Le Banche pagano 1,8 miliardi allo Stato, risparmio da 800 milioni sugli extraprofitti

Le banche italiane hanno approfittato della possibilità di affrancare le riserve generate dagli extraprofitti, risparmiando 800 milioni di euro e pagando 1,8 miliardi allo Stato

Pubblicato:

Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Analizzando i bilanci del 2025 pubblicati dalle principali banche italiane, si può notare come gli istituti di credito abbiano approfittato della possibilità offerta dalla Manovra finanziaria per il 2025 di pagare in anticipo alcune tasse in cambio di un’aliquota agevolata. Si tratta di uno degli stratagemmi offerti dal Governo per evitare la cosiddetta tassa sugli extraprofitti.

Le banche hanno versato al Fisco circa 1,87 miliardi di euro, risparmiando al contempo 800 milioni. Lo Stato, in questo modo, ha ottenuto liquidità immediata e ha incentivato gli istituti di credito a smuovere parte dei 6,8 miliardi di euro di riserve accumulate con l’aumento dei tassi di interesse.

Da dove vengono i 6,8 miliardi accantonati dalle banche

L’origine del risparmio da 800 milioni di euro che le banche hanno realizzato nel 2025 risale al 2023, il primo anno fiscale con tassi alti dopo la pandemia. A causa della ripresa e del conseguente aumento improvviso dell’inflazione, aiutato dalla crisi energetica dovuta alla fine delle forniture del gas russo, la Bce aveva portato il costo del denaro fino al 4,50%.

In quell’anno lo Stato aveva notato che, grazie a questo aumento dei tassi di interesse, le banche avevano realizzato profitti maggiori del previsto, i cosiddetti “extraprofitti“. Avrebbe voluto tassarli, per recuperare risorse per la legge di bilancio, ma la reazione da parte dei mercati alla sola proposta era stata molto negativa. Il Mef aveva quindi elaborato un’alternativa, dando alle banche una scelta:

Praticamente ogni banca scelse di accantonare gli extraprofitti. Questo evitava la tassa, ma vincolava 6,8 miliardi di euro nelle riserve delle banche. Nel 2023 non era un problema; l’economia sta ancora crescendo e il sistema non aveva bisogno di ulteriore liquidità. Ma la situazione cambiò in fretta.

La possibilità di “affrancare” le riserve

Già a partire dal 2024 era diventato chiaro che la crescita in Italia stava rallentando molto più che nel resto d’Europa. I quasi 7 miliardi di liquidità accumulati dalle banche era diventati una risorsa per il Paese, che era però bloccata. Lo Stato, inoltre, continuava ad aver bisogno di risorse e quindi, al momento di elaborare la Manovra finanziaria di quell’anno, che avrebbe avuto effetto nel 2025, si tornò a parlare di tassare gli extraprofitti del 2023.

L’idea era però sempre poco gradita ai mercati, e quindi il Governo elaborò un’altra strategia. Diede alle banche la possibilità di “affrancare” le riserve, quindi di sbloccarle e di immetterle nuovamente sul mercato dei capitali, a una condizione: pagare un’aliquota. Si trattava di una tassa inizialmente bassa (27,5%), ma che negli anni successivi sarebbe rapidamente aumentata.

Come hanno fatto le banche a risparmiare 800 milioni di euro

L’idea, quindi, era di spingere le banche a smuovere le riserve accantonate, offrendo loro una prospettiva di risparmio. Ora che i bilanci del 2025 sono disponibili, è diventato evidente che buona parte dei 6,8 miliardi messi a riserva sono stati affrancati. Le banche hanno quindi pagato 1,8 miliardi di euro allo Stato per rientrare in pieno possesso dei propri extraprofitti.

In questo modo, hanno risparmiato 800 milioni di euro, che avrebbero invece dovuto pagare se avessero atteso ancora un anno. Oltre alle maggiori entrate fiscali, il Governo ha ottenuto una maggiore iniezione di liquidità nell’economia, che ha aiutato a contrastare il rallentamento, sempre più evidente, della crescita.

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