Andare a lavorare in Svizzera, soprattutto se si vive in un comune vicino alla frontiera, può apparire vantaggioso economicamente e affascinante allo stesso tempo. Ma prima di fare il grande passo e accettare una qualsivoglia collaborazione oltre confine è bene fare due conti, in modo da partire con le idee chiare.
Gli stipendi versati in Svizzera sono tassati e tra il lordo promesso ed il netto che rimane in tasca c’è sempre un po’ di differenza. È necessario tenere a mente le imposte che vengono trattenute direttamente dalla busta paga:
- i contributi svizzeri obbligatori, tra il 10,6% e il 15% detratti dal lordo;
- l’imposta alla fonte, tra il 4% e il 25% del lordo.
Per i nuovi frontalieri la normativa italiana prevede una franchigia di 10.000 euro e un credito d’imposta per recuperare le tasse svizzere nel momento in cui si pagano quelle italiane.
Ultimo fattore da tenere a mente è il tasso di conversione franco svizzero-euro, a cui potrebbero essere aggiunte delle commissioni.
Indice
Come effettuare il calcolo per lo stipendio svizzero
Il punto di partenza per effettuare qualsiasi tipo di calcolo è lo stipendio annuo lordo. All’interno del contratto di lavoro viene indicata una cifra in franchi svizzeri: questa è la retribuzione complessiva, ma non sono ancora state applicate le varie detrazioni.
Ad esempio un contratto da 75.000 franchi svizzeri annui comprende 13 mensilità (questa almeno è la consuetudine). A questo punto è necessario dividere per 13 la cifra e si riesce a ottenere il lordo mensile, che è pari a 5.769 franchi svizzeri. È proprio da questa cifra che è necessario partire per effettuare tutti i calcoli del caso.
È bene sottolineare che il lordo mensile costituisce esclusivamente la parte ordinaria della retribuzione: bonus variabili e straordinari possono migliorare l’ammontare complessivo percepito. Qualsiasi elemento aggiuntivo alla busta paga è sottoposto alle stesse trattenute percentuali che vengono applicate alla retribuzione base.
Questi aspetti devono essere percepiti fin da subito nel momento in cui viene valutata l’offerta lavorativa o si dovesse confrontare lo stipendio promesso in Svizzera con quello italiano. A fronte di un importo lordo più alto è bene aspettarsi delle trattenute proporzionalmente maggiori: ovviamente il netto finale che viene pagato aumenta di conseguenza.
Quali sono i contributi sociali versati in Svizzera
Una delle voci che incide maggiormente sullo stipendio erogato in Svizzera è quello relativo ai contributi per la previdenza sociale. Sono degli oneri che vengono applicati regolarmente e che hanno uno scopo ben preciso: finanziare le pensioni, l’assicurazione di invalidità e una serie di prestazioni sociali.
Indubbiamente il prelievo più importante è costituito dall’Avs (acronimo di Assicurazione vecchiaia e superstiti) che è pari al 10,6% dello stipendio. L’aliquota viene ripartita in parti uguali tra il lavoratore e il datore di lavoro. Questo significa che sulla busta paga viene addebitato solo il 5,3% a carico del dipendente.
A questa voce si aggiungono:
- l’Ai, ossia l’Assicurazione invalidità, pari all’1,4% del lordo (il lavoratore paga lo 0,7%);
- l’Ipg, l’Indennità perdita guadagno, complessivamente pari allo 0,5% del lordo (il lavoratore paga lo 0,25%);
- l’Ad, l’Assicurazione disoccupazione, che per chi guadagna fino a 148.200 franchi svizzeri all’anno è pari al 2,2% e scende all’1% per la parte eccedente (anche questa voce è ripartita equamente tra lavoratore ed azienda);
- l’Ainp, l’Assicurazione infortuni non professionali, che ammonta a circa l’1% o 2% del lordo (è tutta a carico del lavoratore).
Le trattenute e i contributi, complessivamente parlando, oscillano tra il 10% ed il 12% della retribuzione lorda mensile, a seconda del cantone nel quale si va a lavorare. Questo significa che su un compenso mensile di 5.769 franchi svizzeri è necessario togliere tra i 576 ed i 659 franchi al mese,
Bisogna conteggiare anche le imposte alla fonte
Purtroppo i conteggi non si fermano a questo punto: dopo aver tolto i contributi sociali e Lpp, la Svizzera applica sugli stipendi anche l’imposta alla fonte.
La ritenuta da applicare viene calcolata sulla base della retribuzione lorda annua percepita, della situazione familiare e del tariffario cantonale. Un po’ come succede in Italia sarà lo stesso datore di lavoro a versare ogni mese le imposte direttamente all’erario svizzero: il lavoratore non deve fare nulla. La trattenuta compare direttamente in busta paga.
L’aliquota per i nuovi frontalieri
I frontalieri che sono stati assunti dopo il 17 luglio 2023 si vedono applicare l’imposta alla fonte solo sull’80% del reddito imponibile (questo avviene a seguito di un accordo sottoscritto tra Italia e Svizzera proprio nel 2023). Ai fini pratici questo significa che su un imponibile di 75.000 franchi svizzeri si pagano le imposte solo su 60.000.
La Svizzera applica un’aliquota che oscilla tra il 4% e il 12% a seconda del cantone nel quale si lavora e del reddito maturato.
L’aliquota per i vecchi frontalieri
Il discorso cambia leggermente per i vecchi frontalieri, ossia per quelli che sono stati assunti prima del 17 luglio 2023 e sono residenti entro 20 chilometri dal confine. In questo caso l’imposta alla fonte viene applicata sul 100% del reddito, con delle aliquote che generalmente sono più alte.
Come evitare le doppie imposizioni
Il lavoratore che risiede in Italia deve versare nel nostro paese l’Irpef, dalla quale deve sottrarre le imposte che ha già pagato in Svizzera (attraverso le imposte alla fonte): a prevederlo è l’articolo 165 del Tuir e l’Accordo Italia-Svizzera.
Pragmaticamente l’importo che può essere recuperato corrisponde alle imposte che sono state versate (ovviamente bisogna tenere conto del cambio euro-franco svizzero) che devono essere rapportate proporzionalmente alla base imponibile italiana.
Il proporzionamento viene effettuato con il seguente calcolo:
(Imposte svizzero × Imponibile italiano) / Reddito estero lordo
Il risultato ottenuto deve essere sottratto dall’Irpef da pagare in Italia.