Si torna a discutere di età pensionabile. Alla Camera arrivano diverse mozioni per intervenire sugli adeguamenti automatici dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. Una è della maggioranza e chiede di proseguire nell’azione di monitoraggio e intervento sugli effetti di tali adeguamenti; l’altra porta le firme del Partito Democratico, del Movimento Cinque Stelle e di Avs. Anche Azione ne ha presentata una nella giornata precedente. C’è una vera e propria corsa per tentare di intervenire sul tema previdenziale.
La mozione della minoranza va oltre e chiede di rafforzare la previdenza complementare, proseguendo nella valorizzazione del Tfr come strumento di accumulo. Non mancano neanche le richieste di abolire del tutto il meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita e di escludere incentivi alla previdenza privata e ai fondi integrativi. Il risultato della proposta, secondo il monitoraggio della spesa pensionistica della Ragioneria dello Stato, sarebbe catastrofico per il debito pubblico.
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Stop adeguamento automatico alla speranza di vita
Alla Camera, abbiamo detto, arrivano mozioni da parte della maggioranza e dell’opposizione sulla previdenza. Il tema specifico è quello di possibili correttivi sull’età pensionabile, il monitoraggio e l’intervento sugli effetti automatici dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita e gli strumenti per la previdenza complementare.
Nello specifico, la maggioranza impegna il Governo a:
proseguire nell’azione di monitoraggio e intervento sugli effetti degli adeguamenti automatici dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, anche attraverso interventi correttivi in riduzione o di congelamento, in continuità con quanto già disposto con la legge di bilancio 2026
Mentre il testo dell’opposizione sullo stesso argomento impegna il Governo a:
consolidare e ampliare il percorso di rafforzamento della previdenza complementare avviato con la legge di bilancio 2026, proseguendo nella valorizzazione del Tfr come strumento di accumulo previdenziale e promuovendo, tramite campagne informative dedicate e strumenti di semplificazione, un’adesione sempre più consapevole e diffusa dei lavoratori, in particolare delle giovani generazioni.
Si può abolire l’adeguamento automatico?
Abolire l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita? Spoiler: no. Ma c’è un motivo evidente che, nel corso dei mesi che hanno anticipato la Legge di Bilancio 2026, abbiamo già analizzato. Ci torniamo, vista l’insistenza sul tema, in particolare nella mozione presentata dalla capogruppo alla Camera del Partito Democratico, Chiara Braga, insieme ad Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento Cinque Stelle.
Aiutandoci con l’analisi dell’economista Tito Boeri, ripercorriamo i motivi per i quali si tratta di qualcosa di “infattibile”. Infatti non si può abolire il meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita. Al contrario di quanto si legge nella mozione, secondo la quale l’abolizione non avrebbe alcun effetto sulla spesa pensionistica, questo passaggio potrebbe invece costare un aumento del debito pubblico di 15 punti di Pil.
Si tratta di una cifra intorno ai 350 miliardi di euro, che secondo le stime della Ragioneria dello Stato potrebbe arrivare fino a 450 miliardi nel caso in cui al blocco dell’adeguamento si accompagnasse anche il mancato adeguamento delle prestazioni.
Il motivo è semplice: più si vive, più a lungo si pagano le pensioni. Il blocco dell’adeguamento comporterebbe un incremento del numero di pensioni da pagare e il sistema non regge già oggi, figurarsi con un numero sempre più basso di nascite nel nostro Paese.
La previdenza integrativa
Nella mozione si legge anche della richiesta di non incentivare la previdenza integrativa. Una proposta singolare, considerando l’andamento complessivo del sistema previdenziale, tra calo delle nascite e aumento della speranza di vita.
A meno di voler aumentare il debito pubblico fino alle cifre indicate, accanto alla pensione pubblica e alla contribuzione obbligatoria si dovrebbe invece incentivare la contribuzione volontaria, per quanto non tutti riescono a permettersela. E su questo punto però si apre un altro problema italiano: gli stipendi che non aumentano.
Sul tema spingono molto i sindacati, che puntano a una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori sugli investimenti e sui rendimenti legati ai propri salari.