Altro che rinnovabili, l’Italia va ancora a petrolio: il 71% del mix energetico è composto da fonti fossili

Il rapporto Polaris di Snam calcola nel mix energetico anche i trasporti, e questo rivela che l'Italia è ancora del tutto dipendente dalle fonti fossili

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Snam ha pubblicato il rapporto Polaris sul mix energetico italiano per il secondo trimestre del 2026, cioè per i mesi tra aprile e giugno. Buona parte del documento si concentra sul gas, essendo Snam la società che gestisce la rete nazionale, ma presenta anche un dato interessante che non viene mostrato spesso: l’energia consumata dai trasporti.

I dati rivelano che il 71% dell’energia consumata in Italia deriva da fonti fossili, che siano gas o derivati del petrolio. Spesso i dati sul consumo di energia si limitano all’elettricità o includono al massimo il gas per il riscaldamento. Con i carburanti nel calcolo, la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili diventa evidente.

Il vero mix energetico dell’Italia è pieno di petrolio

Il rapporto Polaris di Snam utilizza dati Eurostat, che rivelano prima di tutto un mix energetico molto diverso da quello di altri report simili. In Italia, l’energia consumata nel secondo trimestre del 2026 proveniva da:

La differenza con altri documenti di questo tipo, come quello di Terna relativo a giugno 2026, è che questi ultimi riguardano la produzione di elettricità. Polaris prende in considerazione tutta l’energia, inclusi il riscaldamento degli edifici e soprattutto i trasporti.

Perché consumiamo così tanto petrolio

È proprio dai trasporti che proviene quel 41% di energia originata dal petrolio. L’Italia ha uno dei parchi auto più vecchi d’Europa (13 anni di media, un’auto su quattro è obsoleta) e una delle percentuali di auto elettriche più basse dell’Ue. L’elettrificazione dei trasporti in Italia non sta funzionando:

Di conseguenza, il nostro Paese consuma moltissima benzina e diesel, il che spiega, in parte, perché è così esposto alla crisi in Medio Oriente.

Le rinnovabili rimangono indietro

Anche accorpando tutte insieme le fonti rinnovabili, solare, eolico, idroelettrico e tutte le altre fonti minori non hanno coperto che il 23% della domanda nazionale nel secondo trimestre del 2026. Una percentuale pesantemente influenzata dal fatto che queste fonti non possono praticamente in nessun modo influire sui trasporti su gomma, ancora totalmente dipendenti dal petrolio.

Solare ed eolico contano solo il 6%

Il dato più significativo è quanto poco contino davvero le energie rinnovabili date come in grande espansione negli ultimi anni. Solare ed eolico, insieme, rappresentano il 6% dell’energia consumata in Italia.

Un dato che si lega direttamente al costo dell’elettricità nel nostro Paese. Solare ed eolico producono energia a costi bassissimi ma, secondo le regole europee, se a rispondere alla domanda partecipa anche il gas, il costo di tutta l’energia è quello della fonte più cara, appunto, il metano.

L’idroelettrico rimane la rinnovabile più importante

A questo si unisce il fatto che la fonte rinnovabile più importante nel nostro Paese rimane l’idroelettrico, che compone la quasi totalità di quel 17% di “altre rinnovabili”.

Nel secondo trimestre del 2026, però, gli impianti hanno risentito molto della carenza d’acqua, una situazione che non migliorerà nella terza parte dell’anno, vista la crisi idrica che stanno attraversando le regioni del Nord.

Il gas è centrale per elettricità e riscaldamento

Essendo un rapporto curato da Snam, l’azienda che gestisce la rete di distribuzione del gas in Italia, Polaris dà ampio spazio a questa fonte, entrando molto nel dettaglio del suo utilizzo. Al di là di questo fattore da tenere in considerazione, i dati mostrano che il metano è una parte fondamentale del mix energetico italiano. Nel secondo semestre è stato utilizzato:

Quest’ultima voce è stata ovviamente influenzata dal fatto che i mesi in esame, aprile maggio e giugno, vedono lo spegnimento dei riscaldamenti. Nel 2026 hanno anche subito due grandi ondate di calore.

Come è messa l’Italia con gli stoccaggi di gas per l’inverno

L’Italia necessita quini di gas, ma le importazioni sono soggette all’instabilità internazionale, come ha dimostrato la guerra in Medio Oriente. Gli stoccaggi sono quindi fondamentali per mantenere i prezzi sotto controllo e assicurare le forniture.

L’Italia ha concluso la stagione fredda con un livello di stoccaggio più alto del previsto. Nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz, la campagna di riempimento 2026 è proseguita regolarmente. Al 30 giugno i siti italiani erano pieni per i 67%, leggermente meno dello scorso anno, quando erano al 71%, ma comunque in linea per raggiungere il 90%, obiettivo minimo prima della stagione fredda.

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