Dichiarazione dei redditi 2025 in scadenza, ultimo giorno per pagare: come evitare sanzioni

Se non hai fatto ancora la dichiarazione dei redditi 2025, fino al 29 gennaio puoi regolarizzare la tua posizione con il ravvedimento operoso

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Per i contribuenti che hanno saltato la scadenza del 31 ottobre per la presentazione della dichiarazione dei redditi 2025, il Fisco italiano prevede un’ulteriore possibilità per mettersi in regola. Il nuovo termine utile si estende fino a domani, 29 gennaio 2026, così da poter adempiere con costi contenuti grazie all’istituto del ravvedimento operoso.

Oltre questa data, la dichiarazione viene considerata omessa, con l’applicazione di sanzioni molto più onerose e l’avvio di un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Chi deve presentare la dichiarazione tardiva

L’appello è rivolto a tutti i contribuenti obbligati che hanno saltato l’appuntamento di ottobre:

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione sul proprio sito i modelli dichiarativi aggiornati:

Sono disponibili i relativi software di compilazione, le procedure di controllo e le specifiche per la trasmissione telematica. Quest’ultima può essere effettuata in autonomia dal contribuente o tramite un intermediario (commercialista, Caf, ecc.). Le persone fisiche possono avvalersi anche della dichiarazione precompilata, strumento disponibile anche per i titolari di partita Iva, compresi quelli nei regimi forfetario e di vantaggio.

Costi e adempimenti per la dichiarazione tardiva

La presentazione entro il termine del 29 gennaio 2026, ossia entro i 90 giorni successivi alla scadenza ordinaria, rende valida la dichiarazione, anche se in ritardo. Ci saranno comunque delle sanzioni da pagare, seppur in forma ridotta grazie all’istituto del ravvedimento operoso. Questo meccanismo, disciplinato dall’articolo 13 del D.Lgs. 472/1997, premia la regolarizzazione spontanea dei contribuenti.

Il procedimento di regolarizzazione si articola in due componenti principali. La prima è una sanzione fissa di 25 euro per la presentazione tardiva, un decimo della sanzione minima ordinaria di 250 euro. Tale importo, da versare prima di inviare il modello Redditi tramite F24 con il codice tributo 8911 (anno di riferimento 2025), costituisce l’onere per sanare il ritardo nella presentazione.

La seconda riguarda le eventuali imposte a debito risultanti dalla dichiarazione. In questo caso, oltre alla sanzione fissa di 25 euro, occorre versare l’intero ammontare dei tributi, gli interessi moratori e una sanzione per il mancato versamento.

Come agisce il ravvedimento operoso

È proprio su quest’ultimo caso che il ravvedimento operoso interviene in modo significativo, riducendo la sanzione base in misura variabile a seconda della tempestività del pagamento. La sanzione base per mancato versamento è infatti del 25% dell’imposta, ma con il ravvedimento si riduce molto:

Presentare la dichiarazione tardiva entro il 29 gennaio non solo la rende valida, ma consente di contenere gli oneri accessori, trasformando sanzioni potenzialmente rilevanti in importi molto più contenuti.

Cosa succede se si salta la scadenza del 29 gennaio

Oltre il 29 gennaio 2026, la dichiarazione è considerata omessa e scatta così una sanzione amministrativa dal 120% al 240% delle imposte non versate. La sanzione fissa minima è di 250 euro.

Non solo, ma l’Agenzia delle Entrate provvederà all’accertamento delle imposte, con ulteriori aggravi in termini di sanzioni e interessi. E, ovviamente, non sarà più possibile usufruire per il 2025 del ravvedimento operoso.

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