Il comune di Capri ha deciso di azzerare l’Imu per i proprietari che affittano casa agli abitanti dell’isola. La misura è stata pensata per incentivare gli affitti a lungo termine e contrastare la diffusione degli affitti brevi. La decisione, che varrà a partire dal 2026, rientra in una strategia più ampia contro la crisi abitativa. Non è neanche la prima iniziativa di questo genere e arriva dopo la riduzione della Tari già approvata dall’amministrazione comunale.
La scelta nasce per cercare una soluzione all’ormai sempre più evidente difficoltà dei residenti, soprattutto giovani, nel trovare una casa sull’isola. Il boom turistico post-pandemia e la crescita delle locazioni brevi hanno progressivamente svuotato il mercato degli affitti a lungo termine, costringendo il comune a intervenire per riequilibrare il sistema.
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Il comune che azzera l’Imu
L’eliminazione dell’Imu, la principale tassa sulla seconda casa, riguarda esclusivamente gli immobili affittati ai residenti dell’isola. Secondo le stime, l’operazione costerà alle casse comunali circa 200mila euro all’anno, una cifra che l’amministrazione considera sostenibile rispetto all’obiettivo di riportare sul mercato le abitazioni destinate a chi vive e lavora a Capri.
Presentando la proposta, l’assessore Salvatore Ciuccio ha parlato di una “azione di leva fiscale incisiva” pensata per disincentivare l’uso delle abitazioni come foresterie o strutture extralberghiere e favorire invece l’affitto stabile.
La misura potrebbe diventare un modello di sostenibilità alla cittadinanza anche in altri territori del Golfo di Napoli e in Costiera Amalfitana, dove la pressione turistica ha prodotto effetti simili.
Piano per sbloccare il mercato immobiliare
Capri conta poco più di 14mila abitanti divisi tra i comuni di Capri e Anacapri, su una superficie di circa 10 chilometri quadrati. Dopo la pandemia, l’isola ha registrato una crescita turistica costante:
- 2,7 milioni di visitatori nel 2023;
- picchi di 31mila presenze giornaliere nel 2024;
- trend in aumento anche nel 2025.
La stagione turistica, che va da marzo ad aprile fino a novembre, rende gli affitti brevi particolarmente redditizi per i proprietari.
In un contesto insulare, però, la conversione massiccia delle abitazioni in alloggi turistici ha un impatto più forte che altrove perché chi non trova casa non può semplicemente spostarsi in una città vicina.
La forte presenza di affitti brevi sull’isola hanno quindi ricadute dirette su lavoro, servizi e non in ultimo la tenuta sociale. Da qui la decisione del comune.
Gli interventi contro l’emergenza abitativa
Accanto agli incentivi fiscali, Capri ha avviato una ricognizione degli immobili pubblici, da ristrutturare e destinare ad affitti a prezzi calmierati.
È stato inoltre introdotto un “subaffitto controllato”, con l’amministrazione che prende in locazione gli immobili, li assegna ai residenti e copre la differenza tra il canone richiesto e quello sostenibile per le famiglie, calcolato sull’Isee.
Si tratta di un modello positivo e che punta ad accontentare tutti: chi soffre la crisi abitativa da un lato e chi ci guadagna dall’altro. Dopotutto sono questi ultimi che, mettendo a disposizione delle abitazioni, permettono al turista di arrivare sull’isola e contribuire all’economia locale.
Se funzionerà, Capri potrebbe diventare un laboratorio di come cittadini e turisti possono convivere in una città o in un territorio piccolo come quello dell’isola.