Amazon, perquisizioni nelle sede di Milano: indagine per presunta evasione fiscale

I controlli si sono svolti negli uffici e nelle abitazioni di sette manager, che però non risultano indagati. Gli inquirenti parlano di una "stabile organizzazione occulta" attiva tra 2019 e 2023

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Amazon finisce nuovamente sotto indagine, stavolta per presunta evasione fiscale. La Guardia di Finanza di Monza ha effettuato una serie di perquisizioni nella sede di Milano del colosso dell’e-commerce. Gli inquirenti, su disposizione della Procura meneghina, sono chiamati a verificare la sospetta presenza di una “stabile organizzazione occulta” per il periodo 2019-2023.

I controlli sono avvenuti all’interno di uffici della società di revisione Kpmg e delle abitazioni private di sette manager legati all’azienda, che tuttavia non risultano iscritti nel registro degli indagati.

“Stabile organizzazione occulta”, di cosa è accusata Amazon

Secondo gli inquirenti, Amazon potrebbe aver operato in Italia attraverso una “struttura permanente non dichiarata“, producendo redditi rilevanti ma non versando le imposte dovute al Fisco. Questo comporterebbe per il gruppo multinazionale potenziali debiti tributari di centinaia di milioni di euro tra 2019 e 2023.

L’inchiesta, coordinata dal pm Elio Ramondini, è al momento a carico di ignoti“, cioè non sono state formalizzate accuse né emessi avvisi di garanzia al pubblico.

La nozione di “stabile organizzazione” è centrale nel diritto tributario internazionale. Se una società straniera gestisce un’effettiva struttura produttiva o commerciale in un Paese senza dichiararla, deve pagare le tasse su quel reddito come se fosse un’impresa residente.

In base alla ricostruzione degli inquirenti, questa situazione potrebbe essersi verificata in Italia tra il 2019 e il 2023, prima cioè dell’accordo tra Amazon e l’Agenzia delle Entrate per regolarizzare alcuni aspetti fiscali.

I precedenti tra Amazon e il Fisco italiano

L’intesa sopra citata aveva portato al versamento di 511 milioni di euro nel dicembre 2025 per chiudere uno dei principali contenziosi con il Fisco. Le indagini si sono quindi moltiplicate, dando vita a un nuovo filone negli ultimi mesi, sempre relativo alla sede milanese.

Gli inquirenti ipotizzano il reato di “contrabbando per omessa dichiarazione“, cercando di unire i punti tra la società e circa 70 presunti prestanome“. Questi ultimi erano già finiti nel mirino degli investigatori in quanto responsabili della vendita di prodotti cinesi transitati dalla piattaforma Amazon. Secondo i pm, sulle transazioni derivanti non sarebbero stati versate le somme dovute legate a Iva e tariffe doganali.

Non è però tutto. Sempre a dicembre 2025 il ramo Amazon Italia Transport pagò oltre 180 milioni di euro come risarcimento in sede fiscale per un fascicolo aperto dalla Procura di Milano nel 2024 per frode fiscale. Fu anche disposto il sequestro di più di 121 milioni di euro per somministrazione illecita di manodopera.

Ancor prima, nel dicembre 2017, Amazon aveva già versato altri 100 milioni di euro al Fisco italiano per contestazioni simili.

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