Spesa sanitaria, ancora più peso sui cittadini: aumento a 186 miliardi

La spesa sanitaria italiana continua a crescere, ma l’aumento non si traduce in un rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

I conti della sanità italiana crescono, ma questo aumento non si traduce in maggiore stabilità o migliore assistenza. Lo spiega il report della Ragioneria generale dello Stato.

Il finanziamento pubblico raggiunge i 139,4 miliardi, mentre la spesa privata sfiora i 46,4, per un totale di 186 miliardi. Il differenziale di crescita tra le due componenti accende un campanello d’allarme: la spesa delle famiglie cresce a un ritmo più sostenuto di quella pubblica.

I motori della spesa

La crescita non è trainata da investimenti importanti, ma da voci di costo rigide e strutturali, difficili da comprimere nel breve periodo:

Si tratta di costi dell’ordinaria amministrazione di un sistema sotto pressione. Una fetta significativa delle risorse aggiuntive viene assorbita per mantenere l’operatività. Questo non genera automaticamente un potenziamento degli organici, innovazione dei servizi o un miglioramento dell’organizzazione.

I costi più alti

L’aumento della spesa per il personale nasconde una criticità fondamentale: non si traduce necessariamente in più infermieri, medici o operatori stabilizzati. Le aziende sanitarie, gravate da costi crescenti per gli accantonamenti contrattuali, spesso non dispongono dei margini finanziari necessari per politiche strutturali di reclutamento e stabilizzazione.

Il risultato? La pressione si scarica sul personale, con turni pesanti e flessibilità forzata, con tutto ciò che questo comporta in termini di burnout e qualità del lavoro.

La crisi dei conti regionali, 16 regioni in rosso

Uno degli indicatori più critici è il disavanzo complessivo delle Regioni, che nel 2024 raggiunge la cifra record dell’ultimo decennio: 2,57 miliardi di euro. Le Regioni e Province autonome in difficoltà sono 21; in milioni di euro per il 2024, i dati sono i seguenti, con i valori negativi che indicano un disavanzo:

Questo scenario limita la programmazione a medio-lungo termine: con i conti in rosso, si bloccano i vincoli di spesa come anche investimenti in servizi territoriali, innovazione e personale.

Uno sguardo al lungo periodo

Se allarghiamo l’orizzonte temporale al periodo 2015-2024, vediamo una spesa sanitaria pubblica passata da 111,1 a 139,4 miliardi, con una crescita media annua del 2,6%. Nonostante l’accelerazione post-pandemica e il Pnrr, l’aumento non ha prodotto una riduzione delle disuguaglianze tra Nord e Sud e nemmeno un miglioramento della capacità di risposta del sistema.

Il quadro che emerge è preoccupante e rischia di innescare un circolo vizioso. L’aumento della spesa privata indica che i cittadini che possono permetterselo si rivolgono lì per evitare liste d’attesa o carenze di servizi nel pubblico. Questo può togliere risorse al SSN, aumentando ulteriormente la pressione su chi vi lavora e su chi, per necessità economica, non ha alternative.

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