Le ondate di caldo stanno spingendo molte città europee verso una risposta immediata: più condizionatori nelle case, negli uffici e negli edifici pubblici. Questa soluzione, però, ha un costo economico ed energetico elevato e può aumentare il calore disperso nelle strade. Parigi ha scelto una strada diversa. Già dagli anni Novanta la capitale francese ha iniziato a sviluppare una delle più grandi reti di raffreddamento urbano al mondo. Il sistema funziona come un servizio condiviso: invece di installare migliaia di impianti singoli, il freddo viene prodotto centralmente e distribuito attraverso tubazioni sotterranee. Oggi la rete conta circa 120 chilometri di tubi sotto la città e serve musei, uffici, ospedali, scuole, hotel e grandi edifici pubblici. Tra le strutture collegate ci sono anche il Louvre e il Grand Palais.
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Come funziona il raffreddamento urbano di Parigi
Il sistema usa acqua fredda distribuita attraverso una rete sotterranea. L’acqua fredda della Senna viene pompata in un tubo che corre accanto a un secondo condotto, dove passa l’acqua calda proveniente dagli edifici. I due liquidi non entrano mai in contatto diretto. Il trasferimento di calore avviene attraverso uno scambiatore. Il principio è simile a quello di una tazza di tè caldo immersa in una ciotola di acqua fredda: i liquidi non si mescolano, ma il calore passa da una parte all’altra.
L’acqua raffreddata viene poi usata negli edifici collegati alla rete. L’acqua della Senna torna invece al fiume leggermente più calda rispetto a prima, entro limiti monitorati e regolati. Il progetto nasce per evitare che circa 2,1 milioni di abitanti di Parigi ricorrano a impianti individuali di aria condizionata.
I condizionatori raffreddano l’interno degli edifici, ma rilasciano calore all’esterno. In una città densa, questa dinamica può contribuire all’aumento della temperatura nelle strade e aggravare l’effetto isola di calore. La rete di raffreddamento urbano non elimina del tutto l’impatto ambientale, ma lo gestisce in modo centralizzato e più efficiente. Secondo Pauline Lavaud, direttrice della transizione climatica del governo cittadino, Fraîcheur de Paris “offre prestazioni energetiche e ambientali molto più elevate rispetto ai sistemi di raffreddamento individuali”.
Quanto costa la soluzione contro il caldo
Il progetto parigino richiede investimenti molto elevati. Il contratto ventennale di Fraîcheur de Paris, la società che gestisce l’espansione della rete, ha un valore complessivo di 2,4 miliardi di euro. La città resta proprietaria dell’infrastruttura, mentre la gestione è affidata tramite concessione a RATP ed Engie.
Il costo spiega perché questa soluzione non possa essere replicata ovunque in modo automatico. Per essere sostenibile dal punto di vista economico, una rete di raffreddamento urbano ha bisogno di una domanda concentrata: grandi edifici, quartieri densi, ospedali, uffici e infrastrutture pubbliche vicine tra loro. L’obiettivo di Parigi è triplicare la dimensione della rete entro il 2042, portandola in tutti gli arrondissement e collegando oltre 3.000 edifici, compresi ospedali, scuole, asili e case di riposo.
Una risposta al caldo, non una soluzione universale
Il modello parigino rientra in una strategia di adattamento urbano al caldo estremo. Non sostituisce le politiche di riduzione delle emissioni, ma aiuta la città a gestire temperature sempre più alte con un’infrastruttura collettiva. Secondo Thibauld Voïta, esperto di energia e clima del Jacques Delors Institute, si tratta di “una sorta di soluzione miracolosa nell’era del riscaldamento globale”.
Il sistema non riguarda solo Parigi. Anche Stoccolma usa acqua marina del Baltico per ridurre il consumo elettrico durante le ondate di calore. Toronto sfrutta invece l’acqua del lago Ontario per alimentare il proprio sistema di raffreddamento. La possibilità di adottare questa soluzione dipende però dalla geografia e dalla struttura della città. Servono fonti d’acqua adatte, spazi sotterranei disponibili e una rete urbana abbastanza densa da rendere giustificato l’investimento.
Secondo gli esperti, un sistema simile potrebbe essere immaginato anche in una grande città come Londra, ma il Tamigi non avrebbe caratteristiche ideali per flusso e temperatura dell’acqua. Inoltre, il sottosuolo londinese è già molto occupato da reti di servizi e linee della metropolitana. Il costo sarebbe almeno paragonabile a quello di Parigi, quindi nell’ordine di miliardi di euro.