Sciopero dei tir, in Sicilia il Comitato revoca la protesta: sbloccati 480 milioni per il gasolio

Il Comitato dei trasportatori siciliani ottiene 50 milioni per il Sea Modal Shift e lo sblocco di 480 milioni di crediti d'imposta sul diesel

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

La paralisi dei trasporti nell’isola è stata sventata in extremis. In Sicilia le associazioni di categoria hanno disposto la revoca del fermo dei tir, mettendo in salvo la catena della distribuzione alimentare e l’approvvigionamento dei carburanti.

La svolta è arrivata al termine di un serrato confronto con le istituzioni, culminato con lo sblocco di risorse finanziarie decisive per il comparto logistico della regione.

Perché i tir ricominciano a circolare in Sicilia

A disinnescare la protesta è stato il via libera definitivo ai fondi di compensazione. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha confermato l’immediata disponibilità di 480 milioni di euro destinati ad abbattere i costi di insularità e a mitigare l’impatto dei rincari sulla movimentazione delle merci.

Preso atto dell’accoglimento di quasi tutte le istanze presentate nella piattaforma rivendicativa, il Comitato trasportatori siciliani ha sospeso il blocco dei camion per dare un segnale di apertura al ministro Matteo Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione fino all’attuazione completa delle misure.

A stretto giro è arrivata anche la fermata del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha promesso di affiancare alle risorse nazionali ulteriori interventi regionali a tutela della continuità territoriale e della competitività delle imprese locali.

La protesta del caro carburante continua nel resto del Sud

Se in Sicilia si evita il peggio, nel resto del Mezzogiorno la morsa della protesta non accenna a flettere. La combinazione tra l’esplosione dei costi del gasolio e i ritardi negli interventi statali sta spingendo autotrasportatori e agricoltori a bloccare i principali snodi viari del Sud:

Dopo i fornai anche i pescherecci pronti al blocco nazionale

A rendere il quadro ancora più critico è l’effetto contagio che sta travolgendo gli altri settori energivori. Dopo i fornai, anche le marinerie italiane sono pronte a spegnere i motori e a incrociare le braccia contro i rincari energetici innescati dalle tensioni geopolitiche internazionali.

In prima fila c’è la flotta del Molise: gli armatori della marineria di Termoli hanno confermato che i motopesca resteranno ormeggiati nei porti. Tra le richieste urgenti indirizzate al Governo spiccano la proroga del credito d’imposta sul carburante fino al 31 dicembre, il saldo dei ristori arretrati e un’immediata sburocratizzazione per il comparto della blue economy.

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