Il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, si apre sotto una scritta tracciata da qualcuno nella neve: “No Imperialism”, che pare un messaggio diretto a Donald Trump e alle sue mire sulla Groenlandia.
Il Forum di Davos 2026 va in scena dal 19 al 23 gennaio. Trump è atteso nelle giornate del 21 e 22. Il presidente degli Stati Uniti nella piccola località sulle Alpi svizzere porta un messaggio ribadito da settimane: Washington intende
prendere il controllo (della Groenlandia, ritenuta) imperativa per la sicurezza nazionale e mondiale (dato che) la Danimarca non è in grado di difenderla da Russia e Cina.
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Cosa rappresenta la Groenlandia per gli Usa
Non si tratta di una provocazione negoziale, come nel caso del Canada che venne invitato a divenire il 51esimo Stato Usa: stavolta Trump fa sul serio e gioca a carte scoperte. Sulla Danimarca dice:
Perché una barca è arrivata lì 500 anni fa e poi è ripartita, questo non dà diritto alla proprietà.
Ma la Groenlandia è anche due altre cose:
- un test di fedeltà atlantica;
- una scelta sull’Ucraina (il sottinteso è che senza un via libera su Nuuk anche l’impegno Usa su Kiev potrebbe diventare negoziabile).
In questo contesto, quella Usa non è una delegazione ma una leva di potere: Trump è accompagnato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, dal segretario al Commercio Howard Lutnick e ancora da Marco Rubio, Steve Witkoff e Jared Kushner. Ed anche dal numero uno di BlackRock, Larry Fink.
A Davos gli Gli Stati Uniti hanno creato una sorta di Forum parallelo: hanno affittato una chiesa sconsacrata e l’hanno trasformata in una Us House dove si parla di spazio, stablecoin, intelligenza artificiale e difesa.
Oltre a ciò, l’effetto Trump sulla Davos ufficiale è fortissimo: rispetto agli anni precedenti, nel programma sono spariti quasi del tutto i temi dell’agenda woke. Questa non è più la Davos di Greta Thunberg, è la Davos di Donald Trump e dei titani di Wall Street. Presenti tutti i ceo più influenti, compresi quelli che da anni non andavano a Davos. In più ci sono sei leader del G7, ma non il cinese Xi e l’indiano Modi, che insieme rappresentano più di un terzo della popolazione mondiale.
Usa-Ue, si cerca la mediazione
Dopo aver minacciato il bastone (contro-dazi e invio di militari in Groenlandia) l’Ue tenta ora la via della carota: Ursula von der Leyen prova la carta del dialogo puntando a un incontro con Trump per disinnescare ed anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz cerca la mediazione. Giovedì il Consiglio europeo straordinario dovrà decidere se e come rispondere ai dazi Usa, già pronti a rientrare automaticamente in vigore per 93 miliardi, e alle mire americane sulla Groenlandia. Trump gioca sulle divisioni interne nella Ue.
La Danimarca ha deciso di disertare il Forum di Davos a seguito delle tensioni diplomatiche con l’amministrazione Trump riguardanti la Groenlandia. L’Argentina, fedelissima degli Usa, invece ci sarà.
Economia al centro del Forum di Davos
Ma Davos è soprattutto economia globale: il pessimismo degli economisti cala rispetto al 2025, ma restano tre grandi rischi, ovvero
- bolla AI;
- debito pubblico;
- tensioni commerciali.
Gli Stati Uniti appaiono più forti, trainati dagli investimenti tecnologici. L’Europa, al contrario, è l’anello debole: crescita lenta, ritardo sull’intelligenza artificiale, pressioni fiscali, costi geopolitici crescenti e gestione autolesionista del Green Deal.
In questo contesto, l’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia non è un capriccio ma parte di una strategia più ampia: ridisegnare le catene del valore, il controllo delle risorse e gli equilibri di sicurezza. Anche a costo di calpestare il diritto internazionale.