Stipendio più basso in ferie, ma per la Cassazione è legittimo: i motivi

Una busta paga più bassa durante le ferie può essere legittima, la Cassazione spiega come valutare indennità, reddito e riduzione

3 min di lettura

Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

La busta paga del mese di ferie può essere più bassa rispetto a quella ordinaria senza violare il diritto al riposo. La riduzione, però, non deve essere tale da spingere il lavoratore a rinunciare alle ferie per non perdere reddito. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18529 dell’8 giugno 2026.

Una decisione che potrebbe interessare molti lavoratori proprio durante il periodo estivo, mentre molti sono in ferie.

Il caso

L’ordinanza riguarda un macchinista del settore ferroviario che chiedeva l’inclusione, nella retribuzione feriale, di due voci:

Per la Cassazione, che ha confermato il principio europeo, la retribuzione percepita durante le ferie deve essere comparabile a quella ordinaria, ma non è necessaria una perfetta identità tra i due importi. L’esclusione di alcune indennità variabili è quindi legittima quando non genera una riduzione idonea a disincentivare il godimento delle ferie.

Il confronto tra stipendio e ferie fatto su base annua

Il criterio guida è l’effetto dissuasivo; una decurtazione è vietata quando è tale da spingere il lavoratore a rinunciare alle ferie per non perdere reddito. La Corte non fissa una percentuale valida per tutti, ma indica la direzione con il caso concreto: con un’incidenza del 3,37%, nel caso esaminato dalla Corte, la riduzione non è stata ritenuta tale da disincentivare la fruizione delle ferie. La valutazione va condotta caso per caso, misurando quanto la parte esclusa incide sul totale.

Poiché il lavoratore aveva chiesto le differenze su base annuale, la Corte ha stabilito che il raffronto andava fatto con la retribuzione annua anziché con quella di un singolo mese. Il metodo di calcolo influenza l’esito: una voce che incide molto in un mese può diluirsi nell’arco dell’anno e scendere sotto la soglia rilevante.

Tre controlli per capire se la busta paga delle ferie è corretta

Per valutare se la riduzione della paga feriale rientra nei limiti fissati dalla Corte, bastano tre verifiche in sequenza:

L’incidenza percentuale si calcola dividendo il totale annuo delle voci non corrisposte durante le ferie per la retribuzione annua lorda e moltiplicando il risultato per 100.

Con una retribuzione annua lorda di 26.700 euro e voci variabili escluse per circa 900 euro nell’anno, l’incidenza si ferma al 3,37%, sotto la soglia ritenuta non dissuasiva. Le stesse somme, osservate solo nelle giornate di ferie in cui non vengono corrisposte, fanno apparire quella parte di cedolino molto più leggera, mentre sull’intero anno tornano a essere una quota marginale del totale.

Cosa può cambiare per lavoratori e aziende

L’ordinanza 18529/2026 può cambiare il tema della retribuzione da corrispondere durante il periodo di riposo, perché sostituisce un principio generale con una verifica quantitativa.

Per le aziende significa maggiore certezza nella gestione delle voci variabili, mentre per i lavoratori significa avere un criterio più oggettivo per capire quando una busta paga “leggera” è legittima e quando invece nasconde un effetto dissuasivo vietato.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963