Tassa sulla carne, l’Ue ci pensa davvero per affrontare le emissioni di CO₂

Per ridurre le emissioni di CO₂ si potrebbe arrivare a introdurre una nuova tassa sul cibo, industria molta impattante. Ma quanto varrebbe?

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Negli scorsi anni l’idea di tassare la carne, il prodotto di base e tutti gli alimenti derivanti, era stata presa in considerazione. La proposta però aveva incontrato, ancora prima di diventare concreta, molte critiche e non è mai stata davvero realizzata. Ora qualcosa è cambiato, grazie anche a una maggiore consapevolezza su quanto la produzione di carne impatti sull’ambiente e il consumo di carne sulla salute, la tassa potrebbe essere digerita più facilmente.

L’Unione Europea sa che l’industria della carne, così come più in generale l’industria alimentare, contribuisce a un terzo delle emissioni di gas serra a livello globale, seconda solo alla combustione di combustibili fossili. Diversi studi scientifici collegano le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione del cibo all’aumento di 1 °C della temperatura dell’atmosfera terrestre entro il 2100. Da qui la proposta di un primo passo per affrontare le emissioni legate alla carne, senza intaccare tutti gli altri prodotti alimentari essenziali: una tassa. Ma non si può sottovalutare l’impatto economico di una tassa sulla carne per una famiglia media.

Tassa sulla carne: verso un’alimentazione più vegetale

Gli scienziati ormai lo dicono da tempo: l’industria alimentare è tra le più inquinanti. Dopo la combustione di combustibili fossili, cibo e agricoltura contribuiscono a un terzo delle emissioni globali di gas serra. In uno studio recente del 2023, pubblicato sulla rivista Nature, è evidenziato che le emissioni di gas serra derivanti dal modo in cui produciamo e consumiamo cibo potrebbero aumentare, entro il 2100, di 1 °C il riscaldamento dell’atmosfera terrestre. Ed è solo un settore tra i tanti inquinanti.

La produzione della carne, in particolare il processo di allevamento e macellazione di manzo e agnello, è indicata come la principale causa di danno ambientale. Secondo CO2 Everything:

Una porzione da 100 g di carne di manzo equivale a 78,7 km di guida e rilascia 15,5 kg di CO2 equivalente.

Questo l’Europa lo sa, ma non è stato ancora pensato né presentato alcun piano concreto per introdurre una tassa sulla carne o, più in generale, per incoraggiare un’alimentazione prevalentemente a base vegetale. Questo switch alimentare, anche solo parziale, potrebbe comunque ridurre le emissioni agricole del 15%.

Quanto vale la tassa sulla carne?

Non sembra essere possibile rispondere alla domanda “quanto vale la tassa sulla carne?”, perché andrebbe pesata a seconda del tipo di produzione. Secondo Charlotte Plinke, ricercatrice e autrice dello studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research che analizza l’impronta ecologica delle diete e le opzioni politiche per contrastarla:

Da una prospettiva economica, al prezzo si dovrebbero aggiungere i costi ambientali sostenuti durante la produzione. Ciò significherebbe che più CO2 viene emessa, più costoso diventa.

Per questo l’opzione più semplice sarebbe quella di intervenire sull’Iva dei prodotti a base di carne. 22 dei 27 Stati membri dell’Unione Europea hanno applicato nel 2023 un’aliquota fiscale ridotta sugli acquisti di carne. L’esempio riportato dallo studio è quello della Germania, dove i prodotti alimentari acquistati al supermercato sono soggetti a un’Iva del 7%, mentre ristoranti e bar applicano un’aliquota del 19%.

Nello studio si propone una stima: standardizzando l’aliquota Iva, equiparandola a quella più alta, si potrebbe ridurre l’impatto ambientale causato dal consumo di cibo tra il 3,48% e il 5,7%. La stima tiene conto del calo delle vendite di carne che spingerebbe i consumatori verso un’alimentazione a prevalenza di frutta e verdura.

Quanto peserebbe la tassa sul bilancio familiare?

L’impatto positivo sull’ambiente deve essere bilanciato da quello sui portafogli delle famiglie. L’eliminazione dell’aliquota ridotta sulla carne aumenterebbe inevitabilmente la spesa alimentare media delle famiglie dell’Unione Europea. La media è di 109 euro a famiglia, ma i ricercatori affermano che potrebbe essere compensata da un gettito fiscale aggiuntivo di 83 euro a famiglia che, in teoria, potrebbe essere utilizzato per finanziare una compensazione sociale tramite un contributo pro capite.

In questo modo, i costi netti annuali per famiglia aumenterebbero di soli 26 euro l’anno. Guardando ancora più avanti, secondo lo studio, con una forte compensazione si potrebbe arrivare a ridurre ulteriormente i costi, lasciando le famiglie europee con un deficit di appena 12 euro l’anno. Se a questo si aggiunto il dato che l’alimentazione vegetale costa meno, l’impatto economico potrebbe arrivare a zero.

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