Il Pacifico continua a scaldarsi e il fenomeno climatico noto come El Niño potrebbe raggiungere livelli di intensità mai osservati prima.
Le proporzioni raggiunte da El Niño oggi sono tali che gli scienziati temono una modifica della circolazione atmosferica su scala globale, con conseguenze anche sull’Europa. Gli esperti parlano di un El Niño che potrebbe essere il più grande degli ultimi mille anni, con un inverno più caldo di 4 gradi.
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El Niño, cosa sta succedendo nel Pacifico
Le proiezioni delineano un inverno 2026-2027 potenzialmente più mite, caratterizzato da più pioggia e meno neve alle basse quote. Questa è la tendenza di massima, mentre per l’Italia nello specifico non è possibile stabilire già oggi con certezza matematica come evolverà la stagione: l’impatto di El Niño cambia infatti in funzione della zona e del periodo dell’anno ed è condizionato anche dalle condizioni dell’Atlantico e dell’Oceano Indiano.
El Niño è un fenomeno naturale del sistema climatico terrestre legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale.
Il meccanismo coinvolge anche i venti: le variazioni della circolazione atmosferica sul Pacifico favoriscono un aumento delle temperature oceaniche e il trasferimento di enormi quantità di calore nell’atmosfera. Le conseguenze non rimangono confinate al Pacifico: l’anomalia può infatti modificare la circolazione atmosferica e influenzare precipitazioni, temperature e condizioni meteorologiche nel resto del pianeta.
Gli ultimi dati mostrano che la temperatura dell’oceano nella zona centrale del fenomeno già 2,6°C sopra la media trentennale. Il valore si avvicina all’anomalia massima registrata nell’era dei satelliti, pari a 3,1°C nel 2015, ma mancano ancora mesi al momento previsto per il picco.
Secondo la media di 14 modelli, l’anomalia potrebbe arrivare a circa 4°C a novembre. Il Guardian cita il climatologo Zeke Hausfather, che ha osservato come le analisi basate su coralli, anelli degli alberi e documenti storici suggeriscano che nessun episodio di El Niño avrebbe raggiunto un livello simile negli ultimi mille anni.
Per parlare di Super El Niño, le anomalie termiche stagionali devono superare i 2°C e mantenersi su quei livelli per diversi mesi. Nelle analisi del Pacifico tropicale sono stati individuati picchi superiori ai 6°C rispetto ai valori abituali. Va ripetuto: si tratta di picchi e non di temperature medie.
Secondo le elaborazioni del North American Multi-Model Ensemble, gli effetti più intensi dell’evento potrebbero concentrarsi verso la fine del 2026, mentre l’influenza di El Niño potrebbe continuare fino a febbraio 2027.
Agricoltura e pesca
El Niño non porta soltanto inverni meno freddi ed estati più calde: un’anomalia oceanica così importante può alterare gli ecosistemi marini, ridurre la disponibilità di nutrienti e mettere sotto pressione pesca, catena alimentare e raccolti. Il problema diventa quindi anche economico e sociale, perché siccità, alluvioni, incendi e alterazioni delle precipitazioni possono incidere sulla produzione agricola e sulla disponibilità di alcuni alimenti.
La combinazione tra El Niño e il progressivo riscaldamento globale rende il quadro esplosivo.
Cosa può succedere in Italia nell’immediato
Per l’Italia lo scenario ipotizzato è quello di un inverno nel quale la neve potrebbe essere meno frequente alle basse quote. Le correnti occidentali e atlantiche potrebbero trasportare masse d’aria relativamente temperate verso l’Europa. Questo favorirebbe temperature più elevate e renderebbe più difficile la trasformazione delle precipitazioni in neve nelle pianure e nelle zone collinari.
Regno Unito preparato alla crisi
Nel Regno Unito il Governo si sta preparando una campagna per invitare le famiglie a tenere in casa scorte di cibo e acqua sufficienti per alcuni giorni, nell’eventualità di emergenze nazionali. La ministra dell’Ambiente britannica Angela Eagle, intervistata dal Guardian, ha invitato la popolazione a prepararsi a “estati più secche, inverni più umidi, con tempeste più estreme”. Così ha aggiunto, in vista di come potrebbe evolvere la situazione nei prossimi tempi:
Se hai una scorta di cibo che ti permetta di resistere un po’ prima che arrivino i soccorsi, sarai in una situazione molto migliore rispetto a chi non ne ha. Quindi, in parte, si tratta di prepararsi per essere un po’ più resilienti.