Quanto vale davvero la moda italiana, fatturato da 92,9 miliardi ma è in calo

La moda italiana marcia a due velocità fra il mercato interno che regge e l'export che soffre. Ma il 2026 potrebbe essere l'anno della svolta

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Dopo Giorgio Armani, il settore fashion ha perso anche Valentino. Due mostri sacri della moda italiana se ne sono andati a stretto giro, riconosciuti come geni imprenditoriali e campioni di stile. Ma quanto vale oggi la moda in Italia?

Dopo due anni segnati da contrazione dei volumi, tensioni internazionali e un rallentamento strutturale della domanda globale, l’industria italiana della moda intravede un primo, timido cambio di passo.

Moda, fatturato da 92,9 miliardi

I Fashion Economic Trends di dicembre elaborati da Cnmi (Camera Nazionale della Moda Italiana) restituiscono la fotografia di un comparto che nel corso del 2025 ha iniziato a lasciarsi alle spalle la fase più acuta della recessione, pur senza riuscire ancora a invertire pienamente la rotta.

Il dato più rilevante riguarda il ritorno in territorio positivo dei comparti core (tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature) che nel terzo trimestre dell’anno interrompono una sequenza negativa durata otto trimestri consecutivi. Una ripresa graduale, iniziata a luglio con un +1,4% e rafforzatasi a settembre con un +5,7%, che consente di limitare il calo complessivo dei primi nove mesi al -2,7%. Un segnale importante, soprattutto perché arriva dopo un lungo periodo di stagnazione che aveva messo sotto pressione l’intera filiera produttiva.

Nonostante il rimbalzo estivo, il 2025 si chiude come un anno complesso. Il fatturato complessivo stimato per l’intero 2025 dell’industria italiana della moda si attesta a 92,9 miliardi di euro, in calo del 3% rispetto al 2024, ma sostanzialmente in linea con le previsioni di Cnmi che stimavano un risultato di circa 93 miliardi di euro. Un arretramento più contenuto rispetto alle aspettative di inizio anno, grazie soprattutto alla tenuta del mercato interno e a una parziale stabilizzazione dei prezzi, che ha evitato ulteriori contrazioni dei margini.

Più fragile, invece, la situazione dei settori collegati, ovvero gioielleria, bigiotteria, cosmesi e occhialeria. Tali settori registrano il terzo trimestre consecutivo in rosso (-3,7%). A pesare sono in particolare gioielleria e occhialeria, penalizzate dalla debolezza della domanda internazionale e da un contesto globale meno favorevole ai consumi discrezionali.

I prezzi nella filiera della moda

Anche l’andamento dei prezzi conferma un quadro ancora instabile. I prezzi di sell-in risultano in calo nel comparto tessile (-1,6%), sostanzialmente stabili nell’abbigliamento (+0,2%) e in lieve aumento nelle calzature (+0,8%). Fanno eccezione cosmesi (+2,7%) e gioielleria (+9,1%), che continuano a registrare incrementi di prezzo nonostante la flessione dei volumi, segnale di un posizionamento premium che resiste, ma con crescenti rischi di saturazione.

Consumi interni a due velocità

I dati Istat sulle vendite al dettaglio confermano un mercato interno spaccato in due. Crescono i consumi legati alla profumeria e alla cura della persona (+4,2%), mentre l’abbigliamento mostra un moderato segno positivo (+1,4%). Restano invece sotto pressione gioielli e calzature, che continuano a risentire della cautela dei consumatori e dell’erosione del potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni.

L’export della moda

Il nodo principale resta il commercio con l’estero. Nei primi otto mesi del 2025 l’export della moda italiana diminuisce complessivamente, colpendo sia i comparti core sia quelli collegati. La flessione è particolarmente marcata verso i Paesi extra-Ue (-9%), con la Cina in forte calo (-19,8%) e un netto ridimensionamento anche su Hong Kong.

Gli Stati Uniti, pur colpiti da nuove tensioni protezionistiche, mostrano una certa resilienza nei comparti core (+2,3%), ma registrano un vero e proprio crollo nei settori collegati (-13%). La Francia, primo mercato di sbocco per la moda italiana, resta sostanzialmente ferma, riflettendo le incertezze macroeconomiche interne e il rallentamento dei consumi.

In controtendenza, crescono le importazioni, soprattutto dai Paesi asiatici. Quelle provenienti dalla Cina aumentano dell’11,8%, segnale di un recupero della capacità esportativa del Dragone sui mercati globali. L’Italia prova a tamponare con una tassa sul fast fashion. Il saldo commerciale rimane ampiamente positivo a 26,7 miliardi di euro, ma in calo di oltre 4 miliardi rispetto al 2024, evidenziando un progressivo assottigliamento del vantaggio competitivo.

Stime per il 2026

La moda italiana guarda al quarto trimestre 2025 con cauto ottimismo, ma la previsione finale resta prudente con un fatturato finale atteso in calo tra il 2,7% e il 3%. La ripresa vera e propria è rimandata al 2026.

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