Quali sono i buoni fruttiferi postali che andranno in prescrizione nel 2026?

Scopri come funziona la prescrizione dei buoni fruttiferi postali e cosa succede se non vengono riscossi entro i termini previsti dalla legge, sia per i titoli cartacei che dematerializzati

Pubblicato:

Alessandra Di Bartolomeo

Giornalista di economia

Giornalista esperta di risparmio, ha maturato una vasta esperienza nella divulgazione di questioni economiche.

Da decenni i buoni fruttiferi postali rappresentano una delle forme di risparmio e investimento più diffuse in Italia.

Secondo gli ultimi dati comunicati da Poste relativi al 2025, infatti, circa 27 milioni di risparmiatori utilizzano tali prodotti insieme ai libretti postali per far crescere il loro capitale.

Il motivo è che si tratta di strumenti sicuri perché garantiti dallo Stato Italiano. In più sono semplici da utilizzare in quanto non richiedono delle particolari competenze finanziarie e non hanno costi di sottoscrizione. Inoltre, godono di una tassazione agevolata sugli interessi che è del 12,5% rispetto al 26% degli altri strumenti finanziari.

Per non perdere il capitale investito e gli interessi maturati bisogna però prestare attenzione alla prescrizione. Ecco quindi quali buoni si prescriveranno nel 2026.

Cos’è la prescrizione dei buoni fruttiferi postali

Per prescrizione si intende il termine oltre il quale chi ha dei buoni fruttiferi postali perde il diritto di richiedere il rimborso del capitale investito e degli interessi maturati. Essa si compie dopo 10 anni dalla scadenza del titolo.

Ecco un esempio:

supponiamo di sottoscrivere un buono postale 3×4 di 4.000 euro in data 10 marzo 2026. Considerando che tali titoli durano 12 anni e offrono alla scadenza un rendimento che arriva al 3%, dopo tale periodo si percepiranno 5.490,16 euro come comunica il calcolatore di Poste Italiane. In tale calcolo non è però considerata l’imposta di bollo che si calcola in base alla normativa vigente. Questo buono scade il 10 marzo 2038, significa che dopo questa data non produce più interessi. Va invece in prescrizione dopo 10 anni, esattamente l’11 marzo 2048.

La prescrizione riguarda sia i buoni postali cartacei che quelli dematerializzati.

I primi sono quelli che vengono consegnati fisicamente al risparmiatore per cui vanno conservati con cura perché è necessario presentarli per chiedere il rimborso.

Gli altri, invece, non esistono in forma cartacea in quanto sono registrati elettronicamente. Inoltre, possono essere sottoscritti solo se si ha un conto di regolamento che può essere un libretto di risparmio postale o un conto BancoPosta. Il motivo è che alla scadenza, il capitale maturato insieme agli interessi viene accreditato su di esso per cui non si può chiudere finché un buono è ancora in essere.

Che fine fanno i soldi se i buoni cadono in prescrizione?

Quando i buoni fruttiferi postali cartacei cadono in prescrizione non possono essere riscossi. Tale regola è stata stabilita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed è riportata anche nel comunicato stampa numero 260 del 30 dicembre 2013.

I titoli cartacei emessi fino al 13 aprile 2001 si prescrivono a favore del Mef se non vengono riscosse entro i 10 anni dalla scadenza. Quelli emessi dal 14 aprile 2001, invece, vengono trasferiti al Fondo dei rapporti dormienti istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

I buoni dematerializzati, invece, come spiegato, sono registrati in formato elettronico e collegati a un conto corrente BancoPosta o a un libretto di risparmio. Alla scadenza, il rimborso avviene infatti in automatico e i soldi finiscono direttamente su tali prodotti per cui non si rischia la prescrizione.

Quali buoni fruttiferi postali scadranno nel 2026?

I buoni postali che scadono nel 2026 ovvero che terminano di produrre interessi sono i seguenti:

Tutti i titoli indicati scadranno nella data indicata e poi andranno in prescrizione dopo 10 anni.

Quali buoni invece vanno in prescrizione nel 2026?

Sono i seguenti buoni fruttiferi postali che cadranno in prescrizione quest’anno:

Come sapere se i hanno buoni intestati?

Per sapere se si hanno dei bfp intestati o cointestati si può effettuare una verifica presso le Poste. Tale operazione è importante perché evita che essi cadano in prescrizione. Sarebbe quindi utile controllare con periodicità se ci sono dei titoli attivi a proprio nome. Per chiedere la verifica bisogna presentare una domanda presso un qualsiasi ufficio di Poste Italiane.

Non è necessario che esso sia lo stesso nel quale il buono è stato emesso. È però importante fornire quante più informazioni si posseggono per facilitare la richiesta. Ad esempio, la località in cui i titoli sono stati sottoscritti o il periodo approssimativo. In questo modo si aumentano le probabilità di trovare eventuali buoni intestati.

Tale ricerca prevede però il pagamento di una commissione il cui importo varia in base al numero degli uffici postali che sono coinvolti. Il fatto è che potrebbe capitare che i titoli siano stati sottoscritti in città diverse o in filiali diverse rendendo la ricerca più ampia.

Il suggerimento è quello di effettuare subito la richiesta se si pensa di avere dei buoni intestati. Così facendo, infatti, se ci sono titoli attivi, si potranno riscattare e si recupereranno sia la cifra investita sia gli interessi maturati.

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