Balneari, gare obbligatorie ma per le concessioni manca il bando tipo: Tar in azione

Le concessioni balneari devono andare a gara entro un anno ma senza bando tipo e con il nodo indennizzi da sciogliere cresce il rischio caos

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il tema delle concessioni balneari agita gli incubi di migliaia di operatori e infiamma lo scontro politico.

Il settore si prepara all’onda d’urto, dopo l’obbligo di messa a gara obbligatoria entro un anno, anche se sul piano operativo mancano ancora i fondamentali per avviare le procedure.

Concessioni balneari, il punto del Consiglio di Stato

Sulla scadenza del 2027 si è recentemente espresso il Consiglio di Stato (Sezione VII, sentenza n. 3970 del 19 maggio 2026): il termine del 30 settembre 2027 per la proroga delle concessioni ai balneari rappresenta la scadenza massima e non un rinvio obbligatorio. Quindi, in teoria, si può anche agire prima per sciogliere il nodo.

In altre parole, la proroga prevista dalla legge sulla concorrenza serve solo a dare il tempo tecnico ai Comuni per organizzare le gare senza interrompere il servizio nei lidi, e non a garantire la permanenza degli esercenti in uscita.

Liguria, gare entro giugno 2026

Intanto anche i vari Tar si muovono: in Liguria e Abruzzo i giudici amministrativi hanno bocciato le proroghe generalizzate disposte da diversi Comuni definendole contrarie al diritto europeo. I Tar ligure ha imposto di concludere le gare entro giugno 2026, così da assegnare i titoli in tempo per l’imminente stagione estiva. Quello abruzzese ha dato ordine di attivare le procedure entro 30 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza. La proroga tecnica è stata giudicata uno strumento eccezionale e utilizzabile solo per procedure già avviate e mai per giustificare l’immobilità burocratica dei Comuni.

Concessioni, manca il bando tipo

Una delle maggiori criticità riguarda l’assenza del cosiddetto bando tipo, lo schema standard che dovrebbe uniformare le gare tra i diversi Comuni. In mancanza, il rischio è che i vari Comuni avanzino in ordine sparso, con il pericolo di errori che giustifichino ricorsi a raffica.

Nel frattempo il sindacato dei gestori ha proclamato lo stato di mobilitazione generale, segnalando criticità già emerse nei territori dove le gare sono state avviate in autonomia. In alcune località, tra cui Ostia, Bibione e Spotorno, vengono segnalati ritardi, servizi ridotti e stabilimenti non assegnati.

La direttiva Bolkestein

Tutto nasce dalla direttiva europea Bolkestein, che avendo imposto procedure concorrenziali per l’assegnazione delle risorse pubbliche limitate è andata a rivoluzionare il settore. L’Italia ha più volte rinviato l’applicazione del principio, dando vita a una lunga serie di proroghe e a un contenzioso con la Commissione europea che è ancora aperto.

La giurisprudenza amministrativa ha progressivamente chiarito la necessità di superare il regime delle proroghe automatiche. Una svolta è arrivata con la decisione dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, che ha fissato la scadenza delle concessioni. Successivamente, altri interventi giuridici hanno ridotto gli spazi per ulteriori rinvii.

Uno dei punti più caldi riguarda il sistema degli indennizzi per i concessionari uscenti. Il modello ipotizzato dal Governo prevede il riconoscimento degli investimenti non ammortizzati, ma la Commissione europea ha sollevato dubbi di compatibilità con il diritto Ue.

In questo stato di incertezza, diverse amministrazioni locali hanno rinviato i bandi per timore di ricorsi e responsabilità amministrative. E dove invece le gare sono partite, il contenzioso ha spesso rallentato le procedure. C’è poi chi si muove sul filo del diritto: alcune realtà territoriali stanno tentando interpretazioni autonome sostenendo la non scarsità del bene spiaggia o proponendo soluzioni locali, ma gli esiti restano incerti.

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