Sanremo 2026 cambia i contorni del Festival della canzone italiana, almeno per quanto riguarda le responsabilità in caso di pubblicità occulta, messaggi politici o comportamenti ritenuti in contrasto con la linea editoriale del servizio pubblico.
La Rai, per la prima volta in modo esplicito e contrattualmente blindato, non risponderà più di eventuali iniziative autonome degli artisti sul palco dell’Ariston. E a pagare, sul piano giuridico ed eventualmente economico, sarà il cantante.
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Sanremo e pubblicità occulta, addio responsabilità Rai
La novità è contenuta nell’ultimo accordo sui contributi alle case discografiche, sottoscritto a dicembre tra Viale Mazzini e le associazioni di categoria Fimi e Pmi.
Il testo non si limita a regolare i rimborsi economici, ma interviene su uno dei nervi più scoperti del Festival: il confine tra spettacolo, marketing e attivismo politico.
Se un artista a Sanremo dovesse esibire un marchio, citare un brand o mettere in scena un’operazione di marketing non concordata, esplicita oppure occulta, la Rai non ne risponderà. Le etichette discografiche, sul fronte marketing, si fanno garanti e manlevano il servizio pubblico. Ma qualora riescano a dimostrare che l’episodio è avvenuto a loro insaputa, la responsabilità finale ricade comunque sul solo artista.
Si tratta di una risposta diretta agli ultimi eventi: i selfie di Chiara Ferragni su Instagram, il caso delle scarpe di John Travolta nel 2024 e a la collana di Tony Effe rimossa all’ultimo momento nel 2025.
Ma lo stesso vale anche in caso dei messaggi politici: il caso spartiacque fu lo “Stop al genocidio” di Ghali nel 2024.
Sanremo, il rischio è tutto dell’artista
Il perimetro della responsabilità individuale non riguarda solo il marketing. Anche parole, gesti o messaggi ritenuti “contrari ai principi del buon costume” o “in contrasto con la linea editoriale della Rai” saranno imputabili esclusivamente al cantante. Lo stesso vale per i cosiddetti “messaggi in codice”, una formula volutamente ampia che include prese di posizione politiche, slogan o dichiarazioni simboliche.
Il precedente più citato è lo “Stop al genocidio” pronunciato da Ghali sul palco nel 2024, episodio che accese un forte dibattito politico e mediatico. Con le nuove regole, eventuali rivendicazioni o contestazioni non coinvolgeranno più direttamente l’azienda pubblica, ma il singolo concorrente.
Perché la Rai ha blindato il Festival di Sanremo
La scelta nasce anche da una trattativa: a novembre il confronto tra Rai e discografici si era arenato sull’ipotesi di una responsabilità oggettiva delle etichette, che avrebbero dovuto rispondere automaticamente delle azioni dei loro artisti. Un’ipotesi respinta con forza dall’industria musicale. Il compromesso trovato offre tutela massima per la Rai, responsabilità personalizzata per cantanti e, in parte, per le etichette.
Sanremo resta il pilastro dei ricavi pubblicitari, con attese superiori ai 70 milioni di euro per il 2026. Ricavi che la dirigenza intende tutelare da eventuali azioni sanzionatorie.
Ricadute sui cantanti di Sanremo
Per gli artisti in gara al Festival di Sanremo, soprattutto quelli più giovani o con un’immagine fortemente identitaria, il cambio di scenario è netto. Ogni scelta estetica, ogni parola fuori copione, ogni accessorio indossato sul palco può trasformarsi in un potenziale rischio personale, senza più l’ombrello del servizio pubblico.
Sul fronte economico, l’accordo porta un aumento dei contributi Rai: da 62mila a 75mila euro per ciascun artista, a fronte di costi complessivi che oscillano tra 120mila e 150mila euro. Per le band sono previsti 3mila euro aggiuntivi per ogni membro, mentre gli ospiti della serata cover ricevono 4mila euro, che diventano 8mila in caso di gruppi o artisti internazionali. Le Nuove Proposte si fermano a 25mila euro.