Altro che burqa, i 5 veri problemi della scuola italiana dai docenti precari agli edifici senza agibilità

Mentre il Governo entra già in campagna elettorale, precariato, stipendi, sostegno e sicurezza degli edifici segnano i veri problemi della scuola italiana.

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Danilo Supino

Data journalist

Data journalist specializzato in economia, società e analisi sportive. Spiega la realtà con grafici, mappe e dataviz.

La campagna elettorale è già iniziata o forse non è mai finita. Da qualche giorno al centro del dibattito da propaganda, c’è la scuola italiana. Una scuola che con tutti i problemi che ha come il precariato raddoppiato in meno di un decennio, gli stipendi che hanno perso potere d’acquisto, migliaia di insegnanti di sostegno che non hanno una formazione specifica e gran parte degli edifici non risulta dotata delle principali certificazioni. Cinque problemi strutturali che riguardano ogni giorno docenti e studenti, ma che raramente conquistano lo stesso spazio nell’agenda politica. E il Governo discute sul Burqa nelle classi. Così abbiamo elencato e analizzato i 5 veri problemi della scuola italiana.

In otto anni sono più che raddoppiati i docenti precari

Nell’anno scolastico 2015-2016 i docenti con un contratto a tempo determinato nella scuola statale erano 100.277. Nel 2022-2023 erano diventati 234.576: una crescita di oltre 134 mila unità, pari al 134%. Nello stesso periodo, il personale a tempo indeterminato è diminuito da 733.645 a 709.105 unità.

Il risultato è che la quota dei docenti a termine sul totale è passata dal 12% al 24,9%. Nell’ultimo anno per il quale il Ministero ha pubblicato una serie completa, dunque, quasi un insegnante su quattro aveva un contratto annuale o fino al termine delle attività didattiche.

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Il dato non coincide necessariamente con il numero delle cattedre interamente scoperte. Tra i contratti sono presenti anche incarichi con orario ridotto. Resta però un indicatore della dipendenza del sistema scolastico dal lavoro a termine. La questione è arrivata anche nelle sedi europee. La Commissione Ue ha contestato all’Italia sia il ricorso reiterato ai contratti a termine sia la disparità nella progressione stipendiale rispetto ai docenti di ruolo.

Gli stipendi perdono valore mentre nel resto dell’Ocse crescono

Il secondo problema riguarda l’attrattività economica della professione. Tra il 2015 e il 2024 le retribuzioni effettive degli insegnanti italiani della scuola primaria sono diminuite del 4,4% in termini reali. Nello stesso periodo, considerando quindi l’effetto dell’inflazione, la media dei Paesi Ocse è cresciuta del 14,6%. Il divario accumulato rispetto alla tendenza internazionale raggiunge così 19 punti percentuali.

Soltanto il 23% degli insegnanti italiani delle scuole secondarie di primo grado si dichiara soddisfatto della propria retribuzione, contro una media Ocse del 39%. Appena il 14% pensa che gli insegnanti siano apprezzati dalla società e solo il 6% ritiene che le loro opinioni siano valorizzate dai decisori politici.

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È un problema destinato a pesare anche sul ricambio generazionale. Gli insegnanti italiani hanno in media 48 anni, tre in più rispetto alla media Ocse. Un corpo docente anziano non è necessariamente meno preparato, ma la combinazione tra retribuzioni poco dinamiche, precariato e scarso riconoscimento sociale rende più difficile attirare giovani laureati.

Un insegnante di sostegno su cinque non è specializzato

Nell’anno scolastico 2024-2025 gli alunni con disabilità erano circa 377 mila, il 4,8% degli iscritti. In dieci anni la loro incidenza sulla popolazione scolastica è quasi raddoppiata. Il numero degli insegnanti di sostegno è cresciuto e il rapporto medio è arrivato a 1,4 alunni per docente nella scuola statale, migliore del parametro di due alunni indicato dalla normativa.

La disponibilità numerica, tuttavia, non coincide sempre con la presenza di personale adeguatamente formato. Il 78% degli insegnanti di sostegno dispone di una specializzazione specifica, mentre il restante 22%, più di uno su cinque, viene selezionato dalle liste curricolari. Il fenomeno risponde alla necessità di coprire i posti quando le graduatorie degli specializzati non sono sufficienti.

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A questo si aggiunge il problema dei tempi. All’inizio dell’anno scolastico 2024-2025 oltre il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato assegnato; dopo un mese la quota era scesa al 10%. Per gli studenti e le famiglie significa iniziare le lezioni senza una figura fondamentale oppure cambiare insegnante, interrompendo una relazione educativa particolarmente delicata.

Due scuole su tre senza certificato di agibilità

Il problema non riguarda soltanto chi insegna, ma anche gli edifici nei quali si svolgono le lezioni. I dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica relativi al 2024-2025 coprono 39.351 immobili, oltre il 98% degli edifici che ospitano scuole statali.

Soltanto il 37,2% risulta dotato del certificato di agibilità. Il certificato di prevenzione incendi è presente nel 34,1% degli edifici, quello di omologazione della centrale termica nel 37,7% e il collaudo statico nel 53,5%. Le percentuali sono sostanzialmente ferme rispetto all’anno precedente.

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La mancata presenza di una certificazione nella banca dati non permette di concludere automaticamente che un edificio sia pericoloso. Il documento può essere assente, non aggiornato o non ancora inserito dall’ente proprietario. Il dato segnala comunque un problema rilevante, perché impedisce di disporre di una verifica amministrativa completa e aggiornata delle condizioni dell’immobile. Nel 2023-2024 ben 8.735 edifici, il 22% del totale censito, non risultavano dotati di nessuna delle quattro certificazioni considerate.

Solo due scuole su cinque sono accessibili

La quinta criticità riguarda la possibilità stessa di entrare e muoversi negli edifici scolastici. Nell’anno scolastico 2024-2025 soltanto il 40,1% delle scuole statali e non statali risultava accessibile agli alunni con disabilità motoria. La quota sale al 44,4% nel Nord, si ferma al 41,7% nel Centro e scende al 34,8% nel Mezzogiorno.

La barriera più frequente è l’assenza di un ascensore o la presenza di un impianto non adatto al trasporto delle persone con disabilità, riscontrata nella metà delle scuole non accessibili. Seguono la mancanza di servoscala interni, presente nel 37% dei casi, e l’assenza di bagni o rampe a norma, entrambe al 25%.

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Il ritardo è ancora maggiore per le disabilità sensoriali. Solo il 16,5% delle scuole dispone di segnalazioni visive per gli studenti sordi o ipoudenti, mentre mappe a rilievo e percorsi tattili sono presenti insieme appena nell’1,2% degli istituti. Eppure, durante l’anno scolastico considerato, soltanto il 12% delle scuole ha realizzato lavori per eliminare le barriere architettoniche.

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