Guglielmo Marconi e la verità sulla nascita della radio

Una storia complessa, quella dell'invenzione della radio, ancora oggi non ufficialmente riconosciuta a Guglielmo Marconi

Pubblicato: 15 Agosto 2023 06:30

Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Esistono invenzioni rivoluzionarie che hanno un padre o una madre ben chiari, e altre, invece, che sono da decenni al centro di accese discussioni in ambito scientifico. Per l’Italia non c’è mai stato dubbio in merito all’inventore della radio: Guglielmo Marconi.

Non è però così ovunque. Basti pensare alle conferme e riconferme dell’Unione Sovietica, certa del fatto che il merito storico vada attribuito al fisico russo Aleksandr Stephanovitch Popov. Questi, per alcuni, avrebbe inventato un trasmettitore radio prima dei risultati ottenuti da Marconi.

Il lavoro di Marconi

È stato spesso contestato a Guglielmo Marconi il proprio lavoro rivoluzionario, nonostante avesse dimostrato d’essere il solo in grado di permettere le radiocomunicazioni, tanto a breve quanto a grande distanza.

Prima di lui, infatti, nessuno era riuscito a progettare un vero e proprio sistema capace di avviare la trasmissione, consentire la ricezione e garantire la registrazione di un messaggio a soli cento metri di distanza. Su cosa si basano le accuse a suo carico? Sul fatto che i suoi apparati abbiano sfruttato con successo dispositivi inventati da altri. Ecco perché, al netto dei meriti riconosciutigli, alcuni Stati e pensatori ritengono che il titolo di inventore della radio sia ingiusto.

Polemiche sono nate inoltre dopo il premio Nobel ricevuto nel 1909, considerando la motivazione: “In riconoscimento del suo contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili”. Per tanti, come il marconista Lodovico Gualandi, si tratta di una falsificazione storica, in pieno contrasto con gli eventi, che raccontano di un’invenzione tutt’altro che casuale e figlia del lavoro altrui, anzi meditata e cosciente.

L’ammissione di Popov

Come detto, la vicenda è ancora oggi particolarmente viva, considerando come l’Italia non riesca a imporre tale visione chiarissima al resto del mondo. Vige l’incertezza, il che rappresenta un danno e un’onta.

Eppure lo stesso Aleksandr Stephanovitch Popov ammise di non essere l’inventore della radio, onore e merito spettanti al collega Guglielmo Marconi. Lo si deduce da una fotografia (ritraente Popov) regalata al genio italiano dal fisico russo. Uno scatto riportante la seguente frase: “’A Guglielmo Marconi, le pere de la thelegraphye sans fil. Kronstadt, 14 juillet 1902”. Il tutto facilmente traducibile in “A Guglielmo Marconi, il padre della telegrafia senza fili. Kronstadt, 14 luglio 1902”.

Lo scambio avvenne di persona, a bordo della nave italiana Carlo Alberto, in occasione di una visita ufficiale nel porto russo di Kronstadt. A darne notizia è il già citato storico Gualandi, che assicura come lo scatto fosse sul panfilo Elettra, insieme a quella di svariati personaggi illustri, come il re di Spagna e lo Zar.

A offrirne testimonianza è Anselmo Landini, ufficiale nella nave laboratorio di Marconi. Ne fa menzione nel suo libro Navigando con Marconi a bordo dell’Elettra; Diario di un ufficiale marconista.

Mettendo a confronto gli eventi, infine, le tre fasi dell’invenzione della radio di Marconi si riassumono in:

E Popov? Nel 1895 aveva realizzato uno strumento rivelatore delle scariche atmosferiche, causate dai temporali. I suoi esperimenti di radiotelegrafia ebbero inizio soltanto dopo la pubblicazione delle prime notizie sul sistema di Marconi.

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