Smettere di lavorare prima dei 67 anni è ancora possibile nel 2026, ma le strade percorribili si sono ridotte e i requisiti sono diventati più severi. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti ridisegnato il quadro normativo, eliminando alcune misure e rendendo più stringenti i criteri di accesso a quelle rimaste. Conoscere le opzioni disponibili è il primo passo per pianificare l’uscita dal lavoro in modo consapevole.
La pensione anticipata ordinaria
La soluzione più consolidata per andare in pensione prima dei 67 anni è la pensione anticipata ordinaria, che non prevede un’età minima ma richiede un’elevata anzianità contributiva. Per il 2026 i requisiti sono:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
- 41 anni e 10 mesi per le donne.
Questa modalità riguarda soprattutto chi ha iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1996, inserito nel sistema retributivo misto. Una volta maturati i requisiti, è necessario attendere una finestra di 3 mesi prima di ricevere il primo assegno (6 mesi per i dipendenti pubblici). È quindi importante considerare questo intervallo nella pianificazione dell’uscita dal lavoro.
Pensione a 64 anni, chi può andarci
Chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996 rientra nel sistema contributivo puro e può accedere alla pensione anticipata a 64 anni, ma solo a condizioni molto selettive. I requisiti da soddisfare contemporaneamente sono:
- aver compiuto 64 anni;
- aver maturato almeno 20 anni di contributi effettivi (non sono validi quelli figurativi, volontari o da riscatto ai fini di questo requisito);
- avere un assegno pensionistico pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro lordi mensili nel 2026 (l’assegno sociale è fissato a 546,24 euro).
Fanno eccezione gli iscritti alla Gestione Separata Inps (collaboratori, professionisti senza albo e partite Iva), per i quali questa possibilità è accessibile anche con contributi versati prima del 1996. Sono inoltre previste soglie ridotte per le lavoratrici madri:
- con un figlio, l’assegno deve essere pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (1.529,47 euro);
- con due o più figli, la soglia scende a 2,6 volte (1.420,22 euro).
Perché nel 2026 è più difficile andare in pensione prima
La modifica più rilevante introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda la previdenza complementare. Fino al 2025 era possibile sommare la rendita del fondo pensione integrativo all’assegno Inps per raggiungere la soglia minima richiesta. Dal 1° gennaio 2026 questa possibilità è stata eliminata. L’importo minimo deve quindi essere garantito esclusivamente dalla pensione pubblica.
Questo cambiamento penalizza in particolare i lavoratori con carriere discontinue o retribuzioni medio-basse.
Le alternative con Quota 41 e Ape Sociale
Restano comunque disponibili, fino al 31 dicembre 2026, due strumenti alternativi riservati a specifiche categorie di lavoratori.
La Quota 41 per lavoratori precoci consente di andare in pensione senza requisiti anagrafici, a condizione di avere almeno 41 anni di contributi complessivi, di cui almeno 12 mesi versati prima dei 19 anni. È riservata a categorie tutelate:
- disoccupati;
- caregiver;
- persone con almeno il 74% di invalidità;
- addetti a lavori gravosi o usuranti.
La domanda di certificazione deve essere presentata entro il 31 marzo per avere priorità nell’esame.
Un’altra opzione è l’Ape Sociale, che richiede almeno 63 anni e 5 mesi di età e una contribuzione minima variabile. È rivolta alle stesse categorie tutelate, ma con alcune differenze: per i disoccupati, ad esempio, consente l’accesso già dal mese successivo alla fine della NASpI, mentre con la Quota 41 è prevista un’attesa di 3 mesi. Le finestre per presentare la domanda di certificazione sono fissate al 31 marzo, 15 luglio e 30 novembre.
L’Ape Sociale è in scadenza al 31 dicembre 2026 e la sua proroga non è ancora certa. La Quota 41 per i lavoratori precoci dovrebbe invece restare anche nel 2027, ma con requisiti più stringenti.