C&C, partner Apple in crisi: 400 dipendenti senza stipendio da marzo, verso il concordato

Crisi C&C: i sindacati denunciano mancati pagamenti e chiedono un confronto, la società ha due mesi per presentare il concordato

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Sono oltre 400 le lavoratrici e i lavoratori italiani di C&C Spa che, secondo quanto denunciano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, non ricevono lo stipendio dallo scorso marzo.

La società barese, premium partner di Apple e tra i principali operatori nella vendita e assistenza dei prodotti della multinazionale, sta affrontando una grave crisi di liquidità che ha portato all’avvio della procedura di regolazione della crisi davanti al Tribunale di Bari.

La crisi di C&C e gli stipendi bloccati

La vicenda coinvolge una realtà nata oltre vent’anni fa a Bari e cresciuta fino a gestire circa 130 negozi in Europa, 113 centri di assistenza e oltre 1.300 dipendenti complessivi, dei quali più di 400 operano in Italia.

Nel frattempo i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, mentre da luglio dovrebbe partire la cassa integrazione per il personale.

Secondo i sindacati, la situazione si è aggravata negli ultimi mesi e l’azienda avrebbe fornito informazioni ritenute insufficienti sul proprio stato economico e finanziario, mentre la crisi di liquidità e i debiti accumulati con i fornitori hanno duramente colpito i circa 50 negozi italiani.

Così affermano le sigle:

È da marzo che C&C Spa, società premium partner di Apple a capo di una rete di rivendita e assistenza in Italia e in altri paesi europei, non paga gli stipendi delle oltre 400 lavoratrici e lavoratori alle sue dipendenze nel nostro Paese.

La procedura davanti al Tribunale di Bari

Dopo le istanze di fallimento presentate da alcuni fornitori, C&C ha chiesto l’accesso agli strumenti di regolazione della crisi. Il Tribunale di Bari ha concesso le misure protettive richieste e nominato i commissari che seguiranno la procedura.

La società avrà ora 60 giorni, prorogabili, per presentare il piano di concordato.

Secondo quanto emerso, alla fine di marzo i debiti complessivi avevano raggiunto circa 128 milioni di euro. Tra le ipotesi allo studio figura anche la vendita dei punti vendita presenti nei Paesi baltici, operazione che potrebbe garantire nuova liquidità per sostenere il percorso di risanamento.

Ipotesi vendita parziale

La Gazzetta del Mezzogiorno scrive che C&C avrebbe ricevuto una manifestazione di interesse vincolante da 25 milioni per cedere i punti vendita nei Paesi baltici. Questa potrebbe forse essere la chiave per il salvataggio aziendale.

I sindacati chiedono chiarezza

Le organizzazioni sindacali criticano anche le modalità con cui sono venute a conoscenza della procedura.

Nella nota congiunta dichiarano:

Pretendiamo chiarezza da C&C sulle prospettive di salvataggio dell’attività e che si compia ogni sforzo possibile per salvaguardare l’occupazione e la continuità reddituale dei dipendenti.

E aggiungono:

Veniamo a sapere, ancora una volta dalla stampa, dell’ipotesi di cessione di alcune delle attività all’estero controllate da C&C per reperire liquidità e ribadiamo l’urgenza dell’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, per trovare soluzioni che tutelino anzitutto le lavoratrici e i lavoratori. In attesa di attivare il ricorso alla cassa integrazione, a partire da luglio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione e garantito che saranno messe in campo tutte le iniziative necessarie per ottenere risposte chiare dall’azienda.

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