Nel 2025 l’importo medio per le nuove pensioni delle donne si è attestato a 1.056 euro, un valore inferiore del 26,51% rispetto alla media dei nuovi pensionati uomini, che hanno percepito un avvio di 1.437 euro. Se si considerano solo le gestioni previdenziali (escludendo gli assegni sociali), il gap rimane pressoché identico: 1.139 euro per le donne contro 1.545 euro per gli uomini. I dati sono dell’Inps, che ha rilasciato il monitoraggio mensile delle pensioni.
Le cause di questo divario
Secondo l’Istituto, questi numeri sono il riflesso di disuguaglianze strutturali che accompagnano l’intera vita lavorativa femminile:
- carriere discontinue e spesso interrotte dal lavoro di cura familiare;
- stipendi mediamente più bassi;
- un tasso di occupazione inferiore.
Questi fattori convergono nel ridurre il montante contributivo. Le donne risultano così più esposte al rischio di povertà in vecchiaia e, più spesso, titolari di pensioni ai superstiti, quindi di assegni derivati e ancora più modesti.
Crollano le pensioni con Opzione Donna
Oltre alle pensioni, nel 2025 si è assistito a un vero e proprio tracollo anche per Opzione Donna, lo strumento che permetteva di andare in pensione anticipata calcolando l’intero montante con il sistema contributivo.
Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, le lavoratrici uscite con questa misura sono state solo 2.147, un crollo del 40,5% rispetto alle 3.612 del 2024. Di queste, oltre 1.800 hanno percepito la pensione prima dei 63 anni. Il drastico calo è la diretta conseguenza delle strette sui requisiti di accesso introdotte negli ultimi anni, che hanno di fatto reso la Opzione Donna inapplicabile per gran parte delle potenziali beneficiarie.
Nel loro insieme, questi dati delineano un panorama preoccupante:
- da un lato, le donne che vanno in pensione ricevono assegni significativamente più bassi;
- dall’altro, gli strumenti pensati per offrire loro una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro, per compensare carriere spesso più faticose, vengono progressivamente erosi, limitando ulteriormente le scelte e l’autonomia economica femminile.
Come possono andare in pensione le donne nel 2026
Nel 2026, per le donne che desiderano andare in pensione in anticipo a 64 anni la strada si è fatta più difficile. Con lo stop alla proroga dell’Opzione Donna, la principale rimane quella del sistema contributivo puro, accessibile solo a chi non ha versato contributi nemmeno per un giorno prima del 1° gennaio 1996 (o agli iscritti alla Gestione Separata Inps).
Per accedere, è necessario un triplo requisito:
- aver compiuto 64 anni;
- avere maturato almeno 20 anni di contributi effettivi;
- che l’assegno pubblico calcolato superi una soglia minima.
Quest’ultimo punto è spesso l’ostacolo maggiore: la pensione deve essere pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (circa 1.638 euro lordi al mese per il 2026).
Qui entrano in gioco le agevolazioni per le madri. Per una donna con un figlio, la soglia si abbassa a 2,8 volte l’assegno sociale (circa 1.529 euro), mentre con due o più figli scende ulteriormente a 2,6 volte (circa 1.420 euro). Queste riduzioni riconoscono, seppur parzialmente, l’impatto che le interruzioni di carriera per cura familiare possono avere sul montante contributivo finale.