Dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha ammesso il quesito referendario riformulato dal comitato promotore, composto da quindici giuristi coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi, il Consiglio dei ministri ha scelto di integrare il quesito con il riferimento puntuale agli articoli della Costituzione modificati dalla riforma, mantenendo invariato il calendario del voto. Il quesito era stato depositato lo scorso gennaio dopo la raccolta di oltre 500mila firme, come previsto dalla Costituzione per l’indizione del referendum confermativo.
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Il nuovo quesito del referendum
La nuova versione del quesito, accolta dalla Cassazione in sostituzione della precedente, richiama direttamente le disposizioni costituzionali modificate, indicando gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1. L’obiettivo dichiarato dei promotori è quello di consentire agli elettori una maggiore comprensione del contenuto della riforma sottoposta a voto.
Nella nuova formulazione diventa: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?'”.
In merito all’ipotesi di un possibile ricorso per conflitto di attribuzione, i promotori avevano spiegato che ogni valutazione sarebbe stata rimandata alla decisione finale del governo. “Noi ci aspettiamo semplicemente il rispetto della Costituzione e delle tempistiche”, avevano aggiunto, senza escludere il ricorso alla Consulta qualora la data del voto non fosse stata ridefinita.
La decisione del Consiglio dei ministri
Il Consiglio dei ministri del 7 febbraio ha deciso così di integrare il quesito presentato dai 15 giuristi e di confermare le date già fissate per la consultazione, individuate nei giorni 22 e 23 marzo.
Il tema principale era quello di verificare se la riformulazione del quesito avesse potuto portare a un nuovo decreto di indizione del referendum. In questo modo sarebbe ripartito il conteggio dei cinquanta giorni di campagna referendaria previsti per legge prima delle votazioni. Così facendo la data sarebbe slittata di almeno un paio di settimane, considerando il fine settimana di Pasqua. Si è scelto invece di confermare le date già stabilite ed evitare slittamenti.
Cosa prevede il referendum
Il referendum confermativo riguarda una legge costituzionale già approvata dal Parlamento, che interviene su aspetti centrali dell’ordinamento giudiziario. Tra i punti qualificanti della riforma figura la separazione delle carriere dei magistrati, tema che ha alimentato un ampio dibattito politico e giuridico.
Con l’ammissione del nuovo quesito e la conferma delle date di voto, il percorso referendario entra ora nella fase operativa. Nei prossimi giorni si aprirà formalmente la campagna informativa, durante la quale cittadini e forze politiche saranno chiamati a confrontarsi sul merito della riforma.
L’integrazione approvata mira a rendere più trasparente il contenuto della legge sottoposta a referendum, offrendo agli elettori strumenti più chiari per orientare la propria scelta alle urne.