Vietato dare da mangiare ai gatti randagi. Una frase che, da sola, basta a scatenare indignazione sui social network e a mobilitare gli animalisti. È successo a Comabbio, comune in provincia di Varese, dove il sindaco Mariolino Deplano ha firmato un’ordinanza che vieta ai cittadini di dare cibo ai felini che vivono nella cittadina. La trasgressione può costare una sanzione amministrativa che va da 25 a 500 euro.
Gli attacchi al sindaco
La notizia, rilanciata dai media nazionali, ha trasformato il primo cittadino 69enne nel bersaglio di critiche feroci:
Sto ricevendo telefonate dalle redazioni di giornali, radio e tv di tutta Italia, molte delle quali mi accusano di lavorare contro i gatti. In realtà, questa decisione è stata presa proprio per tutelare la salute degli animali, ridurre il rischio di diffusione di malattie tra i felini e tenere sotto controllo la loro popolazione.
Nonostante il clamore, al momento non è stata elevata alcuna sanzione. Prosegue Deplano:
Puntiamo inizialmente sulla sensibilizzazione e sulla collaborazione. Vogliamo assicurare nutrimento e cure in modo scientifico, non punire le persone di buon cuore.
Perché il divieto
Dietro il provvedimento non c’è quindi una crociata contro i gatti, ma una precisa strategia di gestione animalista, condivisa con il servizio veterinario di Ats Insubria. Il problema, emerso nel tempo, riguarda le conseguenze di un’alimentazione incontrollata. Leggendo l’ordinanza, infatti, è evidente la ratio per cui è stata emanata:
L’Amministrazione comunale, al fine di tutelare l’igiene pubblica e il decoro urbano, di salvaguardare la salute dei gatti presenti allo stato libero sul territorio comunale, di contenere in particolare l’incremento delle colonie di felini, nonché per perseguire l’equilibrio dell’ecosistema territoriale, intende definire, con la presente ordinanza, norme comportamentali in ambito urbano
Cibo somministrato in modo casuale, senza regole e senza controlli, significa invece favorire sovrappopolazione, conflitti tra animali e rischi sanitari. Tutto questo in una colonia che conta circa cinquanta esemplari, nata inizialmente da gatti di proprietà di un privato.
Nasce la colonia felina ufficiale
L’ordinanza non si limita a vietare, ma istituzionalizza e regolarizza la presenza dei felini. Il Comune ha infatti ufficialmente riconosciuto la colonia felina, assumendosene la responsabilità legale e gestionale. Il responsabile designato è lo stesso sindaco.
Questo passaggio cruciale permette di trasformare un fenomeno spontaneo e potenzialmente problematico in una realtà gestita con criteri scientifici. L’alimentazione sarà garantita in modo controllato, utilizzando esclusivamente cibo secco e contenitori lavabili, sotto il monitoraggio sanitario dell’Ats. La regolarizzazione apre inoltre la strada a percorsi di adozione per quei gatti che dimostrano di non essere più adatti alla vita di strada.
Obblighi anche per i proprietari di immobili
Il provvedimento introduce anche responsabilità per i cittadini, in particolare per i proprietari di immobili. Viene imposto l’obbligo di chiudere in modo idoneo edifici abbandonati, cantine, sottotetti e strutture inutilizzate, per impedire che diventino ricoveri incontrollati.
Spetta inoltre ai privati occuparsi della pulizia e della disinfestazione di deiezioni o residui organici riconducibili ai gatti all’interno delle proprie aree.