Nuova legge elettorale, iniziano i lavori alla Camera: quando verrà approvata

Dal Rosatellum al proporzionale con premio al 42%: il testo della nuova legge elettorale torna alla Camera tra preferenze, capilista bloccati e lo scontro con le opposizioni.

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Danilo Supino

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La riforma della legge elettorale inizia oggi il suo iter di discussione alla Camera. Dopo le modifiche approvate dal Senato, il testo torna alla Camera per la terza lettura. L’esame riparte oggi in commissione Affari costituzionali, mentre l’approdo nell’Aula di Montecitorio è programmato per il 28 settembre. Il margine per ulteriori correzioni è però molto stretto. Ogni modifica obbligherebbe infatti il provvedimento a tornare ancora una volta a Palazzo Madama, allungando i tempi a meno di un anno dalla scadenza naturale della legislatura. La maggioranza punta quindi a confermare senza cambiamenti il testo approvato il 15 settembre dal Senato con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astensioni.

La nuova legge elettorale proposta dal Governo

La riforma sostituisce il Rosatellum, il sistema misto utilizzato nelle elezioni politiche del 2018 e del 2022, con un impianto interamente proporzionale. Scomparirebbero, quindi, i collegi uninominali nei quali viene eletto il candidato che ottiene più voti, oggi utilizzati per assegnare circa un terzo dei seggi.

In cosa consiste la nuova legge elettorale. La lista o la coalizione che arriva prima e raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato ottiene un premio di 70 deputati e 35 senatori. Il numero complessivo degli eletti della forza vincente non potrebbe comunque superare 220 deputati e 113 senatori.

La doppia condizione è rilevante: per ricevere il premio, la stessa lista o coalizione deve risultare prima e superare il 42% in entrambe le Camere. Se nessuno raggiunge la soglia, tutti i seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti ottenuti. Non è previsto un secondo turno tra le due coalizioni più votate.

Le forze che si presentano insieme devono depositare un programma comune e indicare il nome della persona che intendono proporre come presidente del Consiglio. Attenzione, però, non si tratta però di un’elezione diretta del premier. La nomina resta una prerogativa del presidente della Repubblica, secondo quanto stabilito dall’articolo 92 della Costituzione.

Ogni lista avrebbe un capolista bloccato, scelto dal partito e automaticamente collocato al primo posto, mentre per gli altri candidati l’elettore potrebbe esprimere fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere.

Il testo estende inoltre il voto fuori sede a chi è domiciliato lontano dal proprio Comune per ragioni di studio, lavoro o cura e, dopo le modifiche del Senato, anche ai caregiver familiari. Cambia anche il voto all’estero: le ripartizioni per la Camera scendono a due, Europa e resto del mondo, mentre per il Senato viene creata un’unica circoscrizione estera.

Uno dei punti più contestati riguarda infine la raccolta delle firme. I partiti non rappresentati in Parlamento dovrebbero raccogliere almeno 6.000 sottoscrizioni per collegio. Restano previste esenzioni o requisiti ridotti per le formazioni già presenti nelle Camere, una distinzione che le opposizioni considerano penalizzante per i nuovi partiti politici.

Le proposte dei partiti

Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia difende il proporzionale con premio al 42% come strumento per assegnare una maggioranza parlamentare chiara alla coalizione vincente. Il partito della premier Meloni ha inoltre insistito sulla reintroduzione delle preferenze, assenti nelle elezioni politiche dal 1992.

La mediazione raggiunta nella maggioranza prevede, però, il capolista bloccato e consente di esprimere le preferenze soltanto per i candidati successivi. FdI è anche il promotore dell’aumento delle firme richieste alle formazioni non presenti in Parlamento, motivato con la necessità di limitare la proliferazione di liste senza un effettivo radicamento elettorale.

Lega

La Lega sostiene il premio di governabilità e la sostituzione dei collegi uninominali con il proporzionale, ma ha frenato sulle ipotesi di ballottaggio. Per il partito di Matteo Salvini il risultato deve essere definito in un unico turno, evitando un secondo voto nazionale tra le coalizioni.

La Lega ha accettato il compromesso sulle preferenze, mantenendo però i capilista bloccati. Questa soluzione conserva ai partiti il controllo su una quota degli eletti e, nello stesso tempo, consente agli elettori di scegliere gli altri candidati.

Forza Italia

Forza Italia ha appoggiato l’impianto della riforma, compreso il premio assegnato al raggiungimento del 42%. Il partito ha sostenuto la necessità di tutelare la governabilità, ma anche di mantenere spazio per le forze centriste all’interno delle coalizioni.

