Dopo pochi giorni dall’attivazione, il Conto Termico 3.0 è stato sospeso. Il Gse, che si occupa di gestire i fondi, ha annunciato che le richieste arrivate valgono 1,3 miliardi di euro, ma la dotazione del bonus è di 900 milioni. Il problema sarebbero i piccoli Comuni, che avevano diritto a un bonus del 100% e dai quali proverrebbero l’85% delle domande.
Nei prossimi giorni il Gse valuterà l’ammissibilità delle richieste arrivate. Nel caso in cui un numero significativo delle oltre 3mila domande pervenute fosse giudicato irregolare, le domande potrebbero riaprirsi. Nel frattempo, però, imprese e progettisti stanno criticando duramente l’impianto della misura.
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Cos’è il Conto Termico 3.0
Il Conto Termico 3.0 è un incentivo per il miglioramento dell’efficienza energetica e per la produzione di fonti rinnovabili negli edifici. Ha una dotazione di 900 milioni, stanziati dalla Manovra finanziaria del 2026, divisi in:
- 500 milioni di euro ai privati, di cui 150 milioni destinati alle Imprese;
- 400 milioni di euro alle Pubbliche Amministrazioni, di cui 20 milioni destinati alle Diagnosi Energetiche.
Possono accedervi sia le Pa, sia i privati, sia gli enti del terzo settore. Rispetto al passato, il Conto Termico 3.0 è però più facilmente accessibile dalle Pa. Un esempio è l’agevolazione per i piccoli Comuni. Normalmente, il bonus del Conto Termico è del 65% della spesa per l’efficientamento energetico degli edifici. Per gli immobili di proprietà dei Comuni sotto i 15.000 abitanti, arriva però a coprire il 100% delle spese.
Perché i fondi sono finiti così in fretta
Sarebbe proprio questa norma ad aver causato la sospensione delle richieste decisa dal Gse, il Gestore Servizi Energetici che si occupa di valutare le domande per il Conto Termico 3.0. Il Gestore ha infatti comunicato:
A seguito dell’elevato numero di richieste pervenute nei primi giorni di apertura del portale del Conto termico 3.0, il Gse comunica la sospensione temporanea della presentazione di nuove richieste di incentivo.
Ma delle 3.333 richieste arrivate, l’85%, ovvero più di 2.800, proverrebbero proprio dai piccoli Comuni, secondo quanto riferisce la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava.
Cosa succederà ora e la reazione delle imprese
Gse ha però spiegato che la sospensione del Conto Termico 3.0 è solo temporanea. Il Gestore dovrà infatti analizzare le domande e valutare quali siano in regola con le norme stabilite per l’accesso all’incentivo. Una volta terminata questa fase, le domande potrebbero essere riaperte.
Teoricamente, visto che le domande provengono in larga maggioranza dalla Pa, sarebbe possibile dirottare i fondi non utilizzati per i privati verso di esse, soddisfacendone quindi una porzione maggiore. Le associazioni delle imprese sono però del tutto opposte a questa soluzione. Giuseppe Lorubio, presidente di Assotermica, ha spiegato:
Qualora le risorse assegnate a una delle due categorie risultassero esaurite, la sospensione dovrebbe riguardare esclusivamente le relative istanze, preservando integralmente le disponibilità destinate all’altro comparto.
Per Federico Musazzi, segretario di Assoclima:
Si tratta di una partenza che conferma in qualche modo quello che molti di noi pensavano: il nuovo Conto Termico è più attrattivo rispetto al passato. Questi numeri dovrebbero indurre a una riflessione nelle prossime settimane sulla possibilità di rafforzare lo strumento, mettendo a disposizione maggiori risorse, e comunque mantenendo ferme quelle ancora disponibili per i privati.