Dazio da 3 euro sui mini-pacchi extra-Ue, come si calcola e chi lo paga

Il 1° luglio entrerà in vigore il dazio imposto dall'Ue sui mini-pacchi per contrastare l'e-commerce cinese: chi lo paga, come si calcola e tutti gli altri dettagli

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

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Il dazio europeo sui mini pacchi entrerà in vigore dal 1° luglio, dopo che quello italiano è stato rinviato. Ogni spedizione sotto una determinata dimensione dovrà pagare almeno 3 euro all’arrivo in un Paese dell’Ue, ma rischia di doverne pagare molti di più a seconda della categoria merceologica di quello che contiene.

Questa tassa è stata pensata per contrastare gli e-commerce cinesi, che sfruttavano il regime de minimis per vendere in Europa grandi quantità di merci a prezzi molto bassi, senza nessun controllo doganale.

La guida dell’Ue al nuovo dazio sui pacchi

L’Unione europea e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno specificato alcuni dettagli che riguardano il nuovo dazio da tre euro sui piccoli pacchi che l’Ue introdurrà dal 1° luglio. Si tratta di una tassa che colpisce le spedizioni sotto i 150 euro di valore provenienti da fuori l’Ue, che normalmente rientrerebbero nel regime de minimis. È stata pensata per limitare l’e-commerce cinese che sfruttava questa regola per ridurre i costi delle spedizioni. I punti centrali di queste spiegazioni sono due:

Il calcolo sembra diretto, tre euro a pacco sotto i 150 euro di valore, ma in realtà la nuova tassa non si applica sui pacchi, ma sul loro contenuto. Sarà infatti dovuto per ogni diversa categoria merceologica di oggetto che il pacco contiene. Come spiegato nell’esempio fornito dalla Commissione europea: “Un pacco con cinque magliette pagherà tre euro, uno con una maglietta e un orologio pagherà sei euro”.

In quasi ogni caso, a pagare il dazio sarà chi importa la merce. Se l’importatore fa parte del regime Ioss, il sistema centralizzato che permette di importare le merci senza pagare l’Iva, in modo che la tassa venga pagata solo nella vendita finale, il dazio non diventa parte dell’imponibile Iva. Al contrario, se l’importatore non fa parte del regime Ioss, l’Iva andrà pagata anche sul dazio, aumentando ulteriormente l’impatto di questa tassa su chi il contenuto di quel pacco lo acquisterà.

Come funzioneranno garanzie e rimborsi

Con l’entrata in vigore di questo dazio cambia anche il modo in cui funzionano le garanzie, il denaro con cui un importatore assicura il pagamento dei dazi alla dogana, sui piccoli pacchi. La garanzia potrà:

Non riceverà, però, lo sconto del 30% che ricevono le garanzie di altre importazioni. Un’altra questione che l’Ue affronta nelle sue linee guida è quella dei rimborsi. In generale, una volta che la merce è stata svincolata (quando esce dalla dogana), il dazio diventa permanente. Anche in caso di reso, non può quindi essere rimborsato.

Il dazio italiano rimandato

Il 23 giugno scorso il Governo italiano ha deciso di rinviare l’entrata in vigore di una tassa molto simile a quella europea, che avrebbe colpito i piccoli pacchi contenenti merce del valore di meno di 150 euro e provenienti dai Paesi extra Ue. L’entrata in vigore di questa tassa è stata rimandata al 31 ottobre.

Il dazio italiano era stato molto contestato, visto che si sovrapponeva, nel fine teorico e anche negli importi, a quello europeo. Il Governo era stato accusato di averlo introdotto per avere più fondi a disposizione nella legge di Bilancio.

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