Proprio l’abolizione della cosiddetta norma anti-cespugli consente a tutte le liste collegate di contribuire al risultato complessivo della coalizione, anche se non superano autonomamente una soglia minima. È un meccanismo particolarmente importante per i partiti più piccoli che partecipano alle alleanze.

Partito democratico

Il Pd è favorevole al superamento del Rosatellum e all’introduzione delle preferenze, ma contesta il premio fisso di 105 parlamentari e il mantenimento dei capilista bloccati. Al Senato i democratici hanno proposto di eliminare questi ultimi e di consentire due preferenze, con garanzie sulla rappresentanza di genere. Gli emendamenti sono stati respinti.

Il partito considera eccessivo anche il requisito delle 6.000 firme per collegio e denuncia il rischio che il premio alteri la proporzione tra voti e seggi. La critica politica è che le regole siano state costruite dalla maggioranza senza un accordo con le opposizioni.

Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle propone un sistema proporzionale, ma senza un premio capace di modificare così profondamente la rappresentanza. Chiede circoscrizioni di dimensioni più contenute, preferenze effettive per tutti i candidati e la doppia preferenza di genere.

Il M5S sostiene inoltre un’estensione più ampia del voto fuori sede e soglie che contrastino la frammentazione senza impedire l’ingresso di nuove formazioni. Giuseppe Conte ha attaccato soprattutto l’aumento delle firme, giudicato una barriera costruita a protezione dei partiti già presenti in Parlamento.

Alleanza Verdi e Sinistra

Avs è contraria al premio di governabilità e ai capilista bloccati. La proposta del partito è un proporzionale che preservi il pluralismo, accompagnato da preferenze autentiche e da regole meno penalizzanti per le formazioni non rappresentate nelle Camere.

Il capogruppo al Senato Peppe De Cristofaro ha definito l’aumento delle firme una misura capace di colpire non soltanto le liste prive di consistenza, ma anche movimenti civici ed esperienze politiche nate dal basso.

Italia Viva

Italia Viva ha contestato il premio al 42% e il rischio di allontanare ulteriormente eletti e territori. Il partito di Matteo Renzi ha insistito soprattutto sull’estensione del voto fuori sede, proponendo anche di approfondire in prospettiva l’utilizzo di strumenti tecnologici per il voto a distanza.

Critiche sono state rivolte anche alle nuove circoscrizioni estere, considerate troppo ampie per garantire un rapporto effettivo tra parlamentari e comunità rappresentate.

Azione e Più Europa

Azione e Più Europa contestano la costruzione di un premio di maggioranza rigido e le barriere imposte ai partiti più piccoli. Più Europa è direttamente interessata dalle nuove regole sulle firme, non disponendo di un gruppo parlamentare autonomo: la formazione rischierebbe quindi di dover raccogliere le sottoscrizioni previste dal testo.

Entrambe le forze chiedono una legge fondata sulla rappresentanza, su collegi territorialmente riconoscibili e su condizioni di accesso alla competizione uguali per le formazioni presenti e per quelle esterne al Parlamento.

Le tappe della nuova legge elettorale

La prima lettura alla Camera si è conclusa il 16 luglio 2026. Montecitorio ha approvato il testo proporzionale con premio al 42%, ma pochi giorni prima la maggioranza era stata battuta a scrutinio segreto sull’emendamento che introduceva le preferenze: 188 voti contrari contro 187 favorevoli.

Show more

Il disegno di legge è quindi passato al Senato, dove la maggioranza ha ripresentato la modifica. Palazzo Madama ha introdotto le tre preferenze con capolista bloccato, ha esteso il voto fuori sede ai caregiver e ha modificato le regole sulla raccolta delle firme e alcuni collegi del Trentino-Alto Adige. Il 15 settembre il testo è stato approvato con 113 sì, 71 no e due astensioni.

Da oggi riparte l’esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Il passaggio politico decisivo è fissato per il 28 settembre, quando inizierà la discussione in Aula. Montecitorio potrà approvare definitivamente il testo del Senato oppure modificarlo. Nel secondo caso sarebbe necessaria una quarta lettura a Palazzo Madama.

Se la Camera non introdurrà cambiamenti, la legge passerà al presidente della Repubblica per la promulgazione e sarà successivamente pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Dovranno poi essere adottati gli atti necessari a ridisegnare collegi e circoscrizioni. Solo dopo questi passaggi il nuovo sistema sarà concretamente utilizzabile per le elezioni politiche previste nel 2027.

 

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