Frane e alluvioni, non solo Sud: il 95% dei Comuni italiani è in una zona a rischio

Frane e alluvioni minacciano l’Italia. Oltre 8 milioni di persone vivono in aree vulnerabili secondo l'Ispra, molti i comuni a rischio

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Mentre non cessano le frane nel territorio di Niscemi, in Sicilia, l’attenzione si sposta dall’emergenza locale alla fotografia nazionale. Che l’Italia abbia molti problemi dal punto di vista del dissesto idrogeologico è cosa nota, ma ora anche l’Ispra lo conferma.

Secondo il “Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia” dell’Istituto, il 94,5% dei comuni italiani è classificato a rischio per frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe.

Il caso di Niscemi

Il drammatico evento di Niscemi riaccende i riflettori su un paradosso pericoloso che affligge vaste aree del Paese: mancano gli strumenti cartografici moderni per gestire il rischio geologico. Come sottolineato dalla Società Geologica Italiana, la frana che sta minacciando il quartiere Sante Croci era censita e classificata già nel 2006 con il codice 077-2NI-079. Non solo, ma era stata etichettata come pericolosità massima (P4) e con le infrastrutture a rischio elevatissimo (R3-R4).

Nonostante questo, però, il comune di Niscemi non dispone di una carta geologica moderna in scala 1:50.000, uno strumento fondamentale per una pianificazione territoriale veramente preventiva. Il caso di Niscemi, già colpita da una frana di vaste proporzioni nel 1997, è emblematico della convergenza di fattori che rendono il nostro Paese uno dei più esposti d’Europa.

I numeri del rischio

I dati del rapporto, aggiornati al 2024, sono inequivocabili. Oggi in Italia oltre 8 milioni di abitanti (il 13,6% della popolazione) risiedono in aree vulnerabili. Nello specifico:

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei più esposti a questi rischi, con oltre 636.000 frane censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI). Di queste, il 28% è costituito da fenomeni estremamente rapidi con elevata distruttività, il che comporta spesso gravi conseguenze.

Il rischio frane in Italia

La superficie nazionale franabile è aumentata di quasi il 15% rispetto al 2021, raggiungendo circa 69.500 km², pari al 23% del territorio nazionale. Gli incrementi più significativi si sono registrati in province e regioni come Bolzano (+61,2%), Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%) e Sicilia (+20,2%).

Guardando invece al rischio alluvioni, a spiccare sono nuovamente l’Emilia-Romagna, la Toscana, il Veneto e la Lombardia.

Prevenzione, conoscenza e tecnologie: le risposte possibili

Di fronte a questa mappa, l’Ispra ha sviluppato e reso disponibile uno strumento fondamentale: la piattaforma nazionale IdroGEO. Questo sistema, accessibile anche da smartphone, consente a cittadini, amministratori e imprenditori di effettuare un vero e proprio controllo del terreno. Con questa app, è possibile ottenere un report immediato sul livello di rischio per frane e alluvioni in un raggio di 500 metri da un qualsiasi punto di interesse.

Dal punto di vista della mitigazione dei rischi, cosa si sta facendo? Secondo la piattaforma ReNDiS, negli ultimi 25 anni in Italia sono stati finanziati quasi 26.000 progetti per la messa in sicurezza del territorio. Un lavoro importante, per un totale di oltre 19,2 miliardi di euro spesi per contrastare il dissesto idrogeologico.

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