L’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita potrebbe avere un impatto negativo per circa 50.000 lavoratrici e lavoratori che hanno scelto misure di uscita anticipata dal lavoro. Sono tre gli strumenti per farlo: isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà. Il problema è che chi ha sottoscritto un accordo di uscita anticipata, lo “scivolo” per uscire prima dal lavoro, non lo ha fatto prendendo in considerazione i nuovi adeguamenti dei requisiti pensionistici.
Ormai, però, molti accordi sono stati sottoscritti. Il rischio è che la fine dei pagamenti da parte dell’azienda non corrisponda all’inizio del pagamento delle pensioni da parte dell’Inps, lasciando i lavoratori e le lavoratrici scoperte, quindi senza reddito.
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Il sistema dell’esodo agevolato
Sono diversi i sistemi per uscire prima dal lavoro. Il sistema previdenziale, infatti, permette lo “scivolo”, ovvero un’uscita semplificata dal mondo del lavoro. La Cgil, in un’analisi sull’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita e l’impatto sulle misure di uscita anticipata fa riferimento a tre di questi strumenti.
Si tratta di:
- isopensione;
- contratti di espansione;
- Fondi di solidarietà.
Hanno procedure di adesione diverse, ma svolgono lo stesso compito. Durante il periodo di “anticipo” o “scivolo”, l’azienda paga al lavoratore un assegno mensile pari alla pensione maturata e versa i contributi previdenziali all’Inps. L’azienda svolge il ruolo di ente pensionistico in maniera figurata fino alla transizione verso l’erogazione da parte dell’Inps.
Isopensione: come funziona
L’isopensione consente di anticipare l’uscita dal lavoro fino a un massimo di sette anni. A decorrere dal 1° gennaio 2027 il limite è stato ridotto a quattro anni. Possono farne richiesta i dipendenti che stanno per raggiungere i requisiti del pensionamento. L’adesione è volontaria e si basa su accordi sindacali, spesso in contesti di esuberi o procedure di licenziamento collettivo, ma anche in casi ordinari per agevolare il ricambio generazionale dell’azienda.
Tra il 2020 e il 2025 hanno aderito all’isopensione circa 28.800 lavoratrici e lavoratori. Lo hanno fatto con un accordo che non indicava un incremento dei requisiti pensionistici per il 2027 e il 2028, e ipotizzava un aumento limitato di due mesi a partire dal biennio 2029-2030.
Contratti di espansione: interrotto dal 2024
Anche se il contratto di espansione non è più attivo dal 1° gennaio 2024, lo strumento ha consentito alle imprese di gestire i processi di riorganizzazione e ricambio generazionale con uscite volontarie fino a cinque anni prima del raggiungimento dei requisiti pensionistici. Chi ha aderito negli anni 2022 e 2023, usufruendo del massimo anticipo, maturerà il diritto alla pensione tra il 2027 e il 2028.
Quindi, anche se in disuso, i lavoratori che ne stanno usufruendo risulteranno comunque esposti agli incrementi degli adeguamenti all’età pensionistica introdotti dalla legge di Bilancio 2026 e dall’aggiornamento del Rapporto Mef. Secondo le stime, sono circa 5.000 le lavoratrici.
Fondi di solidarietà bilaterali
Infine i Fondi di solidarietà, che hanno permesso a specifici settori o contesti aziendali di accompagnare i lavoratori verso la pensione con un assegno mensile di accompagnamento per un periodo massimo di cinque anni.
Anche in questo caso, quindi, non si prevedevano i meccanismi automatici di adeguamento alla speranza di vita e quindi ai requisiti pensionistici. Coinvolge una platea piuttosto ampia di circa 28.000 tra lavoratori e lavoratrici.
I nuovi requisiti pensionistici e il rischio scopertura
Gli accordi degli strumenti presentati sono stati sottoscritti da circa 40mila dipendenti, ma senza riferimento agli incrementi dei requisiti, se non parziali a partire dal biennio 2029-2030. Con la legge di Bilancio 2026 e l’aggiornamento del Rapporto Mef sono stati modificati in maniera importante questi requisiti.
Lo scenario dei requisiti pensionistici:
- dal 1° gennaio 2027 è previsto un incremento di un mese;
- dal 1° gennaio 2028 è previsto l’incremento di due mesi;
- dal 1° gennaio 2029 è previsto l’incremento di tre mesi.
Come anticipato, il cambiamento rischia di creare una finestra di tempo nella quale lavoratori e lavoratrici risultano scoperti per reddito e contribuzione.
In assenza di salvaguardia, il nuovo scenario rischia di determinare periodi di scopertura per chi matura il diritto alla pensione pari a:
- nel 2027 più di un mese;
- nel 2028 più di due mesi;
- nel 2029 e nel 2030 più di un mese.
Inps verso il blocco delle domande
Secondo la ministra Calderone, che ha risposto ai dati pubblicati dai sindacati, i numeri sarebbero molto più contenuti. I lavoratori potenzialmente coinvolti sono 4.916. Ha comunque promesso l’impegno del Governo a trovare una soluzione per questi.
Mentre si cercano degli interventi normativi (per esempio l’introduzione di un meccanismo di estensione automatica di tali strumenti), l’Inps ha avvertito, attraverso il messaggio n. 558 del 17 febbraio 2026, che nel caso in cui vengano a mancare i requisiti per l’accesso alle prestazioni di esodo, anche con riferimento ai nuovi adeguamenti, le domande potrebbero essere bloccate e rifiutate fino a nuova disposizione.