Cambiare lavoro è il sogno del 44% degli italiani: i giovani guardano ancora all’estero

Cambiare lavoro nel 2026 è un desiderio diffuso, ma tra competizione, selezioni rigide e IA il mercato italiano appare sempre più complesso

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Il sogno di una carriera migliore, più appagante o semplicemente diversa, non è mai stato così diffuso a livello globale. Secondo un recente report di LinkedIn, infatti, il 52% dei lavoratori in tutto il mondo sta pensando di cambiare lavoro nel 2026. Un dato che riflette un’inquietudine diffusa, il desiderio di rinnovamento e, forse, nuove priorità emerse nel post-pandemia.

Tuttavia, questa voglia di cambiare si scontra con la realtà: per due terzi degli intervistati trovare una nuova posizione è diventato più difficile che in passato.

Lo scenario italiano

L’Italia non fa eccezione in questo panorama. Nel nostro Paese, il 44% dei professionisti è attivamente alla ricerca di un cambiamento, a fronte di un 46% che invece non ha intenzione di muoversi. Ma cosa rende il mercato del lavoro contemporaneo un campo di gioco così impegnativo? I fattori sono molteplici e LinkedIn li ha analizzati attraverso le varie differenze generazionali, in un contesto lavorativo che oggi riguarda quattro generazioni diverse.

I professionisti italiani che faticano a trovare una nuova collocazione indicano due ostacoli principali:

Questa sensazione di difficoltà è trasversale, accomunando giovani alle prime armi e lavoratori esperti. Come commenta Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia:

Il mercato del lavoro oggi assomiglia sempre più a una grande rotonda, in cui flussi diversi, le generazioni, le competenze e la tecnologia, si incrociano continuamente. Vediamo ora che oltre 6 professionisti su 10 trovano più difficile cercare lavoro rispetto al passato, e questo fornisce una direzione chiara: servono strumenti che rendano il percorso più leggibile, equo e basato sulle competenze.

Il punto di vista delle generazioni

L’approccio al mercato e le percezioni cambiano radicalmente in base all’età. Spinti da una maggiore mobilità e da prospettive internazionali, l’81% dei giovani della Gen Z e il 67% dei Millennial hanno considerato di trasferirsi all’estero per migliori opportunità. Per le generazioni più mature (Baby Boomer e Gen X), il principale freno al cambiamento è l’età. Nonostante un bagaglio di esperienza e competenze consolidate, temono che l’anzianità possa essere uno stigma in un mercato che spesso sembra privilegiare le persone più giovani.

A complicare ulteriormente la “caccia” contribuisce un’esperienza di candidatura spesso frustrante. I professionisti segnalano una serie di criticità:

A questo si aggiunge una sfiducia nella meritocrazia, con il 32% che reputa le conoscenze personali più importanti del merito. Solo 1 su 5 è convinto che impegno e competenze vengano sempre premiati.

Il ruolo dell’IA

In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale si propone come un fattore disruptive, vissuto con un mix di opportunità e timori. Quasi il 60% dei professionisti si dichiara a proprio agio nell’utilizzarla, con una maggiore familiarità tra le generazioni più giovani. Nel reclutamento, però, le opinioni sono divise:

Le professioni del futuro

Dove si nascondono, allora, le opportunità di crescita? LinkedIn identifica le dieci professioni in più rapida crescita in Italia, che tracciano una mappa chiara del futuro:

Questa classifica conferma il dominio delle competenze STEM, della gestione della complessità (project manager) e della transizione verde (specialista HSE).

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