Ciclone Harry su Sicilia, Sardegna e Calabria: danni per 2 miliardi di euro

Dopo il ciclone Harry tre regioni del Sud fanno i conti con frane, mareggiate e infrastrutture distrutte. I territori chiedono lo stato d’emergenza

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Ora che il ciclone Harry si è placato, ciò che resta sono territori distrutti, comunità isolate, case, negozi e spazi pubblici invasi da sabbie e detriti. Tre regioni sono in ginocchio e, se si riprenderanno rapidamente, sarà solo perché le persone del posto si sono immediatamente attivate e stanno collaborando per ripulire le strade e rendere sicuri gli spazi. In questi giorni vediamo tanto immagini di devastazione, quanto la forza della popolazione che, tra volontari, associazioni, Protezioni Civile, vigili del fuoco ed esercito, mette le mani letteralmente nel fango per tornare alla normalità.

Tutto questo avviene sì perché le allerte hanno funzionato, le persone sono state evacuate, il territorio è stato preparato in tempo; ma è accaduto anche e soprattutto perché sono territori solitamente abbandonati da politiche di prevenzione e, allargando lo sguardo, perché non si investe nella lotta al cambiamento climatico. È andata virale la notizia con il termine “maltempo”, ma quello a cui abbiamo assistito, con venti da uragano fino a 150 km/h e onde che in alcuni casi hanno raggiunto i 17 metri di altezza, non è un maltempo, né un’emergenza unica nel suo genere. Il ciclone Harry è l’esempio dell’escalation degli eventi estremi che si abbatteranno sul nostro Paese a causa del cambiamento climatico. Il 2026 inizia così con un primo bilancio dei danni della crisi climatica di 2 miliardi di euro.

Stato d’emergenza nelle regioni colpite

Il consiglio dei Ministri, atteso per la prossima settimana, dovrebbe riconoscere lo stato di emergenza per le tre regioni del Mezzogiorno colpite dal ciclone Harry. In una nota del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, si parla di “eccezionale ondata di maltempo”, ma, come abbiamo evidenziato in apertura, di “eccezionale” o di “maltempo” questo evento non ha nulla.

Lo stato di emergenza, che servirà per garantire supporto e aiuti in tempi più rapidi, dovrà essere accompagnato da un ripensamento per l’adattamento dei territori all’esposizione di eventi estremi sempre più frequenti e sempre più aggressivi dovuti alla crisi climatica. Lo chiedono i territori e i sindaci, come affermato dal presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta:

Serve aprire una fase nuova, non ordinaria né emergenziale, ma strategica. Una fase in cui la ricostruzione si accompagni a un profondo ripensamento e a una nuova programmazione, che può partire solo dai sindaci.

Sbarra è atteso nei prossimi giorni a Catanzaro per incontrare la giunta della Regione Calabria e i responsabili della Protezione Civile regionale e fare il punto sugli ingenti danni al territorio.

Quanti danni ha causato il ciclone Harry

Scopriamo che la Protezione Civile è riuscita ad allertare i territori in tempo affinché non si verificassero conseguenze gravi sulla popolazione. Ci sono dei feriti, ma fortunatamente non risultano morti. È sicuramente un passo avanti rispetto ad altri episodi estremi che hanno colpito negli scorsi mesi e anni l’Italia. Dopo questa momentanea gioia, non si può spostare lo sguardo da ciò che resta a terra.

Di danni a cose, attività, monumenti e spazi pubblici ce ne sono a perdita d’occhio. I presidenti di Regione hanno richiesto lo stato di emergenza, ma anche lo stato di calamità in merito a singole realtà, come in Calabria per le produzioni agricole.

Accanto a questo è iniziata anche l’operazione di stima dei danni. Già nella prima giornata in Sicilia sono stati stimati 740 milioni di euro tra Messina e Catania, le zone più colpite. In Sardegna la governatrice Alessandra Todde ha parlato invece di “centinaia di milioni di euro di danni infrastrutturali, legati anche a beni culturali e ambientali”. Infine, per la Calabria, Roberto Occhiuto ha già chiesto una somma iniziale di 300 milioni di euro. In totale si stimano danni per 2 miliardi di euro, ma potrebbe essere solo l’inizio del conto.

La stima dei danni:

Queste stime escludono al momento i danni economici subiti dalle attività produttive, ricettive e turistico-balneari dovuti alla sospensione delle operazioni durante il ripristino delle strutture, così come i danni al settore agricolo, la cui valutazione sarà fornita dall’assessorato all’agricoltura.

I settori colpiti

Le regioni, in attesa del consiglio dei Ministri, si stanno muovendo in autonomia. Dalla Sardegna, che ha dichiarato lo stato di emergenza, alla Sicilia, dove il governatore Renato Schifani in una seduta straordinaria ha stanziato i primi 70 milioni di euro di fondi regionali. Inoltre si stanno avviando interlocuzioni per verificare se ci sia la possibilità di accedere ai fondi di solidarietà dell’Unione Europea o di riprogrammare risorse in chiave di interventi post-ciclone, per non lasciare soli gli imprenditori che hanno perso tutto o quasi.

Per esempio, Confcooperative Fedagripesca ha dichiarato che tra imbarcazioni, infrastrutture e mancati guadagni i danni per il settore della pesca potrebbero sfiorare i 40 milioni di euro. Chiedono interventi urgenti per la messa in sicurezza dei porti e dei pescherecci, così da evitare che ogni futura mareggiata possa causare simili danni.

Confagricoltura Sicilia e Sardegna ha avviato allo stesso modo le stime dei danni alle produzioni agricole e alle infrastrutture rurali. In Sardegna la prima verifica sul territorio ha fotografato un quadro di devastazione diffusa, si legge su Confagricoltura: particolarmente colpiti i versanti meridionali e orientali dell’isola, con coltivazioni compromesse e numerose strade rurali danneggiate.

Serve ripartire subito per evitare danni importanti alla produzione agricola. Confagricoltura Sardegna ha chiesto alla Protezione Civile regionale di avviare tutti gli strumenti necessari, ma anche alla Regione di mettere in campo strumenti assicurativi e di gestione del rischio per superare la logica esclusiva dei ristori compensativi.

Infine non si può non parlare del possibile rischio aumento dei prezzi alimentari. Infatti i danni significativi al comparto agricolo potrebbero comportare un aumento dei costi di frutta e verdura.

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