e gli approfondimenti richiesti dal Quirinale. La vicenda riguarda il provvedimento di clemenza già concesso dal Presidente della Repubblica, arrivato dopo il parere positivo formulato a gennaio dal sostituto procuratore generale Gaetano Brusa e successivamente trasmesso al ministero della Giustizia. Nelle ultime settimane sono state avviate nuove verifiche per chiarire alcuni aspetti legati alla situazione personale dell’ex consigliera regionale lombarda e alla procedura di adozione di un bambino in Uruguay insieme al compagno Giuseppe Cipriani.
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Le verifiche chieste all’Interpol
Per approfondire il caso, la Procura generale ha richiesto controlli anche attraverso l’Interpol. I primi riscontri arrivati dagli accertamenti internazionali sarebbero però in linea con il quadro già valutato in precedenza dai magistrati. Secondo quanto emerso dalle prime informazioni trasmesse alle autorità italiane, non risultano procedimenti penali o indagini aperte né in Spagna né in Uruguay a carico di Nicole Minetti e del compagno.
Nelle carte ricevute dalla Procura, inoltre, non emergerebbero contestazioni legate a reati come il favoreggiamento della prostituzione o altre ipotesi investigative collegate al passato giudiziario dell’ex consigliera regionale. I magistrati stanno comunque continuando gli approfondimenti richiesti dal Quirinale per verificare se tutti i presupposti previsti per la concessione della grazia siano stati rispettati.
I due aspetti centrali dell’indagine
L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare su due elementi. Il primo riguarda l’adozione del bambino avvenuta in Uruguay da parte di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani. La Procura sta esaminando la documentazione relativa alla procedura adottiva e alle successive cure mediche necessarie per il minore, che sarebbe affetto da una patologia. Gli avvocati di Minetti, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, hanno depositato ulteriore documentazione sanitaria relativa alle condizioni del bambino e all’assistenza ricevuta dalla famiglia.
Il secondo aspetto riguarda invece lo stile di vita dell’ex consigliera regionale lombarda. Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, i magistrati avrebbero valutato positivamente il fatto che Minetti abbia interrotto i rapporti con il contesto che in passato l’aveva resa protagonista delle cronache.
La Procura può ancora cambiare posizione
Nonostante il quadro attuale non abbia modificato il giudizio favorevole già espresso, la Procura generale sottolinea che gli accertamenti non sono ancora conclusi. La procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa si esprimeranno nuovamente soltanto dopo aver ottenuto un quadro completo della situazione. Fonti giudiziarie precisano che, qualora dovessero emergere elementi considerati “ostativi”, il parere favorevole potrebbe essere rivisto. Al momento, però, non sarebbero stati rilevati elementi tali da richiedere un’immediata comunicazione al ministero della Giustizia per modificare la posizione già assunta nei mesi scorsi.
Il caso dell’adozione in Uruguay
Secondo i media locali, Mercedes Nieto, l’avvocata i cui resti carbonizzati sono stati ritrovati nella sua casa vacanze a Garzón, non si sarebbe opposta all’adozione del minore da parte di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani. La legale intervenne nella procedura come avvocata d’ufficio del padre biologico del bambino, nell’ambito del procedimento per la revoca della potestà genitoriale. Secondo quanto riferito dall’Inau, l’ente uruguaiano che si occupa delle adozioni, l’avvocata avrebbe svolto esclusivamente una difesa tecnica senza presentare opposizioni formali all’adozione né contestare lo stato di abbandono del minore o l’idoneità della famiglia adottiva. L’ente ha inoltre precisato che il padre biologico del bambino non sarebbe mai stato rintracciato nel corso della procedura.