Qualità dell’aria in miglioramento, cala lo smog: dove si respira meglio in Italia

Il report Snpa conferma il miglioramento dell'aria nel 2025. Restano le criticità per ozono e polveri sottili in vista della Direttiva europea

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Snpa fa il punto sulla qualità dell’aria in Italia. Ci siamo lasciati il 2025 alle spalle da qualche mese, tempo necessario per mettere insieme i dati e dichiarare che l’aria sta migliorando. Ma, come si apprende dai dati del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, non abbastanza. I dati in miglioramento restano limitati dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, entrata in vigore il 10 dicembre 2024 e da recepire entro il 2026. Con questi nuovi limiti da rispettare, la situazione risulta ancora critica in diverse città, province e regioni.

Le aree problematiche si dividono a seconda degli inquinanti in circolazione. Per il Pm10 il 92% delle stazioni di monitoraggio è in regola, mentre per il Pm2,5 il limite è stato rispettato quasi ovunque. Nelle vicinanze delle grandi città, come Milano, Napoli e Palermo, il valore annuale del biossido di azoto (No2) è stato rispettato nel 99% delle stazioni. Restano invece i problemi legati all’ozono, con solo il 9% delle stazioni che rispetta l’obiettivo.

Qualità dell’aria in miglioramento ovunque

Dopo un primo dato in peggioramento, l’Italia sta proseguendo bene: l’aria che si respira è più “pulita”. La qualità di ciò che respiriamo è in miglioramento, ma restano alcune criticità da risolvere.

L’informativa annuale di Snpa-Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente risponde alla domanda sulla qualità dell’aria dell’anno appena trascorso.

Il rapporto fotografa regioni, province e città che fanno meglio e segnala le criticità ancora presenti sul territorio nazionale.

Dove si respira meglio

I dati relativi alla qualità dell’aria vanno divisi per tipologia di inquinante. Per quanto riguarda il valore del Pm10, è stato rispettato nel 92% delle stazioni per il dato giornaliero. Mentre il valore annuale (limite annuale 40 microgrammi per metro cubo) è stato rispettato in tutte le stazioni di misura. Quindi si torna a respirare meglio in quasi tutta Italia.

Non mancano però delle criticità, che sono:

Per quanto riguarda il limite annuale del Pm2,5, invece, è stato rispettato su quasi tutto il territorio. Secondo i dati, nel 2025 i livelli di Pm2,5 sono stati mediamente più bassi del 14% rispetto alla media del decennio 2015-2024.

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Dati positivi ma che devono essere messi a confronto con i nuovi limiti in arrivo anche in Italia dalla direttiva Ue. Con questi, il 65% delle stazioni presenta valori della media annuale di Pm2,5 più alti. Comunque meglio di Francia, Spagna e Germania.

Biossido di azoto e ozono

Anche il valore del biossido di azoto è stato rispettato nel 99% delle stazioni di monitoraggio. Ci sono però stati dei superamenti, in particolare in prossimità di arterie stradali importanti come:

Diverso il risultato della concentrazione dell’ozono, che risulta superiore agli obiettivi previsti dalla legge. Solo il 9% delle stazioni ha rispettato l’obiettivo.

A contribuire al superamento sarebbe stato il caldo estremo e l’assenza di precipitazioni del 2025.

I nuovi limiti in arrivo

Entro il 2026 dovranno essere recepiti i nuovi limiti, molto più bassi, per gli inquinanti. Si tratta di una sfida che ha come obiettivo la qualità dell’aria entro il 2030.

Servono nuove strategie, aggiuntive rispetto a quelle già implementate. Lo spiega Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa:

La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare e costruire un futuro più sano.

Dietro la qualità dell’aria, prosegue l’esperta, c’è qualcosa di concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle città e il futuro dei territori.

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