Prenotare un hotel , da un po’ di anni, non significa pagare soltanto la camera. In gran parte dell’Europa, infatti, al conto finale si aggiunge la tassa di soggiorno, un contributo richiesto ai turisti che varia da Paese a Paese e, spesso, anche da città a città. Alcune amministrazioni applicano un importo fisso per notte, altre differenziano il costo in base alla categoria dell’albergo, mentre in alcuni casi il tributo è calcolato come percentuale del prezzo del pernottamento.
Le differenze sono notevoli. Ci sono destinazioni dove un soggiorno di pochi giorni comporta appena uno o due euro di spesa aggiuntiva, mentre nelle grandi città europee o nelle località turistiche più esclusive l’imposta può superare i 7-10 euro per persona a notte. Alcuni Stati, invece, hanno scelto di non introdurre alcuna tassa di soggiorno oppure di limitarla soltanto ad alcune regioni.
L’analisi che abbiamo svolto prende in esame circa 300 città di 46 Paesi e territori europei, confrontando le tariffe ufficiali pubblicate da Comuni, governi regionali e autorità nazionali.
Indice
Dove la tassa di soggiorno costa di più in Europa
Le differenze tra una città e l’altra sono enormi. Sono le grandi destinazioni dell’Europa occidentale, dove il turismo internazionale è più intenso, ad avere le tasse di soggiorno più alte dove il gettito è spesso usato dalle amministrazioni locali per finanziare servizi urbani, trasporto pubblico e promozione del territorio.
A Barcellona, ad esempio, un turista che soggiorna in un hotel a 4 o 5 stelle può arrivare a pagare 7,70 euro per persona e per notte, frutto della somma tra l’imposta della Generalitat de Catalunya e il contributo comunale. Alle Baleari, invece, località come Palma di Maiorca e Ibiza arrivano fino a 4 euro a notte nelle strutture di categoria superiore.
Anche Parigi è tra le città più costose d’Europa, con importi che variano sensibilmente in base alla categoria alberghiera e possono superare i 10 euro negli hotel di lusso. Nei Paesi Bassi il sistema è ancora diverso: Amsterdam applica una tassa calcolata in percentuale sul costo della camera, pari al 12,5% della tariffa, rendendo il prelievo tra i più elevati del continente soprattutto negli alberghi di fascia alta.
Tra le città con importi elevati figurano anche Vienna, Zurigo, Ginevra, Lucerna, Venezia, Firenze, Roma, Milano, Dubrovnik e numerose località alpine, dove il contributo serve spesso a finanziare impianti turistici, sentieri e servizi dedicati agli ospiti.
Dove si paga meno o non si paga affatto
La Spagna, pur essendo il secondo Paese più visitato dell’Europa dopo la Francia, applica la tassa di soggiorno soltanto in alcune aree. Ci sono città che non richiedono alcun contributo come Madrid, Valencia, Siviglia, Malaga, Granada, Cordova, Bilbao, San Sebastián e Santiago de Compostela, mentre il tributo è previsto soltanto in Catalogna e nelle Isole Baleari.
Anche altri Stati europei continuano a non prevedere alcuna imposta nazionale o locale. È il caso del Regno Unito, dove città come Londra, Manchester, Liverpool, Edimburgo e Glasgow non applicano alcun contributo obbligatorio ai turisti (fatte salve eventuali sperimentazioni locali).
Nei Balcani e nell’Europa orientale, invece, il contributo esiste quasi ovunque ma rimane generalmente contenuto, con importi compresi tra 1 e 3 euro a notte.
Quattro tipi di tassa di soggiorno in Europa
Come avete capito finora, sia in questo articolo che nei precedenti di questa serie, non solo Paese che vai prezzi che trovi, ma addirittura città che vai prezzi che trovi. Per la tassa di soggiorni esistono quattro modelli differenti.
Il primo, adottato dalla maggior parte dei Paesi europei, prevede una quota fissa per persona e per notte, spesso differenziata in base alle stelle dell’hotel. È il sistema utilizzato, tra gli altri, da Italia, Francia, Austria, Germania, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria, Grecia, Malta, Cipro, Andorra, Monaco e San Marino.
Il secondo è quello percentuale, adottato soprattutto dai Paesi Bassi, dove Amsterdam calcola il tributo come quota del prezzo della camera.
Esiste poi un sistema misto, come quello di Barcellona, che combina la tassa regionale catalana con il contributo comunale, facendo aumentare sensibilmente il costo finale.
Infine, c’è il modello nazionale percentuale della Turchia, dove l’Accommodation Tax viene applicata direttamente sul prezzo del pernottamento e riguarda città come Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya, Bodrum, Marmaris, Fethiye e Nevşehir.
Quanto pesa sul costo della vacanza
Considerata singolarmente, la tassa di soggiorno può sembrare trascurabile. Tuttavia, il dataset mostra come il suo impatto aumenti rapidamente con la durata del viaggio e con il numero dei viaggiatori.
Una famiglia composta da due adulti e due ragazzi maggiori dell’età di esenzione, che trascorre sette notti in una città dove il contributo è di 5 euro a persona, arriva a pagare 140 euro esclusivamente di tassa di soggiorno.
Nelle città con importi superiori, come Barcellona, la spesa può superare 200 euro per una settimana, mentre nelle località dove il contributo è limitato a 1 euro la stessa vacanza comporta un costo aggiuntivo di appena 28 euro.
Anche il limite massimo di pernottamenti cambia notevolmente. Nel dataset italiano, ad esempio, molti Comuni interrompono il pagamento dopo 5, 7, 10 o 14 notti, mentre altri lo applicano per tutta la durata del soggiorno.