Anche in Italia arriva il free flow, un termine che indica un addio alle sbarre ai caselli autostradali. In altri Paesi europei, come Francia, Spagna e Portogallo, il sistema a “flusso libero” è già ampiamente utilizzato. Ora arriva anche in Italia, con alcune zone che hanno già iniziato a sperimentare una nuova tecnologia di pagamento.
Questo permette di pagare entro 15 giorni e non direttamente in autostrada. Può semplificare i viaggi di moltissimi, ma mettere in difficoltà chi, per un motivo o per un altro, dimentica il pagamento. Infatti sono previste sanzioni per chi non paga il pedaggio entro il termine stabilito, con multe che vanno da 87 a quasi 400 euro, oltre al recupero del pedaggio stesso.
Indice
Come funziona il free-flow
Senza più sbarre, come si paga il pedaggio? Il free-flow presenta delle strutture metalliche sopraelevate rispetto alla carreggiata dotate di telecamere e sensori.
Per chi possiede un dispositivo Telepass, UnipolMove o di altri operatori, il passaggio sotto il portale registra l’addebito del pedaggio in automatico.
Per chi invece non ha un dispositivo simile, le telecamere fotografano la targa, riconoscono il veicolo e calcolano l’importo per chilometraggio percorso, quantificando quanto dovuto.
Come cambia il pagamento?
La vera differenza è quindi come cambia il pagamento, perché non si paga più direttamente all’uscita dell’autostrada, ma entro 15 giorni solari e consecutivi dal transito.
Il pagamento avviene attraverso le applicazioni ufficiali dei gestori, ma anche tramite siti web dedicati o sportelli fisici abilitati.
Cosa succede a chi non paga
Chi però non paga entro 15 giorni rischia multe salate. Dopo un primo sollecito di pagamento, con tanto di aggiunta di spese di notifica e di recupero crediti, la pratica passa alla Polizia Stradale per violazione dell’articolo 176 del Codice della Strada.
A quel punto parte la sanzione amministrativa che va da 87 a 344 euro, con la contestuale decurtazione dei punti della patente e comunque l’obbligo di saldare il pedaggio originario maggiorato.
Dove è già attivo
Come indicato da Repubblica, in alcune tratte autostradali si sta sperimentando il flusso libero, il free-flow. Si tratta del modello che azzera le barriere fisiche, quindi le sbarre e i caselli autostradali, per pagare il pedaggio.
Mentre all’estero è già molto utilizzato, in Italia è stato attivato su circa 200 km della rete nazionale, principalmente al nord.
È infatti attivo su:
- A36 (Pedemontana Lombarda, prima apripista in Italia);
- A33 Asti-Cuneo;
- tangenziali di Como (A59) e Varese (A60);
- raccordo Ospitaletto-Montichiari.
Il tema delle truffe
C’è poi un ultimo tema che va tenuto in considerazione, ovvero i criminali informatici. Così come per molti altri sistemi di pagamento, anche con il free-flow arriva ai telefoni dei guidatori un messaggio sul pagamento ancora da effettuare.
Si è venuta così a creare una situazione nuova di tentativo di furto di dati e soldi. Rispetto al metodo tradizionale di pagamento direttamente al casello, in questo caso si rischia di cliccare sul link all’interno di SMS o email di falsi gestori.
La regola d’oro è sempre la stessa: non si clicca sul link all’interno di comunicazioni informali come SMS ed email. I pagamenti possono avvenire anche allo sportello, quindi se si ha il dubbio ci si può recare fisicamente sul posto per verificare la propria posizione.