Fa troppo caldo per il caffè. Una delle bevande più famose e popolari al mondo, con quasi 2,2 miliardi di tazze consumate ogni giorno, è destinata a diventare un prodotto molto costoso e di nicchia. L’approvvigionamento mondiale, infatti, è sotto stress. Troppe le incognite dettate dal cambiamento climatico, tra caldo e piogge abbondanti che limitano o danneggiano in maniera irreparabile i raccolti o il terreno su cui si coltiva.
Anche la questione temperature è rilevante: anche soltanto osservando la variazione dal 2021 al 2025, è stato possibile stimare che, superata la soglia dei 30 °C, il caffè si danneggi. Queste temperature sono superate in maniera regolare nei principali Paesi produttori. Così le piante di caffè riducono la produttività e la qualità e, soprattutto, aumentano la vulnerabilità alle malattie.
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Indice
Il cambiamento climatico stressa le piante di caffè
Il cambiamento climatico minaccia diverse produzioni agricole, alcune in maniera maggiore rispetto alle altre. Il caffè è una di queste e le conseguenze le stiamo ormai riscontrando da diversi anni. I prezzi sono più alti, la produzione è in calo e i territori nei quali si coltiva caffè sono allo stremo per motivi ambientali e sociali. Gli agricoltori, infatti, sono in difficoltà e chiedono ai governi di agire per ridurre gli impatti ambientali sul loro lavoro.
Come consumatori (nel mondo si stimano 2,2 miliardi di tazze di caffè al giorno), notiamo l’impatto del cambiamento climatico sul caffè per via dei prezzi in forte rialzo. Se ancora i prezzi riescono a essere accessibili, è perché molti marchi hanno iniziato a proteggere le coltivazioni e hanno fatto scorta, negli anni passati, dei chicchi di caffè. Questi però sono destinati a esaurirsi e, senza il ricambio delle nuove produzioni che rendono sempre meno, il prezzo nei prossimi anni è destinato a crescere fino a rendere il caffè una bevanda di difficile accessibilità per tutti.
Cosa succede con le temperature sopra i 30 °C
Climate Central, gruppo indipendente di scienziati e comunicatori, ha analizzato le temperature dal 2021 al 2025 e ha così scoperto che il cambiamento climatico ha spinto le temperature oltre la soglia dannosa per il caffè. Questa è riconosciuta sopra i 30 °C.
Nei cinque Paesi produttori di caffè, la temperatura sopra la soglia dannosa è stata registrata per un numero maggiore di giorni in un anno. Rispetto al periodo precedente alla misurazione (2021-2025), sono stati registrati 57 giorni di caldo nocivo in più all’anno.
In Brasile, Colombia, Etiopia, Indonesia e Vietnam, che forniscono il 75% del caffè mondiale, queste impennate di calore stanno compromettendo la qualità dei chicchi, riducono la produzione delle piante ma, soprattutto, stanno aumentando la vulnerabilità di queste alle malattie.
Prezzo del caffè in crescita
La conseguenza diretta di raccolti più scarsi sono i prezzi più elevati. Questi colpiscono tanto il consumatore quanto il produttore. Infatti, la riduzione della qualità del caffè dovuta alle alte temperature non permette di vendere i chicchi al prezzo corretto e molti agricoltori non rientrano delle spese.
Maggiormente colpiti sono Brasile e Vietnam, due dei maggiori esportatori di caffè per l’Unione Europea. Non è un caso, quindi, che l’Onu stia cercando come proporre una tassa ai grandi produttori di petrolio, carbone e gas per ripagare i danni ambientali ai Paesi più vulnerabili.
I piccoli agricoltori, che da soli compongono l’80% dei produttori di caffè a livello mondiale, nel 2021 hanno ricevuto dei finanziamenti per gli adattamenti agli impatti dei cambiamenti climatici, ma è stato di appena lo 0,36% rispetto al necessario per risolvere in maniera duratura i danni più gravi.
Infatti, il costo medio per l’adattamento di un’azienda agricola è di 2,19 dollari al giorno per ogni ettaro. Per molti Paesi costa meno di una tazza di caffè.