Donald Trump detta l’agenda a Davos tra Groenlandia e i nuovi dazi Usa

Quello di Davos 2026 è un Forum cucito addosso agli Usa: i temi sono Groenlandia, dazi, economia globale e Ucraina. Azzerata l'agenda woke

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, si apre sotto una scritta tracciata da qualcuno nella neve: “No Imperialism”, che pare un messaggio diretto a Donald Trump e alle sue mire sulla Groenlandia.

Il Forum di Davos 2026 va in scena dal 19 al 23 gennaio. Trump è atteso nelle giornate del 21 e 22. Il presidente degli Stati Uniti nella piccola località sulle Alpi svizzere porta un messaggio ribadito da settimane: Washington intende

prendere il controllo (della Groenlandia, ritenuta) imperativa per la sicurezza nazionale e mondiale (dato che) la Danimarca non è in grado di difenderla da Russia e Cina.

Cosa rappresenta la Groenlandia per gli Usa

Non si tratta di una provocazione negoziale, come nel caso del Canada che venne invitato a divenire il 51esimo Stato Usa: stavolta Trump fa sul serio e gioca a carte scoperte. Sulla Danimarca dice:

Perché una barca è arrivata lì 500 anni fa e poi è ripartita, questo non dà diritto alla proprietà.

Ma la Groenlandia è anche due altre cose:

In questo contesto, quella Usa non è una delegazione ma una leva di potere: Trump è accompagnato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, dal segretario al Commercio Howard Lutnick e ancora da Marco Rubio, Steve Witkoff Jared Kushner. Ed anche dal numero uno di BlackRock, Larry Fink.

A Davos gli Gli Stati Uniti hanno creato una sorta di Forum parallelo: hanno affittato una chiesa sconsacrata e l’hanno trasformata in una Us House dove si parla di spazio, stablecoin, intelligenza artificiale e difesa.

Oltre a ciò, l’effetto Trump sulla Davos ufficiale è fortissimo: rispetto agli anni precedenti, nel programma sono spariti quasi del tutto i temi dell’agenda woke. Questa non è più la Davos di Greta Thunberg, è la Davos di Donald Trump e dei titani di Wall Street. Presenti tutti i ceo più influenti, compresi quelli che da anni non andavano a Davos. In più ci sono sei leader del G7, ma non il cinese Xi e l’indiano Modi, che insieme rappresentano più di un terzo della popolazione mondiale.

Usa-Ue, si cerca la mediazione

Dopo aver minacciato il bastone (contro-dazi e invio di militari in Groenlandia) l’Ue tenta ora la via della carota: Ursula von der Leyen prova la carta del dialogo puntando a un incontro con Trump per disinnescare ed anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz cerca la mediazione. Giovedì il Consiglio europeo straordinario dovrà decidere se e come rispondere ai dazi Usa, già pronti a rientrare automaticamente in vigore per 93 miliardi, e alle mire americane sulla Groenlandia. Trump gioca sulle divisioni interne nella Ue.

La Danimarca ha deciso di disertare il Forum di Davos a seguito delle tensioni diplomatiche con l’amministrazione Trump riguardanti la Groenlandia. L’Argentina, fedelissima degli Usa, invece ci sarà.

Economia al centro del Forum di Davos

Ma Davos è soprattutto economia globale: il pessimismo degli economisti cala rispetto al 2025, ma restano tre grandi rischi, ovvero

Gli Stati Uniti appaiono più forti, trainati dagli investimenti tecnologici. L’Europa, al contrario, è l’anello debole: crescita lenta, ritardo sull’intelligenza artificiale, pressioni fiscali, costi geopolitici crescenti e gestione autolesionista del Green Deal.

In questo contesto, l’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia non è un capriccio ma parte di una strategia più ampia: ridisegnare le catene del valore, il controllo delle risorse e gli equilibri di sicurezza. Anche a costo di calpestare il diritto internazionale.

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